IL BEATO RODOLFO:

POCO PRESENTE NELLE TRADIZIONI ATRIANE.
l Beato Rodolfo Acquaviva, missionario e martire gesuita, la cui festa è il 27 luglio, non è mai entrato pienamente nel “mare magnum” delle tradizioni cittadine, pur essendo uno dei figli più illustri della città dei calanchi.
Nato nel palazzo ducale di Atri nel 1550 (lo stesso anno in cui nasceva a Bucchianico, S. Camillo) e martirizzato a Goa nel 1583, la beatificazione, insieme ad altri compagni, avvenne nel 1893, per opera di Leone XIII. Dopo la beatificazione non vi fu mai un’annuale festa popolare, come avviene ad esempio a Salle, con il Beato Roberto, festeggiato il 18 luglio. Il Beato di Salle, è indirettamente legato ad Atri, in quanto discepolo di S. Pietro Celestino e confratello di Francesco Ronci, tornato all’attenzione nel dicembre 2023, quando è stata apposta l’epigrafe sulla facciata della casa, dove secondo la tradizione nacque nel 1223. Fino al 1951 quella casa, ora del Dottor Carmine Cellinese, fu abitata dalla famiglia Ronci.
Il Beato Rodolfo fu sempre ricordato in Cattedrale, inizialmente con il prelievo dell’anta lignea intagliata di Carlo Riccioni, ora al Museo, sottolineata dal fiocco rosso del martirio. Il ricordo in Cattedrale è motivato dall’altare di patronato Acquaviva d’Aragona, ora in controfacciata, dedicato a Maria Santissima e a Sant’Anna, e di conseguenza a San Gioachino, nonni di Gesù, anche se a quel tempo il nonno di Gesù, era festeggiato in data differente, ovvero la domenica dopo l’Assunzione.
Altre Chiese atriane hanno il ricordo del Beato Rodolfo, in misura minore rispetto alla Cattedrale. S. Andrea era la Chiesa della Compagnia di Gesù, S. Chiara dove c’era la primitiva dimora degli Acquaviva e S. Liberatore, nel cui attiguo ospizio, comunicante attraverso la cantoria demolita con la trasformazione in Chiesa votiva dei caduti, luogo della vocazione di Rodolfo. Ma tutte le Chiese atriane sono virtualmente legate al Beato Rodolfo, perché Atri fu sotto il dominio degli Acquaviva per tutto il Rinascimento.
Attualmente, anche per interessamento di Antonio Assogna, grande studioso del Beato e di tanta storia atriana, insieme alle tradizioni, è coeponimo della Cappella dell’ospedale, nel nuovo plesso del nosocomio, entrato in funzione nel 1979. Gli altri titolari sono S. Camillo, patrono degli ammalati e degli operatori sanitari (le Suore Ancelle dell’Incarnazione, di ispirazione camilliana, fondate dal camilliano P. Primo Fiocchi, operarono instancabilmente e con sconfinata dedizione all’ospedale dal 1955 al 2003) e S. Giuseppe Moscati, il medico beneventano, figlio spirituale della Compagnia di Gesù, operante a Napoli, legata agli Acquaviva e ai Gesuiti, la cui Provincia religiosa partenopea era, un tempo, la più importante nel mondo intero.
Pochi, tuttavia, sono gli atriani con il nome Rodolfo. Un Rodolfo era presente nell’opera letteraria “Il Beato Nicola” di Pino Zanni Ulisse, insigne studioso. Anche se il protagonista era un Beato di tradizione popolare, paradossalmente più venerato di Rodolfo, perché la rimozione del coperchio frontale del sarcofago fu per tanto tempo, abbinato alla Porta Santa. Rodolfo è presente in un componimento in vernacolo di Antonino Anello, “Atre nostre”, declamata nel 2002, in “Serata sotto le stelle”, dove il poliedrico artista è stato presente fino agli ultimi anni di vita. Senza dimenticare l’oratorio del Prof. Giuseppino Mincione, con la musica del Prof. Antonio Piovano. A questo aggiungiamo l’inno popolare, come esistono quelli di S. Rita e S. Reparata.
In questi ultimi tempi il Beato Rodolfo è solennemente tornato nel calendario atriano, anche con celebrazioni al di fuori della data liturgica. Forse non molto funzionale, per il caldo estivo, e la gente in vacanza. Ma anche attraverso le tradizioni popolari e semplici riti della gente, la canonizzazione più diventare più vicina.
SANTINO VERNA
