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IPSO FACTO

Scritto da Gabriella Savini il . - 238 visualizzazioni

IPSO FACTO

È arrivata l’estate con la sua naturale predisposizione alla spensieratezza: il caldo, il mare e la voglia di vacanza. 

Dopo giorni bollenti, finalmente è arrivata la pioggia a rinfrescare l’aria. Ma poi è arrivata la scomunica e dei vescovi lefevriani e il clima è tornato rovente, almeno in Vaticano. Dunque, il sussurro della settimana avrebbe potuto approfondire la questione scisma, ma la tv mette in scena la spettacolarizzazione della decadenza della relazione sentimentale e dunque cedo alla tentazione di sussurrarvi di Temptation Island. E se le due cose fossero in qualche modo collegate? 

Temptation Island, programma trash di Mediaset, mette in scena la crisi e la spettacolarizzazione delle relazioni contemporanee, mercifica l’intimità e offre uno spaccato crudo degli stereotipi di genere.

È l’amore liquido di Bauman: legami fragili e il costante timore di perdere possibilità alternative.

In Temtation Island queste situazioni sono portate all’estremo, la stabilità della coppia diventa esperimento compresso in un format riconoscibile, standardizzando, di fatto, i sentimenti. Il partner, invece, viene continuamente misurato con alternative più seducenti e idealizzate. Alla coppia è vietato comunicare, ma possono guardarsi attraverso immagini montate dalla produzione che inevitabilmente rimandano ad una realtà alterata. Quella che emerge è una narrazione incentrata sulla gelosia, sul controllo del corpo, sulla svalutazione del lavoro o delle aspirazioni altrui. Vengono quindi presentati ruoli di genere fortemente stereotipati e arcaici impregnati di iper-sessualizzazione.

Se state pensando che il successo di un programma simile derivi da un vuoto culturale, vi state sbagliando! Gli antropologi sono concordi nell’affermare che guardare il tradimento e il fallimento relazionale altrui funge da regolatore sociale, i drammi altrui ridimensionano le proprie insicurezze sentimentali.

Temptation Island riflette la deregolamentazione dell’individuo assuefatto dall’iperspettacolo, che ha perso i riferimenti tradizionale e polverizzato l’autorità.

È esattamente in questo punto, nella crisi della modernità, che lo scisma lefevriano rivela una profonda analogia strutturale con TI, dove il dogmatismo diventa il modo per difendersi dal caos sociale.

Il punto è che entrambi i fenomeni affrontano l’instabilità affettiva e istituzionale, collocandosi, tuttavia, ai due poli opposti della società. In TI le relazioni di coppia perdono i confini sacri e sono guidate dal consumo immediato. A questo vuoto di valori, la Fraternità San Pio X risponde con una radicale separazione dalla Chiesa Cattolica, che sembra invece aprirsi alla modernità, attraverso la rigidità dottrinale. Per mantenere la propria identità, ogni sistema sociale ha bisogno di stabilire dei confini, il falò di confronto, momento d’incontro in TI, è il tribunale laico della coppia che si separa ufficialmente davanti alle telecamere, allontanando il partner che ha rotto il patto con il suo tradimento.

Allo stesso modo la Chiesa, attraverso la scomunica, corrispettivo istituzionale del falò, per proteggere la compattezza e la stabilità, esclude la minoranza ribelle.

In entrambi i casi assistiamo alla spettacolarizzazione del dolore causato da una divisione che genera tifoserie e trasforma tutto in contenuto da consumare. Il consumo: l’arena che annulla la distanza tra sacro e profano. Temtation Island e lo scisma della Fraternità San Pio X sono i due estremi di un’unica dinamica. Il falò brucia i sentimenti, la scomunica scioglie i dogmi, ma il risultato è identico. Cambiano i giudici, cambiano i codici, ma lo spettacolo della separazione riscuote più successo della lenta e impegnativa cura dei legami.

Gabriella Savini

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