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UMBERTO SACRIPANTE A 15 ANNI...

Scritto da Santino Verna il . - 366 visualizzazioni

UMBERTO SACRIPANTE A 15 ANNI DALLA DIPARTITA.

HA CANTATO FINO ALL’ULTIMO RESPIRO,LASCIANDO
ALLA CITTA’ IL CALDO RICORDO DELLA SUA UMANITA’
E DELLA GIOIA DELLA FRATERNITA’

Ricordiamo Umberto Sacripante, vigile urbano e cantore, a 15 anni dalla nascita al Cielo. Era nato il 27 ottobre 1921, e giovanissimo aveva cominciato a cantare. Dotato di ottima voce baritonale, Umberto prese il timone della rappresentazione del S. Antonio Abate, interpretando per una vita, nel mese di gennaio, il Santo del deserto, molto venerato in Abruzzo. Ad Atri, Umberto subentrò ad Angelo Maria Iezzoni e interpretò le versioni di Antonio Di Jorio, composte prima dell’ultima guerra mondiale, per le famiglie aristocratiche della città ducale.

Aveva sposato Teresa Spezialetti e hanno avuto tre figli, Rita, Piero e Paolo. Per tanti anni ha abitato sulla strada provinciale per Pineto, ad un tiro di schioppo dalla villa comunale.

Umberto fu autorevole componente della schola-cantorum “S. Francesco” ed era solista nel “Cantico delle Creature”, con testo del Santo Poverello e musica di P. Domenico Stella. Viene cantato soprattutto nella festa di S. Francesco, ma anche in altre occasioni. La voce era amalgamata a quella degli altri cantori che costituivano una versione ampliata di “Amici miei” in salsa atriana. L’amico Antonino Anello, operante nella rappresentazione del S. Antonio nella parte del diavolo, ha immortalato Umberto in diverse poesie in vernacolo, come “Lu sugne” dove una celebrazione esequiale si trasforma in un battibaleno nella visita di un Cardinale nella Cattedrale di Atri. Umberto è presente in un momento della liturgia e l’aspetto fisico e mimico lo rende simile, nella considerazione di un partecipante, all’abate Faria. Altra poesia dove è presente Umberto, “Na jurnate de meravije”, quando la schola era in trasferta a Pettorano sul Gizio, nella festa dei SS. Benigno e Margherita. Umberto, ad un certo punto del pranzo, doveva interpretare il S. Antonio e aveva espletato il travestimento, ma mancava il diavolo. Arriva il tenore Arturo Modestini e con un mascheramento soft, diventa la spalla di Umberto in quella rimpatriata nell’Aquilano.

Umberto è stato anche socio fondatore del coro “A. Di Jorio”, dopo aver cantato nelle altre formazioni folkloristiche della città dei calanchi. Mezzo secolo fa debuttava alla presenza del Maestro di Atessa, e ancora una volta con il S. Antonio. Con il coro ha cantato in piazze e teatri d’Italia e d’Europa, fino alla spaccatura nel 1987, quando i giovani rimasero nel “Di Jorio” e i cantori di più esperienza, con nuove leve, rifondarono il coro “S. Francesco”, associato all’Academia Baptistiana.

Organizzatore della sfilata dei carri trainati dai buoi, Umberto, con Nino D’Alessio, Massimo Spezialetti e Antonio Manco, ha animato la kermesse più sentita dell’estate atriana, quando i riti della Porta Santa ancora riprendevano vigore in Cattedrale. La professione di vigile urbano, esercitata fino al pensionamento nel 1979, gli aveva consentito di conoscere a menadito tutte le contrade del vasto territorio comunale.

In occasione di pranzi e cene, Umberto cantava sempre, chiedendo assoluto silenzio ai commensali. Eseguiva vecchie canzoni, sempre con attenzione e professionalità. L’esibizione clou era la manifestazione “Poesie e serenate”, nata nel 1993 e trasformata nel 1998 in “Serata sotto le stelle”. Umberto era il cantante più atteso e ancora una volta gli era accanto Antonino Anello, questa volta con la declamazione di qualche poesia in dialetto, dove richiedeva l’intervento del pubblico.

Profondamente religioso, Umberto era legato alla Chiesa della Cona, dove animava le liturgie, anche se in contemporanea c’era qualche evento in centro storico. Con Arturo Modestini all’organo, eseguiva i canti sacri e, ovviamente, è stato sempre presente al pellegrinaggio a piedi, la mattina del 2 luglio, dalla Chiesa di S. Gabriele al piccolo Santuario della Madonna delle Grazie. Ma era pure legato alla Chiesa di S. Spirito, oggi Santuario Diocesano di S. Rita, dove partecipava, con i compagni cantori della prima ora, alle celebrazioni del mese dei defunti.

Ha cantato fino all’ultimo respiro, l’indimenticabile Umberto, lasciando al figlio Paolo l’eredità del S. Antonio che continua nel segno dell’antica tradizione. E alla città ha lasciato un inossidabile ricordo, colmo di valori umani e cristiani, dove rifulge la gioia dell’amicizia, coltivata e cementata anche attraverso innumerevoli rimpatriate, dove Umberto è stato protagonista con discrezione, signorilità e affetto.

SANTINO VERNA

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