Il primo aprile 1251, Innocenzo IV, istituiva la diocesi di Atri. Gli atriani da diverso tempo reclamavano la sede vescovile, perché nel Medioevo, un paese, per diventare città, doveva essere diocesi. Il momento opportuno arrivò a metà del XIII sec., durante la lotta tra Guelfi e Ghibellini. Poiché gli atriani si schierarono a favore dei primi, il Pontefice ricompensò Atri con la sede vescovile. Contestualmente la cittadina diventava una sorta di libero comune, con facoltà di eleggere il podestà, purchè Guelfo.
La nuova diocesi fu affidata al Vescovo Beraldo di Penne. Si verificò pertanto l’unione “in persona Episcopi”, soluzione giuridica avviata da Papa Francesco, accorpando varie piccole diocesi italiane. Undici mesi dopo, Atri fu unita “aeque principaliter” (=perfetta uguaglianza) a Penne. I Vescovi pertanto si firmavano di Atri e Penne, se un documento veniva emanato da Atri, di Penne e Atri, se veniva emanato dal capoluogo vestino. La soluzione non fu perfettamente aritmetica, ovvero del Vescovo sei mesi ad Atri e sei a Penne, perché la città vestina rivendicò una certa preminenza, essendo sede più antica e con maggior numero di parrocchie. Se Atri aveva soltanto l’attuale comprensorio delle Terre del Cerrano, meno Roseto, Penne aveva quasi tutta l’attuale arcidiocesi di Pescara-Penne, più diverse parrocchie della Valle Siciliana.
L’elevazione a diocesi di Atri, comportò l’abbellimento e l’ampliamento della Chiesa di “Sancta Maria de Hatria”, con dignità di Cattedrale. Se c’era una disparità circa la presenza del Vescovo con preminenza di Penne, sotto il profilo artistico, Atri ha riportato la vittoria su Penne con una Cattedrale molto più celebre. L’apice della celebrità, due secoli dopo l’istituzione della diocesi, con il coro e la volta, affrescati da Andrea Delitio, il massimo pittore del tardogotico abruzzese. La Cattedrale divenne nel 1899 monumento nazionale, punto di partenza per la fondazione del primo nucleo del Museo Capitolare, nel 1912 e dell’elevazione a Basilica Minore, per interessamento del Vescovo Amilcare Battistelli, ora Servo di Dio, da parte di S. Paolo VI, nel 1964.
Con la nascita della diocesi di Atri, pure Città S. Angelo rivendicava la sede vescovile. Nella seconda metà del XV sec. fu portato avanti il tentativo di trasferire la sede di Atri nel vicino comune, ora in provincia di Pescara, complice il Vescovo Amico Bonamicizia, già Canonico della Collegiata di S. Michele. Quest’ultimo rassegnò le dimissioni e fu sepolto nella Chiesa Madre di Città S. Angelo. Fu una vittoria di Pirro, perché l’antica Angulum, dovette accontentarsi di diventare la terza città della diocesi di Atri e Penne, e il Vescovo, dopo l’ingresso nelle due Cattedrali, compiva la prima visita solenne alla Collegiata di S. Michele, mai elevata a Cattedrale, ma chiamata tale, ancora oggi, per vivo campanilismo.
Il sodalizio con Penne, durò fino al 1949, quando Pio XII, istituiva la diocesi di Penne- Pescara, con sede a Pescara, dato lo sviluppo della città dannunziana. Atri, fu unita, “aeque principaliter” a Teramo, anche perché gli atriani volevano legarsi alla città pretuziana, dove era Vescovo Gilla Vincenzo Gremigni, biografo e amico di Papa Pacelli, per lunghi anni Parroco del Sacro Cuore del Suffragio, sul Lungotevere Prati, dove son state girate alcune sequenze del film strappalacrime “L’Ultima neve di primavera” (1973).
La perfetta uguaglianza non fu rispettata neanche con Teramo, perché quest’ultima, diocesi più grande e capoluogo di provincia, rivendicava una certa preminenza nei confronti della città acquaviviana. Mons. Abele Conigli, una delle punte avanzate del Concilio Vaticano II, e Vescovo per 22 anni di Teramo e Atri, diceva che non esisteva nessuna differenza tra congiunzione e trattino, perché si sentiva e voleva esser padre di un’unica famiglia.
Con il riordinamento delle diocesi italiane, dopo il concordato tra Stato e Chiesa, con le firme di Bettino Craxi e del Card. Agostino Casaroli, Atri venne fusa con Teramo. Era il 30 settembre 1986, e forse questi cambiamenti non furono così attenzionati, perché neanche un mese dopo, S. Giovanni Paolo II, incontrava i rappresentanti di tutte le religioni del mondo, in Assisi. Paradossalmente finirono sia Teramo che Atri, perché non esiste né la diocesi di Teramo, né quella di Atri, ma Teramo- Atri. La Cattedrale, per via della fusione, ha assunto il nome di “Concattedrale”, anche se nella conversazione questa dicitura non è mai entrata nel cuore della gente. Gli atriani dicono semplicemente “Santa Maria”, perché l’Assunta è eponima della Basilica. Inoltre S. Maria è il nome di uno dei quattro quartieri di Atri, ed è il rione dove ricadono la Cattedrale e le Chiese di S. Reparata e S. Caterina (S. Agostino). La piazza antistante è chiamata “del Duomo” e per questo non ha avuto bisogno di ritocchi.
A Innocenzo IV, insigne giurista, ricordato soprattutto per la consacrazione della Basilica Superiore di S. Francesco, nel 1253, è dedicata la sala capitolare. La scritta di Papa Fieschi è visibile, nel percorso del Museo Capitolare. Il Papa ligure, originario di Lavagna o Maranola, fu legato alla diocesi di Albenga, doppiamente vincolata ad Atri, perché vi fu Vescovo anche Giovan Battista Cicada, benefattore della città acquaviviana.
I 775 anni dicono una cifra tonda, sette secoli e tre quarti, e tale ricorrenza riguarda non solo la Cattedrale di Atri, ma anche l’ex-diocesi, attuale forania, composta di 16 parrocchie. Un territorio ricco di fede e storia, di tanta religiosità popolare, e tradizioni nel corso dell’anno, frutto della presenza di una sede vescovile, con sacerdoti e confraternite, e tanti laici, costruttori di una civiltà di religione e socialità.
SANTINO VERNA