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ENZO BIANCHI: UN TESTIMONE DELLA FEDE E IL LEGAME CON L’ABRUZZO

Scritto da Santino Verna il . - 50 visualizzazioni

ENZO BIANCHI: UN TESTIMONE DELLA FEDE E IL LEGAME CON L’ABRUZZO

All’Ospedale “Le Molinette” di Torino, ha concluso prematuramente la giornata terrena, Enzo Bianchi, già Priore della comunità di Bose. Sorella morte ha bussato alla sua porta in un giorno importante per il mondo monastico, perché si ricorda S. Egidio Abate, uno dei testimoni della fede più popolari del Medioevo.

Enzo Bianchi era nato a Castel Boglione (AL) nel 1943, da famiglia povera. Il papà si adattava a vari lavori e la mamma ebbe molti problemi nel partorirlo. Volle portare avanti la gravidanza in tutto e per tutto, e morì quando Enzo aveva otto anni. Molto portato per gli studi, con sacrifici ottenne enormi risultati scolastici e accademici, aiutato da concittadini generosi. Imparò il russo per poter leggere e analizzare, nella lingua originale, gli scritti di Dostoevsky.

Aderente all’AC, il suo sogno era l’impegno politico. I maestri spirituali gli dissero che tanti erano i filosofi in politica e occorrevano gli economisti. Per questo si trasferì a Torino, per studiare economia e commercio. Erano gli anni ferventi del Concilio Vaticano II e la città subalpina si preparava a vivere un intenso capitolo ecclesiale, con la nomina, voluta direttamente da S. Paolo VI, del Card. Michele Pellegrino, segnalato da Mons. Franco Costa, ai vertici dell’AC, cugino di Sandro Pertini.

L’Arcivescovo originario di Roata Chiusani gli disse più volte se voleva diventare sacerdote, ma Enzo volle rimanere laico, come i monaci dei primi secoli, come Francesco d’Assisi e forse come Benedetto da Norcia, del quale non sappiamo se fu sacerdote o rimase laico. Negli anni ’60 Enzo Bianchi visse l’esperienza in Francia, accanto all’Abbè Pierre, per comprendere il mondo degli ultimi e degli esclusi.

Uno dei frutti del Concilio fu la comunità di Bose, nei pressi di Biella, la diocesi delle radici di S. Pier Giorgio Frassati e di S. Carlo Acutis, entrambi canonizzati lo scorso anno da Papa Leone. Bose è una comunità che coniuga preghiera e lavoro, con l’Eucarestia celebrata solo due volte alla settimana, domenica giorno del Signore, giovedì, giorno ebdomadario dell’istituzione del Sacramento dei Sacramenti. Tanti cristiani o di altre religioni, giovani e meno giovani, sono passati per Bose, alla ricerca del Signore.

La comunità è stata replicata in altri luoghi. Ad Assisi i monaci hanno avuto la Chiesa di S. Masseo, di forti memorie francescane, meta del pellegrino non frettoloso della città ai piedi del Subasio. Particolarmente sentiti i Primi Vespri delle Domeniche di Quaresima, quando, frati, formandi, suore e laici, scendono in questa Chiesa per pregare insieme ai monaci. La lettura del Vangelo è immediatamente seguita dalla spiegazione, di circa mezz’ora, ascoltata tutta d’un fiato. L’altra comunità è Ostuni, città bianca all’ingresso del Salento.

Nel 2017 Papa Francesco ha chiesto ad Enzo Bianchi di lasciare Bose. Per il priore è stato momento di forte sofferenza, ma non ha abbandonato il mondo monastico. Ha fondato un’altra comunità, nei pressi di Ivrea. Bianchi era ormai conosciuto anche al di fuori dei confini ecclesiali, per le partecipazioni televisive, convegni, conferenze e l’intervento su riviste e giornali. Non dobbiamo confonderlo con il quasi omonimo Don Enzo Bianco, salesiano, molto impegnato nei mass-media, secondo una parte del carisma di Don Bosco, commentatore di Vangeli domenicali e festivi. Don Enzo Bianchi è senz’altro meno famoso di Enzo Bianchi, molto legato al rinnovamento conciliare.

La sua figura ricorda Carlo Carretto, anche lui non sacerdote, esponente di spicco di AC, fondatore della comunità di Spello, nell’antico Convento di S. Girolamo. Con l’ex-priore di Bose, Carretto condivide le origini piemontesi, terra fortemente segnata dall’anticlericalismo e dall’influenza francese, ma ribaltata cattolicamente con la missione dei Santi sociali da Don Bosco al Cottolengo, da Don Orione al Cafasso, dal meno conosciuto Clemente Marchisio a San Giuseppe Allamano, canonizzato da Papa Francesco, promotore della giornata missionaria mondiale.

Enzo Bianchi è stato diverse volte in Abruzzo, su invito dell’Arcivescovo di Pescara-Penne, Mons. Tommaso Valentinetti, già Presidente di Pax Christi, per conferenze e incontri. Anche il luogo dove Enzo Bianchi ha incontrato il popolo di Dio è simbolico, la Chiesa dello Spirito Santo, in pieno centro, eretta proprio nel corso del Concilio. Una Chiesa senza grossi fronzoli artistici, appariscente nella modernità, dove si cominciò a celebrare annualmente la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, con il concorso di tutti i movimenti e le associazioni dell’arcidiocesi. Enzo Bianchi è stato pure alla Tendopoli di S. Gabriele e i giovani di allora, oggi con qualche anno in più, lo ricordano con commozione e affetto.

SANTINO VERNA

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