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ITALO DI FEBO A 50 ANNI DALLA DIPARTITA

Scritto da Santino Verna il . - 45 visualizzazioni

Un protagonista delle attività imprenditoriali di Atri

Ricordiamo il patron dell’industria di bibite di Atri, Italo Di Febo, nel mezzo secolo della dipartita. Atriano quanto il cognome, era nato il 12 agosto 1896 da Massimo e Carmela Di Ridolfi. La mamma gestiva una delle tante osterie del centro, dove l’attività era abbinata alla vendita di piatti di Castelli. La cantina era in Piazza Duomo, dove il figlio Massimo, negli anni ’70, gestiva “La Campana d’Oro”.

Italo cominciava l’impresa di famiglia lungo Vico Sacco, all’ombra della torre di S. Maria. Disponendo del camion, spesso, la domenica, perché di sabato si lavorava, portava diversi atriani al Santuario di S. Gabriele. Grazie a Italo, ad Atri arrivò la birra, ben presto alter ego del vino, consumato per allietare tutti i pasti festivi.

Era conosciuto, insieme alla famiglia, con il soprannome “Lu squatrone”, nel verace atriano “Lu squatrene”, perché un antenato, durante una licenza militare, si era vantato di aver lavorato in uno squadrone, reparto scelto e specializzato, del re di Napoli. Italo sposò Maria Mizii ed ebbero sette figli, sei maschi e una femmina, vale a dire Massimo, Gildo, Bernardo detto Dino, Antonio, Giorgio, Franco e Carmelina, tutti nati tra il 1931 e il 1946.

Giorgio scelse la vita religiosa e divenne frate minore conventuale. La vocazione, nata all’ombra della Chiesa di S. Francesco, a due passi da casa, dove intanto si era allargata l’industria delle bibite, lo condusse alla professione religiosa e al sacerdozio. Ordinato nella Chiesa di S. Antonio a Pescara, celebrava la prima Messa, proprio in S. Francesco, con l’animazione dell’omonima schola-cantorum, formata da valorosi coristi. La celebrazione fu registrata dal cugino Pino Perfetti, instancabile animatore della sezione “Italia Nostra” di Atri, con il commento di Giovanni Verna e l’intervento di Costanzo Marcone. L’audiocassetta fu conservata per lungo tempo nell’archivio di Pino e riproposta, in occasione della Messa d’oro, di P. Giorgio.

All’industria di Italo, fu dedicata una canzonetta, con testo del Prof. Giuseppino Mincione e musica del M° Antonio Di Jorio. Il padre della canzone abruzzese, musicista poliedrico, era amico di Italo e il figlio Massimo, nel 1974, volle rinverdire la tradizione canora atriana, con la fondazione del coro folkloristico, insolitamente intitolata ad un maestro ancora vivente. Massimo è stato il primo Presidente del coro “A. Di Jorio”, una delle migliori compagini folkloristiche italiane, formata allora da 60 elementi, quasi tutti giovani, con la riproposta delle più belle canzoni abruzzesi d’autore.

Italo venne prematuramente a mancare il 9 giugno 1976. L’industria fu portata avanti con sapienza, pragmaticità e lena, dai figli. Con il trasferimento dello stabile da Via S. Chiara a Sambuceto, il centro storico di Atri ha perso uno dei simboli dell’industriosità dei suoi figli. La famiglia Di Febo ha organizzato per diversi anni la festa della birra, nella zona industriale di Sambuceto, per conoscere meglio la nordica bevanda con piena cittadinanza nel mondo mediterraneo. La festa di aprile 2005, viene ricordata, perché durante una serata della kermesse, le campane annunciavano la fumata bianca per l’elezione del Papa. La sera del 19 aprile veniva eletto Benedetto XVI.

Una pagina a Italo Di Febo, fu dedicata dal Prof. Pino Zanni Ulisse, in “Atrinbreve”, agile guida della città degli Acquaviva, dove erano ricordati tutti i figli illustri. Con la revisione dell’odonomastica cittadina, è stata intitolata una via ad Italo, fuori dal centro, ma sempre nella Atri che tanto amò e dalla quale fu tanto amato.

SANTINO VERNA

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