FRAMMENTI DI STORIA E DI MEMORIA
FRAMMENTI DI STORIA E DI MEMORIA:
IL MUSEO CAPITOLARE DI ATRI
L’albo dei visitatori, dal 1907 al 1960, ci racconta le visite
di illustri personaggi che, con le loro firme, hanno lasciato una
traccia preziosa della loro presenza nella nostra città.
Il 29 settembre 2012 nella Cattedrale di S. Maria Assunta si tenne un Convegno celebrativo del centenario dell’istituzione del Museo Capitolare di Atri.
Si parla di istituzione, piuttosto che di inaugurazione, sia perché mancano documenti che accertino l’ufficialità di uno specifico evento iniziale, sia perché, come spiegava nella sua relazione introduttiva al Convegno l’allora direttore del Museo don Giuseppe Di Filippo, gli unici elementi certi a riguardo sono forniti dal primo registro dei visitatori conservato nell’Archivio Capitolare. Nella circostanza, don Giuseppe chiarì di averlo consultato per ottemperare ad una richiesta rivoltagli dall’Associazione Pio XI, tendente ad accertare in qualche modo la visita “nel nostro Archivio” del futuro pontefice, mons. Achille Ratti, all’epoca in cui aveva operato nella Biblioteca Ambrosiana.
La ricerca non produsse il riscontro della firma illustre, ma ebbe comunque il pregio di rinvenire una data, 11 marzo 1912, in cui l’Ispettore della Regia Sovrintendenza ai monumenti, Antonio Muñoz, certificava con la sua presenza, debitamente firmata insieme al sindaco Luigi Vinditti, all’assessore Giuseppe Forcella e al can. Raffaele Tini archivista, l’inizio per deliberazione del Ministro della Pubblica Istruzione dell’opera del Museo della Cattedrale col trasporto degli oggetti d’arte delle Chiese di S. Pietro e dei Cappuccini.
In realtà, come anni dopo precisato dal successivo direttore del Museo, Filippo Lanci, quella data certificava solo una fase di un processo già avviato probabilmente a fine Ottocento, quando nella Sacrestia al tempo addossata alla facciata posteriore della Cattedrale (le foto di Domenico Zincani conservate in Archivio Capitolare risalgono a metà Novecento, alla vigilia dei lavori di trasformazione che avrebbero coinvolto l’intero complesso Cattedrale-Museo-Chiostro-Cisterna romana) il canonico Raffaele Tini recuperò gli antichi Codici manoscritti e il fondo diplomatico, composto da pergamene e documenti cartacei, oltre a preziose opere d’arte e suppellettili liturgiche.
Per l’impulso decisivo verso la creazione di un Museo dedicato al “tesoro della Cattedrale” bisogna però attendere il 1907, grazie alla fondamentale visita del direttore delle Antichità e Belle Arti Corrado Ricci. Non a caso il primo registro delle firme a cui si riferiva don Giuseppe Di Filippo, “Albo dei visitatori della Chiesa Cattedrale di Atri”, parte da 1907 e la pagina iniziale reca proprio la firma, in data 27 maggio, di Corrado Ricci che scriveva “ammirando e sperando di poter giovare alle bellezze artistiche di Atri”. Nel suo intervento nel Convegno Atri e la sua Cattedrale prima degli Acquaviva, Atri, Auditorium di S. Agostino, 11 maggio 2013, la studiosa Margherita Tabanelli cita integralmente l’articolo dell’Araldo abruzzese del 1 giugno 1907 che documenta quella visita, con le numerose personalità intervenute, dalla moglie di Ricci Elisa e la cognata Léo Bruxelles a Primo Levi (l’Italico della Tribuna), Alessandro Bacchiani del Giornale d’Italia, il Ludovico Pagliaghi autore delle porte di bronzo del Duomo di Milano, il giudice Vincenzo Balzano e poi Giuseppe Gatti, Dante Viviani, Felice Barnabei, Raffaele Celommi e altri ancora, tutti presenti con le loro firme nella prima pagina del registro.
Nella relazione al Convegno del 2012, mai pubblicata, don Giuseppe Di Filippo precisa che la sistemazione degli ambienti per il Museo avvenne gradualmente, utilizzando dapprima alcuni locali preesistenti che davano sul giardino dove attualmente sorge l’ala nord del Chiostro superiore, che a quei tempi non esisteva, e gli armadi del Coro interno, dove rimasero esposti i pezzi più importanti. In seguito furono abbattute le celle dei canonici, già abitate dai benedettini cistercensi e trasformate in un unico locale attrezzato con bacheche in legno e vetro. Alcuni codici ed incunaboli furono esposti dentro mobili in noce appositamente costruiti dall’artista locale Renato Tini nell’anno 1931.
Dagli studi di Filippo Lanci si ricava inoltre che già prima del 1912 fossero cominciati i lavori di adattamento del Chiostro. La data dell’11 marzo 1912 rappresenterebbe dunque una tappa evolutiva, poiché dal collegamento pressoché esclusivo con le opere della Cattedrale si passava alla funzione di contenitore dell’arte, essenzialmente religiosa, dell’intera città (col trasporto degli oggetti d’arte delle Chiese di S. Pietro e dei Cappuccini). Le operazioni di allestimento si sarebbero poi arrestate nel periodo bellico, per riprendere negli anni Cinquanta, fino alla ricostituzione esterna dell’aspetto originario del Chiostro, divenuto definitivamente la sede sia del Museo che dell’Archivio e della Biblioteca di proprietà del Capitolo.
VISITE IMPORTANTI
L’albo dei visitatori inaugurato nel 1907, proseguendo sino al 1960, attesta comunque una regolarità di visite non interrotta né dagli interventi allestitivi del Museo (la pausa, obbligata, ci sarà solo dal 1960 al 1965) né dagli sconvolgimenti storici della prima metà del Novecento. Nello stesso 1907 figurano tra i visitatori lo scrittore Ugo Ojetti e l’avv. Alberto Nicola Angelini, futuro donatore al Museo di preziose maioliche castellane, e firme illustri risultano talora corredate da frasi e dediche particolari. Ad esempio, nel 1923 Vincenzo Rosati, lo studioso che a fine Ottocento aveva partecipato agli scavi nelle due necropoli di Atri e in altri territori vicini, scriveva di rivedere con il cuore palpitante di gioventù questo monumento che vent’anni or sono fu in ogni parte interrogato da me.
Quindi, il 26 maggio 1924 il Cardinale Luigi Sincero, venuto in Abruzzo quale delegato pontificio in un Congresso Eucaristico e personalmente invitato da papa Pio XI a visitare la Cattedrale e il Museo di Atri, al termine firma il registro ammirando le bellezze di Atri e augurando che l’Italia sia sempre più conosciuta, ammirata, amata. Sempre nel 1924 Antonio Di Iorio apponeva la sua firma dopo aver riportato un rigo musicale e Luigi Illuminati, dichiaratosi in latino Aloysius Illuminati, dedicava dei versi, pure in latino, agli amici Domenico Tinozzi e Domenico Rossetti, in coda ad una visita nel giorno del loro onomastico.
Non mancarono a seguire le autorità politiche, sia nel ventennio fascista, come il Ministro dell’educazione nazionale F. Ercole (23-9-1934), sia in epoca successiva (es., il Prefetto di Teramo nel 1947). Il 10 novembre 1949 visitava il Museo mons. Gilla Vincenzo Gremigni, vescovo della diocesi di Atri e Teramo, appena nata dopo la separazione da lui stesso promossa dei territori della antichissima diocesi di Atri e Penne, istituita a metà Duecento.
Come accennato, la frequentazione del Museo sarebbe durata senza interruzione fino al 1960, e il primo “storico” registro delle firme si chiude proprio alla vigilia dei lavori di ristrutturazione dell’intero complesso monumentale che fa capo alla Cattedrale di Atri. Omettendo qui la menzione degli interventi interni nella Basilica, don Giuseppe Di Filippo nel 2012 così riepilogava:
si procedette … al riordino totale del Museo: furono abbattuti i grossi ambienti della Sagrestia e del Coro interno per mettere in evidenza la facciata posteriore della Cattedrale [con l’atrio d’ingresso alla Cisterna romana]. Fu poi abbattuta tutta l’ala nord del complesso monastico e ricostruita l’ala nord del Chiostro superiore con a ridosso, al piano terra, i locali per la Biblioteca Capitolare e, al piano rialzato, quelli per il Museo.
Il secondo registro delle firme viene inaugurato il 6 gennaio 1965, in occasione della riapertura. La prima pagina reca le firme di tutti i Canonici che all’epoca componevano il Capitolo della Concattedrale di Atri e di altri collaboratori, tra cui il sacrestano Gaetano Cervone (Nanucce), mentre il 5 settembre chi scrive, all’età di 10 anni, aveva il primo approccio della sua vita col Museo.
Alberto Varani

È l’inizio del primo libro di firme “Albo dei visitatori della Chiesa Cattedrale di Atri”: precisazione necessaria in quanto nel 1907 il Museo Capitolare, pur non ancora istituito e quindi non citabile direttamente, era già in corso di progettazione da fine Ottocento su iniziativa del can. Raffaele Tini. Decisiva fu nel 1907 la visita di Corrado Ricci, direttore generale delle Antichità e Belle Arti, e di lì il primo passo ufficiale nel 1912. Il libro prosegue fino al 1960, registrando firme di visitatori sia alla Cattedrale che al Museo ogni anno, anche durante i periodi dei conflitti bellici.
Pagina iniziale dell’Albo dei visitatori. Si riconoscono, fra le altre, le firme prestigiose di Corrado Ricci, Felice Barnabei e Raffaele Celommi.

Altri visitatori illustri nel 1907, tra cui lo scrittore Ugo Ojetti e l’avv. Alberto Nicola Angelini, futuro donatore al Museo di preziose maioliche castellane.
Firma di Antonio Muñoz, Ispettore della Regia Sovrintendenza ai monumenti, nel giorno in cui, per deliberazione del Ministro della Pubblica Istruzione, si inizia l’opera del Museo della Cattedrale col trasporto degli oggetti d’arte dalle Chiese di S. Pietro e dei Cappuccini: Atri, 11 marzo 1912.

Così l’archeologo Vincenzo Rosati immortala la sua visita: “Rivedo con il cuore palpitante di gioventù questo monumento che vent’anni or sono fu in ogni parte interrogato da me a indice … di quanto amavo l’arte e la storia …”.

Visita del cardinale Luigi Sincero col vescovo di Penne e Atri Mons. Carlo Pensa.
Firma “musicale” di Antonio Di Iorio.

Luigi Illuminati (Aloisius Illuminati) celebra la sua visita con versi in latino dedicati agli amici Domenico Tinozzi e Domenico Rossetti.

Visita del Ministro dell’Educazione Nazionale F. Ercole.

Il Prefetto di Teramo e altri visitatori magnificano le bellezze di Atri.

Visita di Mons. Gilla Vincenzo Gremigni, primo Vescovo della neonata diocesi di Teramo – Atri, sorta dopo la scissione di quella di Atri – Penne istituita a metà Duecento.

Pagina conclusiva del primo Albo dei visitatori alla vigilia della chiusura del Museo per i lavori di ristrutturazione previsti per l’intero complesso monumentale della Cattedrale.

Nella pagina iniziale del secondo libro firme, a partire dal 1965 dopo l’ultimazione dei lavori di ristrutturazione, figurano le firme dei Canonici del Capitolo della Concattedrale di Atri.

Primo approccio alle bellezze del Museo di un futuro collaboratore a lungo termine, Alberto Varani.
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Museo Capitolare
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Sacrestia
- Ringraziamo Alberto Varani per il suo prezioso contributo e la sua passione per il nostro Museo, sempre disponibili a pubblicare le sue ricerche storiche e culturali.
