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PUBBLICA RESPONSABILITA’

Scritto da Gabriella Savini il . - 144 visualizzazioni

PUBBLICA RESPONSABILITA’

Il sussurro della settimana è stato suggerito da Gianfranco Ursino, giornalista del Sole 24 ore, che nel suo editoriale del 21 giugno analizza i dati del 2025 del Sos (segnalazioni di operazioni sospette) giunte all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, evidenziando un aumento del’11,5% rispetto all’anno precedente.

L’analisi dei dati rivela però che le segnalazioni provenienti dalle Pubbliche Amministrazioni hanno registrato una ulteriore marcata riduzione (-58,8%, da 1.264 nel 2024 a 521 nel 2025) e rappresentano solo lo 0,3% del totale. Ursino attribuisce le mancate segnalazioni alla mancata responsabilità dei singoli dipendenti perché allo stato attuale sono ascritte alle Amministrazioni come ente. 

Il punto è che nelle Pubbliche Amministrazioni le segnalazioni sono crollate, proprio dove dovrebbe funzionare da sensore naturale: nei passaggi amministrativi in cui transitano autorizzazioni, concessioni, appalti, pagamenti, rapporti con imprese e fornitori, gestione di fondi pubblici.

L’operato del dipendente pubblico è fissato nella Costituzione, Art. 28, con una regola chiara: la responsabilità non è mai anonima.

Il dipendente risponde penalmente, civilmente e amministrativamente degli atti commessi violando i diritti dei cittadini. Il cittadino danneggiato può chiedere il risarcimento direttamente allo Stato o all'ente pubblico coinvolto. Se lo Stato paga per l'errore del dipendente, si rivale su quest'ultimo se c'è dolo o colpa grave. Il dipendente pubblico risponde, quindi, in prima persona dei propri errori.

Il Testo Unico del Pubblico Impiego D. Lgs 165/2001 organizza concretamente il lavoro pubblico e definisce le conseguenze in caso di illeciti. L'articolo 55 stabilisce che la violazione dei doveri d'ufficio comporta sanzioni graduate, dal rimprovero fino al licenziamento. Infine, il Codice di Comportamento DPR 62/2013 fissa le regole etiche e di condotta fondamentali per prevenire la corruzione e garantire l'imparzialità. Il testo impone i principi di integrità, correttezza, buona fede e trasparenza nell'azione quotidiana. Il dipendente ha l'obbligo di astensione in caso di decisioni che coinvolgano interessi personali o di parenti. È vietato accettare regali o altre utilità che superino il valore modico di 150 euro.

Ho lavorato per anni in Pubblica Amministrazione, Comune di Bracciano, prima come tecnico amministrativo e poi come docente ed ho sempre sentito la responsabilità di rappresentare un ente. Dietro ogni pratica edilizia, ogni delibera e ogni lezione, ci sono i cittadini che pagano le tasse e ripongono fiducia nello Stato. Ho sempre creduto che l'onestà di un impiegato pubblico non si misuri solo sull'assenza di illeciti, ma sulla cura quotidiana che mette nel proprio lavoro. Essere onesti significa essere trasparenti, non accettare scorciatoie e trattare ogni utente con la stessa dignità, sapendo che in quel momento, per quella persona, la Repubblica Italiana siamo noi. La responsabilità costituzionale rappresenta un forte stimolo etico, il dovere morale di restituire valore al territorio, onorando la divisa invisibile che un servitore dello Stato indossa ogni giorno.

Il forte senso dello Stato mi è stato trasmesso anche dai vari dirigenti e capi ufficio con cui ho avuto modo di lavorare. Nella Pubblica Amministrazione i dirigenti dei vari settori sono coloro che traducono il programma del politico in progetto concreto. Rappresenta il fulcro del principio di separazione tra politica e amministrazione, introdotto nel nostro ordinamento dagli anni '90 e consolidato nel già citato Testo Unico del Pubblico Impiego (D.Lgs. 165/2001).

Il politico definisce gli obiettivi strategici, decide cosa fare e assegna le risorse (organo di indirizzo); il dirigente (organo di gestione) ha l'esclusiva responsabilità di attuare quegli obiettivi, decide come farlo in modo tecnico, economico e legale, trasformando l'idea politica in atti concreti, bandi, contratti e cantieri. La legge prevede questa separazione per garantire efficienza e competenza tecnica, imparzialità e legalità e continuità dello Stato, perché il politico è eletto dal popolo e cambia, mentre la struttura amministrativa è selezionata per concorso ed è stabile.

Perché i dipendenti pubblici hanno smesso di segnalare? Mi piacerebbe molto credere che sia dovuto alla mancanza di casi da attenzionare, ma la cronaca prosegue a segnalare frodi o illeciti ai danni dello Stato. Così come non mancano le segnalazioni di Comuni in dissesto finanziario, ma a chi va attribuita la responsabilità dei debiti di un Comune in debito? Al politico o al dirigente?

Il dirigente risponde del debito se questo deriva da una cattiva gestione tecnica o contabile nell'attuazione dei progetti. Nonostante il politico si occupi solo di indirizzo, può essere ritenuto responsabile se le sue scelte scavalcano la corretta programmazione finanziaria

Quando l'accumulo di debiti porta il Comune al dissesto finanziario (il fallimento dell'ente), la Corte dei conti avvia un'indagine per identificare i responsabili materiali.

Ecco, prima di arrivare a far fallire un ente, possibile che la parte amministrativa non senta la responsabilità di denunciare illeciti?

Il crollo delle segnalazioni è una ferita aperta nel cuore delle nostre istituzioni. Se la macchina pubblica smette di fare da "sensore naturale" contro l'illegalità proprio nei passaggi chiave di appalti, concessioni e gestione dei fondi, significa che si sta smarrendo la consapevolezza del proprio ruolo.

La tutela del bene pubblico richiede: coraggio per superare l’omertà burocratica, onestà intellettuale per vincere l’indifferenza che spinge a girarsi dall'altra parte. Senza mai dimenticare che un dipendente pubblico, agli occhi del cittadino, è “la Repubblica Italiana”.

Gabriella Savini

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