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I SOGNI SEMBRANO ESSERE L’UNICA SICUREZZA

Scritto da Antonio Cerquitelli il . - 1568 visualizzazioni

 


LINQUIETUDINE DI UN GIOVANE DAVANTI AL FUTURO

 “I SOGNI SEMBRANO ESSERE L’UNICA SICUREZZA”

 

Avere 19 anni nel 2013 non è facile. Non è facile quando si parla di futuro e prospettive di lavoro e ancor di più per chi, come me, è chiamato a una scelta significativa e fondamentale: quella dell’università.

Confesso: decidere è un turbamento che mi attanaglia continuamente, un vero salto nel buio. Spiego il motivo. Sono innamorato delle materie umanistiche, in particolar modo della letteratura e della filosofia (e probabilmente ho già strappato un sorrisino di compassione a qualche lettore). Le humanae litterae infatti non sono di “moda” nel mondo di oggi e imboccare questa strada nella crisi attuale sarebbe un po’ come “volersi scavare la fossa da soli”, sapendo già di affrontare un futuro molto incerto, con la preoccupazione di dover continuare a gravare sul portafoglio dei genitori. Abbandonare allora la scelta del cuore per seguire quella della ragione? Indubbiamente discipline come quelle scientifiche garantirebbero maggiori probabilità di impiego rispetto a quelle umanistiche. La società contemporanea infatti è interamente dedita al progresso, soprattutto in campo informatico, basti pensare agli I-Phone, computer, televisioni che invadono sempre più le nostre case. Di sicuro queste invenzioni hanno portato con sé molti benefici, riempiendo spazi vuoti della nostra esistenza ma creando contemporaneamente un effetto di dilatazione del presente, tanto che nessuno è più in grado di capire il pensiero di uomini vissuti tre, quattro o anche dieci secoli fa, né comprendere fino in fondo eventi epocali (le dimissioni di Papa Benedetto XVI), né saper pensare il futuro.

E forse allora c’è ancora bisogno della filosofia nel nostro tempo, sempre più difficile da comprendere e decifrare. È chiaro che la politica italiana nel corso degli ultimi anni ha lasciato solo il proprio popolo. Essa, che avrebbe dovuto guidare saggiamente il nostro Paese, ha fallito. Noi giovani siamo consapevoli che solo con le nostre forze potremo un giorno elevarci dalla massa informe e indistinta che è la società di oggi, per contribuire a migliorarla. Certo, considerando le grande difficoltà che caratterizzano l’intera penisola, sarà comunque un’impresa titanica. Ma sentire ogni giorno dati sulla disoccupazione, sul deficit economico, sulla perdita di lavoro, non sempre fa bene a quelli della mia età; vogliamo liberarci dal realismo esasperato. Per essere liberi di sperare.

Un giorno probabilmente gli storici diranno che siamo capitati nel tempo sbagliato, in cui gli adulti sono disillusi e impauriti, i giovani per la prima volta hanno aspettative decrescenti rispetto ai genitori. Più eroico sarebbe stato allora per noi avere 18 anni nel 1943 e partecipare alla Resistenza, più emozionante essere dentro il miracolo economico del ’50, più glorioso vivere il ’68.

Però, in un mondo pieno di incertezze, i sogni sembrano essere l’unica sicurezza. Per vivere perlomeno un futuro senza rimpianti.

Antonio Cerquitelli

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