La paresi della vergogna

La paresi della vergogna
«Ogni vita umana è una benedizione, nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla».
Con queste parole Papa Leone XIV si rivolge alle vittime di tratta nel suo intervento al porto di Arguineguin. durante la visita a Gran Canaria.
Continua, senza sosta, la catechesi del Santo Padre sulla difesa della vita umana, dove ogni esistenza è un valore assoluto non quantificabile. Una teologia della vita che considera inviolabile la dignità personale e rifiuta di valutare l’essere umano in base alla sua produttività. La riflessione della settimana parte da Gran Canaria per estendersi oltre tutti i confini del mondo, sussurrandovi storie di donne “comprate, vendute, usate e scartate”.
La storia di Jennifer, raccontata da Save the Children, inizia quando decide di partire con il fratello verso l’Europa, aiutati da un amico del padre. Durante il viaggio lei viene rapita e il fratello ucciso nel tentativo di liberarla. Inizia il suo incubo, viene sottoposta ad un rito voodoo e abusata dall’amico del padre. È stata costretta a dichiararsi maggiorenne e moglie dell’uomo una volta arrivati in Italia. Lo sfruttamento inizia dopo la fuga dalla struttura in cui era stata inserita con il suo sfruttatore, giorni di terrore, fino a quando ha trovato la forza e il coraggio di chiedere aiuto. Fuoriuscire dal sistema della tratta è difficile ma non impossibile.
Ci spostiamo in Afghanistan, dove le donne vivono una terribile e dolorosa realtà che la giornalista freelance Barbara Schiavulli, fondatrice di Radio Bullets racconta in “Burqa Queen”, libro in cui narra la storia di Layla, sposa giovanissima data in moglie ad un uomo con il doppio dei suoi anni; Faruz, ex poliziotta privata del diritto di lavorare; Farida, giovane ragazza madre ex insegnante che riesce a trovare il coraggio per la propria salvezza e per quella di tutte le donne viste come madri, sorelle o amiche.
La storia di Samiun è raccontata da ActionAid. Samiun vive in Bangladesh ed è stata costretta a sposarsi quando aveva 12 anni. Ha provato a scappare da questo destino, due volte, senza ricevere accoglienza e supporto. È stata invece subito riportata nella casa di suo marito. In seguito, è rimasta incinta due volte. Oggi Samiun ha 20 anni, due figli e grazie ai progetti ActionAid ha riconquistato la sua indipendenza.
Queste testimonianze arrivano nelle nostre case il tempo di una commiserazione e ne escono velocemente sfrattate dalla frenesia quotidiana. Dovrebbero, invece, fermarsi nella mente come immagini di sopruso, sfruttamento e annullamento della dignità umana.
Il punto è che, assuefatti da noi stessi, sprofondiamo in un sonno che blocca la coscienza, ci fa perdere di sensibilità e ci inibisce al dolore. È l’anestesia dell’anima! L’insensibilità verso la violazione della dignità propria e altrui! La paresi del senso della vergogna a comportamenti sociali che la civilizzazione avrebbe dovuto eliminare. Si sono estinti i dinosauri mentre la clava ha piegato il tempo superando ogni barriera spazio-temporale. In Parlamento Europeo si applaude al risultato del voto sul rimpatrio. Ridefinire gli spazi e i confini, chiudersi alla cura e all’accoglienza in nome di un nazionalismo che tenta di riabilitare o diffondere ideologie basate su suprematismo, antisemitismo e autoritarismo. La “cultura dei muri” che alimenta paura e solitudine, sgretola il rispetto degli altri, genera dialoghi non costruttivi, che allontana dalla promozione di una società fraterna dove tutti possono dare il meglio di sé. I diritti non hanno frontiere, comprenderlo significa essere Cristiani che desiderano concretamente il bene dell’altro (FT). “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. Gv 13,35.
Gabriella Savini
