UN TESTO PER COMPRENDERE
UN LIBRO DI DONATO DE FRANCESCO SUI VERI VALORI
UN TESTO PER COMPRENDERE L'ABRUZZO E IL MISTERO DELL'UOMO
E’ stato presentato il 3 febbraio nella Sala degli Atti Parlamentari del Senato, in Piazza della Minerva a Roma, all’ombra della Basilica magistrale domenicana dove fu canonizzato S. Vincenzo Ferreri ed esequiato Giovanni Spadolini, la recente fatica intellettuale di Donato De Francesco, alias Eliaba “Fuori dal baratro” (384 pp., 19 euro), dopo la Ia ristampa di “Così parlò zi ‘Ntonie”.
Donato De Francesco, 85 anni, originario di S. Eusanio di Sangro, paese natale dell’umanista Cesare De Titta, autore della lunga lirica “La Ripe de la Strette”, oltre a tanti altri componimenti ed esponente dell’Arcadia abruzzese tra XIX e XX secolo, è stato Sindaco del borgo natio dal 1965 al 1975. E’ stato uno degli intellettuali abruzzesi che ha contribuito a fare della RAI la maggiore azienda culturale d’Italia. Tecnico e regista dagli studi di Via De Amicis a Pescara, era una delle pietre miliari dei programmi, trasmessi in radio e sul piccolo schermo, quando si parlava di Terza Rete. Sono cambiate le diciture, come l’arredo degli studi televisivi, ma è cambiato pure lo stile di mamma RAI. Un lavoro da rivedere è la “Passione secondo Pomilio”, sulla sacra rappresentazione di Gessopalena, ispirata al “Quinto Evangelio” dello scrittore di Orsogna. Il dramma del Cristo incrocia quello dell’uomo, con il problema dell’emigrazione (attualissimo oggi) e lo scambio dell’esile valigia dell’abruzzese con la croce del Signore.
Erano gli anni di Ottaviano Giannangeli, Gigino Braccili, Giuseppe Rosato, Fernando Aurini, Emiliano Giancristofaro e Raffaele Fraticelli, il poeta degli umili, mentre le canzonette, eseguite dal coro “Camillo De Nardis” di Pescara, erano dirette dal m° Fernando D’Onofrio, consorte della speaker Margherita Del Bono.
Zi ‘Ntonie, alias Antonio Angelucci, il contadino filosofo abruzzese nato a Castel Frentano e vissuto a S. Eusanio, è diventato protagonista di un libro e di un filmato, messo su youtube, dove ha avuto una schiera di visitatori, come ha rilevato il giornalista Paolo Martocchia. La prefazione dell’ultimo libro dell’autore frentano è del Prof. Paolo De Lucia, docente di Storia della Filosofia Contemporanea e Correnti Filosofiche Contemporanee all’Università di Genova e collaboratore di Adriano Bausola, originario di Giulianova. Tra gli innumerevoli scritti, ricordiamo quelli su Rosmini e Spaventa.
La cultura contadina ha applicato sapienze millenarie alla fruttificazione di terreni e piante, nonché alla promozione della fecondità del bestiame, e ha elaborato un formidabile sapere mitopoietico per attingere alle meraviglie della natura di questo mondo, dei mondi invisibili e del divino. Così, in sintesi, la descrizione dell’opera del Prof. De Lucia.
Eliaba ha una grandissima dote: la sincerità intellettuale che nasce e si nutre con la linfa vitale della saggezza contadina. Lo ha detto Domenico Logozzo, già Capo Redattore della sede RAI di Pescara, dopo una lunga esperienza nella carta stampata, con la passione della fotografia, poi Capo Redattore centrale del TGR a Saxa Rubra. Fresco del premio “Gino Gullace” che il Dott. Logozzo ha dedicato a Maria Grazia Capulli, recentemente scomparsa, conobbe Donato De Francesco, appena arrivò a Pescara –erano i primi di maggio del 1984-, nella redazione, allora diretta dal “Barba”, il Dott. Giuseppe Mori, già Capo dell’Ufficio Stampa di Tambroni, innamorato dell’Abruzzo che scelse come terra per il coronamento nella lunga e feconda carriera nella TV di Stato. Il giornalista gioiosano lo va a trovare nella casa di campagna, dominata dalla Maiella e le conversazione avvengono vicino al caminetto.
I poveri sono al centro dell’opera di De Francesco, con il richiamo alle Beatitudini, la pagina evangelica proclamata di fresco nella liturgia domenicale. Il Signore comincia con i poveri di spirito, non intesi solamente come persone dal reddito inferiore o senza nulla in tasca, ma coloro che non sono pieni della superbia e dell’orgoglio. Si può essere ricchi anche con poche risorse, perché si è gonfi di tante cianfrusaglie e frivoli suggerimenti della moda.
E proprio la sapienza contadina ha fatto da sfondo alla presentazione nella città eterna. La festa di S. Biagio, agganciata alla Candelora, momento penitenziale e festoso allo stesso tempo, ponte tra il Natale e la Pasqua, con l’offerta di Gesù Bambino nel tempio, preludio di quella sulla Croce. Oltre al valore metereognostico, la festa del protettore della gola e dei cardatori, in ricordo del pettine uncinato con cui il Vescovo di Sebaste fu torturato, secondo la tradizione, era la celebrazione dello scambio dei taralli, zuccherati o all’anice, tra i fidanzati. Una sorta di S. Valentino anticipato, quando la festa del 14 febbraio ancora esisteva nel mondo commerciale.
Un libro per comprendere l’Abruzzo, riflettere e comprendere il mistero dell’uomo, con l’intramontabile Donato De Francesco che ha fatto la storia della regione nel secolo breve.
SANTINO VERNA
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