SAN GIROLAMO PRESENTE
NON SOLO CURIOSITA', MA ARTE E FEDE
SAN GIROLAMO PRESENTE IN TRE LUOGHI DI ATRI
Il 30 settembre la Chiesa, festeggia S. Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa, filologo e traduttore, originario di Stridone (Dalmazia), insigne collaboratore di Papa Damaso, poi trapiantato in Terra Santa dove concluse la giornata terrena nel 430. A Girolamo si ispirarono diverse famiglie religiose. Furono detti “Girolamini” gli Oratoriani di S. Filippo Neri, perché nel 1586 cominciarono a dimorare presso la chiesa romana di S. Girolamo della Carità, in Via Monserrato, dove ad un tiro di schioppo incontri un concentrato di religiosità (ma questo è tipico della città eterna): S. Caterina della Rota, S. Tommaso di Canterbury, S. Maria di Monserrato e poco più verso S. Pietro, S. Lucia e S. Filippino.
Il più celebre dipinto di S. Girolamo in Atri, è nel coro della Cattedrale, in una delle quattro vele degli Evangelisti in conversazione con i Dottori della Chiesa latina. Il pittore marsicano, con la solerte guida degli Agostiniani, dispose i Santi nella stessa soluzione della Basilica Superiore di Assisi, segnata 19 anni fa, proprio nell’imminenza della festa di S. Girolamo, dal sisma. Delitio conosceva Assisi, perché parte della formazione era avvenuta a Norcia, con gli Sparapane. Lo ribadì nel 1999, Corrado Fratini, museologo, docente di Storia dell’Arte Medioevale all’Università degli Studi di Perugia e protagonista del progetto dell’inventario sistematico del materiale ligneo tra Umbria e Marche. Nel XV secolo i rapporti tra Atri e l’Umbria erano fiorenti, perché la regione di S. Francesco era attraversata dai mercanti toscani che
S. Girolamo è vestito in abito cardinalizio, con il galero e la veste rossa, per la preziosa collaborazione offerta al Papa e alla Chiesa. Tra il IV e il V secolo, non esistevano ancora i Cardinali, la cui dizione indica l’incardinazione in una chiesa romana. Prerogativa rimasta ancora oggi, con l’assegnazione di un titolo nell’Urbe e la presa di possesso del porporato alcuni giorni dopo l’imposizione della berretta. E’ messo in relazione con S. Matteo, e la vela è uno dei dipinti più famosi di tutta l’opera di Andrea Delitio.
L’altro dipinto atriano, più modesto, risalente al XVI secolo, è a S. Nicola, nella navata sinistra. Ma nella versione di penitente, con la lunga barba bianca e la veste povera. E’ rappresentato con il leone, simbolo della fortezza del carattere. Sul re della foresta fu ricavata la leggenda secondo cui, nel deserto, un leone era stato ferito da una spina. Il dottore dalmata la estrasse dalla zampa, e la fiera non solo non lo divorò, ma divenne suo amico. La spiegazione più semplice è il ritiro nel deserto, dove gli asceti riconquistavano l’innocenza prima del peccato di Adamo, quando gli uomini vivevano pacificamente con le fiere. E anche Gesù quando fu tentato dal diavolo, viveva con gli animali feroci.
Se vogliamo vi è pure una spiegazione geografica. Il leone è simbolo di Venezia, regina dell’Adriatico, essendo attributo di S. Marco Evangelista (per l’incipit del Vangelo, con la voce che grida nel deserto), e i veneziani furono soprannominati “piantaleoni”, perché innalzavano le bandiere della Serenissima nei territori conquistati. Da qui la maschera della Commedia dell’Arte di Pantalone, non il nome del martire anargiro, venerato anche a Lanciano, ma appunto il tipico veneziano, purificato dall’aspetto intemperante, per divenire un papà premuroso e serio.
S. Girolamo veniva dal territorio della Serenissima, dirimpettaio del porto di Cerrano, dove arrivò la pietra d’Istria che assieme a quella di Bisenti, servì per costruire il massimo monumento di Atri, la Cattedrale di S. Maria. E felice coincidenza, Girolamo Antonelli, nel XVI secolo, fu uno degli ultimi protagonisti della storia antica del porto di Atri. Lui con altri tre soci, aveva diritto di pesca e approdo alla foce del torrente Cerrano, idealmente tra Pineto e Silvi, perché accontenta entrambi i comuni (il primo ha la torre, il secondo il torrente che la denomina).
Il nome di Girolamo Antonelli è tornato all’attenzione il 20 aprile 2012 quando si è tenuto il convegno sul porto di Cerrano, all’auditorium “S. Agostino” di Atri, con la solerte guida di Adriano De Ascentiis, e la relazione, tra gli altri, dell’archeologa Prof.ssa Oliva Menozzi.
La chiesa di S. Leonardo, demolita nel 1953, aveva una Sacra Conversazione con S. Girolamo, di Girolamo Cenatiempo (XVIII sec.) raffigurante la Santa Famiglia con il dottore di Stridone, S. Ignazio di Loyola e S. Orsola. Ora è custodita nel Museo Capitolare. Il nome Girolamo non è diffuso in Atri, più o meno come quello di Rodolfo.
SANTINO VERNA
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