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GIOVANNI ANTONELLI RICORDATO A 30 ANNI DALLA DIPARTITA

Scritto da Santino Verna il . - 26 visualizzazioni

Orefice, flautista, protagonista, paziente e solare, della musica d’arte

Nel trentennale della dipartita, il Maestro Giovanni Antonelli, sarà ricordato, sabato 24 ottobre, antica festa di San Raffaele, nel Santuario Diocesano di S. Rita ad Atri, con una S. Messa, animata dal coro “A. Di Jorio”, diretto dal M° Prof. Comm. Concezio Leonzi. Al termine della celebrazione, il Prof. Leonzi ricorderà brevemente il musicista atriano e avverrà il dono, da parte della famiglia Antonelli, del flauto di Giovanni all’archivio-museo “A. Di Jorio”.

Giovanni Antonelli, nato in Atri nel 1909 da Tommaso e Carolina Marcone, era originario di Castilenti. Sin da ragazzo coltivò la passione musicale e divenne celeberrimo flautista. Fu allievo del M° Antonio Di Jorio, giunto in Atri nel 1922 e suonò in diverse bande musicali, richiesto dalle migliori formazioni, per la padronanza dello strumento e la competenza. Orologiaio e orefice di professione, in inverno si dedicava maggiormente alla bottega artigiana, in estate girava città e paesi con la banda, sottoponendosi ad enormi sacrifici. Questo fu ricordato in una poesia del figlio Tommaso, entrata nell’antologia “Da stu core”, presentata nel 2022, un anno prima della sua prematura scomparsa.

Giovanni sposò Annunziata Faenza ed ebbero tre figli: Gian Carlo, Rita e Tommaso. Il Prof. Gian Carlo, giornalista con la passione del teatro, fu docente di lettere all’ITC “A. Zoli”, Rita, impiegata comunale e il Prof. Tommaso, con lo stesso nome del nonno sacrista della Cattedrale, docente di economia sempre ad Atri, instancabile dirigente e animatore delle ACLI, e presidente del coro “A. Di Jorio” dove era pure presentatore e cantore.

Giovanni Antonelli fu intervistato, il 5 dicembre 1989, da Monica Leofreddi, per “Uno mattina”, in quell’edizione con Piero Badaloni e Livia Azzariti, nel Chiostro della Cattedrale, per parlare della banda, storica istituzione atriana, proseguita in quegli anni con gli allievi del doposcuola popolare, diretti dal M° Glauco Marcone. Alcuni cimeli di Giovanni erano stati donati qualche anno prima, alla Mostra delle Tradizioni Popolari presso l’ex-OMNI (dove attualmente sorge la nuova scuola), alla vigilia della trasformazione in Museo Etnografico, in Largo Raffaele Tini, diretto da Ettore Cicconi. La sezione musicale del Museo mette in rilievo la banda, perché non sono solamente il flauto e l’ottavino del Maestro Antonelli, ma uno sgargiante microcosmo di personaggi, aneddoti e ricorrenze, in vari luoghi d’Italia.

Giovanni veniva intervistato da Franco Farias, venuto a mancare tre mesi e mezzo dopo Tommaso, per la ricostruzione della storia delle bande abruzzesi. Giovanni era in prima fila a tutti gli appuntamenti musicali e canori nella città dei calanchi, nelle varie Chiese o al Teatro Comunale. La bottega artigiana, dove ha lavorato fin quasi all’ultimo respiro, era in un locale terraneo dell’Episcopio, dirimpetto al fianco Sud della Cattedrale. Era stata ripresa con Giovanni all’opera, munito di tutti gli strumenti, con proverbiale pazienza, da un documentario eseguito professionalmente, promosso dall’allora Centro Servizi Culturali, poi Azienda di Promozione Culturale, diretta dal Dott. Vito Nicola Petrelli.

Giovanni era profondamente religioso e partecipava, ogni domenica, alla Messa in Cattedrale. Sempre elegante e compito, lo ricordo con i penetranti occhi azzurri e la carnagione diafana. Negli ultimi tempi si serviva del bastone, come il fratello Giuseppe (di undici anni più piccolo), insigne scultore. Il ricordo del trentennale di Giovanni Antonelli nel Santuario di S. Rita, sottolinea il nesso tra la Chiesa della Santa degli impossibili e la musica, soprattutto bandistica. L’annuale festa, organizzata dal fratello Eugenio, è stata sempre rinomata per l’intervento delle migliori formazioni baresi e salentine. Tanti abruzzesi giungono alla festa, anche per ascoltare buona musica. E la musica d’arte è uno dei migliori ingredienti della vita atriana, dove il Maestro Giovanni Antonelli è stato un protagonista, discreto e generoso, paziente e solare, accanto a tanti altri artisti, ora sorridenti dal Cielo.

SANTINO VERNA

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