LECTOR IN STREGA

Il sussurro di questa settimana è la condivisione di un ricordo d’infanzia, la credenza di nonna con tre bottiglie colorate: una bianca all’anice, una rossa alla cocciniglia, una gialla allo zafferano. Adoravo quei liquori, i loro profumi e il modo in cui nonna li utilizzava per bagnare le torte, soprattutto la pizza dolce, d’obbligo per il mio compleanno.
Erano, per me, filtri magici di felicità. Oggi so dare un nome a quella magia: Sambuca Molinari, Alchermes, Liquore Strega. In verità il nome del filtro giallo l’ho scoperto a scuola. Ero in seconda o forse in terza media, non ricordo con precisione, mentre ricordo vividamente l’ardore della Prof.ssa Maria Celeste Ronda nel presentarmi Natalia Ginzburg e il suo Lessico famigliare.
Il primo incontro in assoluto con il Premio Strega che aveva il nome, la forma, il colore di uno dei filtri fonte di felicità di nonna. Fu amore a prima vista, una celebrazione per il mio compleanno (il premio viene assegnato nei primi giorni di luglio), coronato da un regalo inaspettato: l’incontro, nello stesso periodo, con Giorgio Bassani di cui avevo appena letto Il giardino dei Finzi-Contini. Ne conservo l’autografo in una delle mie scatole dei ricordi. In quegli anni, grazie alla passione di una donna minuta nel fisico ma titanica nella conoscenza, si definì in me l’amore per la lettura, nacque l’interesse per il Premio Strega e l’inclinazione a collezionare incontri con firma copia degli autori.
Amore che “ancor non m'abbandona” e che mi impegno a trasmettere perché, come Rodari, anche io
“Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.”
Nella sua Grammatica della fantasia Rodari sottolinea come la lettura non debba essere un privilegio per pochi intellettuali o accademici, ma strumento di libertà, per sviluppare il pensiero critico ed offrire a chiunque i mezzi espressivi per riscattarsi e difendere i propri diritti.
Secondo l’Osservatorio AIE sulla lettura il 76% degli italiani tra i 15 e i 74 anni, quasi 34 milioni, ha letto (o ascoltato) un libro - almeno in parte - negli ultimi dodici mesi, un numero in aumento del 4% rispetto al 2024. Un dato non entusiasmante se confrontato con quello dei paesi europei.
Il punto è che non si può obbligare alla lettura, ma solo invitare. Rodari trascrive i nove modi che portano il bambino a odiare la lettura, la lettura è spazio di libertà, non tempo libero da occupare, per comprendere questo passaggio è necessario che ognuno scelga liberamente come stare in rapporto con la lettura. Quella con il libro è uno spazio di relazione personale. Secondo Pennac il lettore ha tutto il diritto di non leggere, di saltare le pagine, di non finire il libro. È il decalogo contenuto nel Come un romanzo, in cui Pennac invita a riscoprire il piacere puro della lettura slegandola dagli obblighi scolastici o accademici.
Riuscire ad abitare lo spazio relazionale del libro sprigiona il potere della lettura sul cervello e sulla memoria collettiva (cfr. Eco).
Il Premio Strega si può definire a pieno titolo una forma di memoria collettiva degli italiani. Fin dalla sua fondazione nel 1947 (Maria Bellonci) non è stato un semplice concorso letterario, ma un vero e proprio specchio della storia, dei costumi e delle evoluzioni sociali del Paese. L’obiettivo era di riunire gli intellettuali per contribuire alla rinascita culturale della nazione dopo il fascismo. L'albo d'oro del premio funziona come un grande archivio culturale in cui l'identità italiana si è riconosciuta e ridefinita anno dopo anno. Il primo vincitore con Tempo di uccidere fu Ennio Flaiano (1947), salì sul palco turbato e dichiarando: “Ogni successo, in fondo, è un malinteso”.
L’ottantesima edizione, 2026, è stata vinta da Michele Mari con I convitati di pietra, “Ha vinto il mio romanzo, non io. Mi dissocio da me stesso” ha dichiarato a La Stampa, smorzando l’entusiasmo sulla vittoria personale e rimanendo fedele al suo stile schivo, ironico e intellettualmente provocatorio.
Ha vinto il libro più bello? È come con il Festival di SanRemo, non vince mai la canzone che ci piace veramente, ma la canzone che vince comunque piace. Nei concorsi si parla sempre di vittorie annunciate, di accordi tra le parti, ma io sono una semplice lettrice, appassionata e dall’indole romantica che ama credere che, in un mondo in cui il cancro della corruzione infesta tutto, ci sia ancora qualcuno disposto a non vedere il proprio voto/pensiero. Ricordate: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito... perché la lettura è un'immortalità all'indietro." (Eco).
Gabriella Savini
