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DUE RICORRENZE PER LA FESTA DI SANTA RITA AD ATRI

La festa di S. Rita ad Atri ricorda due cifre tonde, una universale, l’altra locale, ovvero i125 anni della canonizzazione della Santa degli impossibili e i 150 anni dell’abbellimento dell’allora Chiesa di S. Spirito, attuale Santuario Diocesano di Santa Rita.
La Santa fu canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII. Papa Pecci l’aveva definita “perla preziosa dell’Umbria”, e il medesimo Pontefice, l’anno seguente concesse alla Chiesa di S. Spirito in Atri, il breve dell’indulgenza, su richiesta dell’allora Vescovo di Atri e Penne, Mons. Giuseppe Morticelli. L’indulgenza nota come “Perdonanza leoniana” parte dalla vigilia di S. Rita all’ultimo giorno dell’ottavario, il 29 maggio. L’abbellimento di S. Rita, come si evince dalla lapide sulla controfacciata, a sinistra del portal maggiore, riguardò l’interno della non grande Chiesa e la costruzione del cappellone di S. Rita, dove tuttora è custodito il simulacro (pronto per la festa), sormontato dal baldacchino, la cui fisionomia riecheggia la bara del Cristo giacente. Infatti fino al 1935 il Cristo morto, collocato sulla bara, coperta dalla pregevole coltre nera, usciva da S. Spirito, e prima del rientro, era salutato tre volte dall’Addolorata.
Il restauro di S. Rita fu opera della Congrega del Suffragio, presente in S. Spirito (come scritto sulla facciata) e legata all’Ufficio dei defunti. Il Priore del tempo era Antonino Gatti, appartenente ad una facoltosa famiglia atriana, dolorosamente segnato dalla dipartita del figlio Michele, molto versato nelle discipline scientifiche. Il Priore Gatti commissionò una Messa in musica al M° Tobia Perfetti, docente di musica in Brasile, tornato recentemente all’attenzione dei concittadini grazie al Prof. Concezio Leonzi e al Prof. Massimo Spezialetti, con il suggerimento del nipote Pino Perfetti.
L’abbellimento di S. Spirito comportò la costruzione del campanile a vela, a sinistra della facciata. Oltre a segnalare le celebrazioni liturgiche, da qualche anno, le campane scandiscono le ore e i quarti, con interruzione notturna. Senza dimenticare, l’ora d’agonia, ogni giorno alle 3 del pomeriggio, in ricordo della morte di Nostro Signore in croce, per la nostra salvezza. I colpi sono 33 come gli anni del Signore in terra.
SANTINO VERNA
