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IL GIARDINO ODESCALCHI AD ATRI

Scritto da Santino Verna il . - 189 visualizzazioni

IL GIARDINO ODESCALCHI AD ATRI

 

Rivive la storia di un Vescovo che ha lasciato la sua impronta nella nostra città

Dopo un lavoro ricco di cura e dedizione, il giardino dell’Episcopio di Atri, ha un eponimo: Paolo Odescalchi. Lo spazio verde segue i lavori di altri due giardini intramurali, da poco ripristinati, il “Nicola e Luigi Sorricchio” (alias giardino ducale), tra Palazzo Acquaviva e Palazzo Sorricchio, grazie all’intraprendenza di Piero Pavone e quello di Palazzo De Albentiis- De Galitiis- Tascini, all’ombra della torre della Cattedrale, sede del Museo Archeologico e del Museo Didattico degli Strumenti Musicali Medioevali e Rinascimentali, con il lavoro degli studenti dell’indirizzo agrario, coordinati dai docenti.

Il giardino del palazzo vescovile, le cui foto sono visibili sulla pagina fb di Don Giuseppe Bonomo, Arciprete della Cattedrale, prende nome dal Vescovo di Atri e Penne, restauratore dell’Episcopio e promotore della villa comunale, anch’essa oggetto di restauro e riqualificazione, dove volle frutteto, oliveto e vigneto, affrontando dispute con il duca Acquaviva e i Minori Osservanti, poi trasferiti nel vicino colle S. Antonio, dove curavano l’omonima Chiesa. Al posto degli Osservanti, subentrarono i Cappuccini con la Chiesa di S. Leonardo, rimasta attiva fino al 1953, quando venne demolita. I Cappuccini sono tuttora presenti nell’odonomastica popolare.

Paolo Odescalchi, originario di Como, era nato nel 1525. Apparteneva ad una famiglia aristocratica e fu avviato alla carriera ecclesiastica, ricevendo tardi, come la prassi di una volta, l’ordinazione sacerdotale. Conseguì la laurea in “utroque iure”, e svolse un’importante azione pastorale a Sondrio, da sempre legata a Como. Strinse forte legame con l’appena nata Compagnia di Gesù e tale amicizia, lo legò in seguito alla città di Atri, per via del Preposito Generale P. Claudio Acquaviva, nato nel palazzo ducale, come il nipote, di soli sette anni più giovane, il Beato Rodolfo, missionario e martire nelle Indie. La missione diplomatica lo portò nelle Marche e nel Regno delle Due Sicilie. Ebbe relazioni epistolari con S. Carlo, legato all’Abruzzo per la cura dell’Abbazia di Casanova. Ad Atri l’immagine del Santo Arcivescovo di Milano, è nella tela dell’altare Arlini, all’ingresso sinistro della Cattedrale. La presenza in quella sacra conversazione non è casuale, perché gli Arlini erano originari di Pallanza, in diocesi di Novara, la stessa di S. Carlo, nativo di Arona, anche se protesa verso Milano.

Mons. Odescalchi, nel 1568 fu eletto Vescovo di Atri e Penne, subentrando a Mons. Giacomo Guidi, originario di Volterra. Convocò il sinodo ad Atri e dovette subire il rimprovero dei pennesi, perché la città vestina rivendicava la precedenza sulla città degli Acquaviva. Era il problema di sempre, perché quando fu eretta la sede vescovile di Atri nel 1251, fu subito unita con clausola della perfetta uguaglianza a Penne. L’uguaglianza non fu mai aritmetica, perché i sei mesi da trascorrere in Atri, non furono sempre rispettati. Penne era diocesi più antica e aveva territorio più vasto, mentre Atri si estendeva da Nord a Sud, dal Vomano alla Piomba. L’opera maggiore del Vescovo Odescalchi fu l’Episcopio, dirimpetto al fianco meridionale della Cattedrale, dove campeggia il suo stemma in pietra, oltre a quello del Vescovo “pro tempore”. Lo stabile è annesso all’ex- Seminario, nella seconda metà del XIX sec., uno dei centri culturali più importanti d’Abruzzo, soprattutto con il rettorato di Don Lino Romani, zio del letterato Fedele.

Mons. Odescalchi nel 1572 lasciò la diocesi di Atri e Penne, e fu inserito nelle attività diplomatiche a servizio del Papa. Si è incerti sulla data della dipartita, alcuni parlano del 1585, altri del 1593. Ma la data più accreditata è la prima, come conferma una lapide, nella Chiesa dove fu tumulato, S. Girolamo della Carità, a due passi da Campo de Fiori, vicino a S. Maria di Monserrato, la Chiesa nazionale degli Spagnoli. S. Girolamo tornò fortemente all’attenzione, alla fine del Concilio, quando ne divenne Parroco, il Card. Giulio Bevilacqua, padre spirituale di Papa Montini. S. Paolo VI non lo dispensò dall’episcopato, pur non essendo giovanissimo, e lo lasciò a Brescia, per continuare il servizio pastorale nella periferia urbana e nella Chiesa della Pace. Gli fu assegnata S. Girolamo, nel ricordo di S. Filippo Neri.

Il giardino “Odescalchi” rimane nella memoria di tanti atriani, un tempo ragazzi, quando erano chierichetti della Cattedrale. Al termine di alcune celebrazioni, erano invitati dal Vescovo, per un piccolo rinfresco nello spazio verde, dominato dalla torre campanaria del Duomo, presto, con la facciata dotata di sorprendente e molto curata illuminazione. L’ultimo fu il Servo di Dio Amilcare Battistelli, perché successivamente, Teramo divenne a tutti gli effetti, residenza abituale del Vescovo, anche se il successore degli Apostoli veniva e continua a venire, tante volte nella città dei calanchi, per le liturgie in Cattedrale, dalle Clarisse e in altre Chiese, e per gli atriani, quelli autentici, è sempre motivo di gioia e fierezza cittadina.

SANTINO VERNA

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