DIARIO CINESE di Gabriella Savini

L’incarico è di documentare il viaggio per trarne un reportage per indialogo. Mi sembra cosa assai difficile considerando il mio digiuno in fatto di reportage, quello che posso fare è raccontare questi giorni cinesi, dalla progettazione del viaggio al suo concretizzarsi.

GIORNO 1
Siamo in volo su Ankara in questo momento. La passeggera 34J, che sarei io, sta occupando il posto della passeggera 34 G, per permetterle di stare accanto a suo figlio. Quindi la non me, al mio posto, è pronta per la notte, ha con sé dei gonfiabili che rendono il suo viaggio, e il mio perché ha ricambiato la gentilezza del posto con un gonfiabile, super confortevole, permettendoci di allungare le gambe. Abbiamo avuto il privilegio di avere assegnati i posti di confine con la bussines class e abbiamo davanti lo spazio che ci permette di stenderci con comodità.
Dunque, questo viaggio è iniziato, almeno per me, a novembre del 2025, quando, in occasione del compleanno di Dorina, don Guido mi informa del suo progetto di viaggio: la Cina e il Tibet per il suo cinquantesimo anno di ordinazione sacerdotale. Una vita. La mia. Sì perché il 2026 è stato l’anno dei miei cinquanta ed è stata l’occasione per realizzare un sogno: accompagnare don Guido in uno dei suoi viaggi. Ricordo quando, prima di ogni partenza, passava in parrocchia a salutare il suo caro confratello don Paolo. A noi spettava accompagnarlo con la preghiera e attendere la realizzazione del presepe per il racconto della sua esperienza.
È il caso di dire che ho scelto il compagno di viaggio, avrei accolto qualsiasi proposta e certamente non avrei mai immaginato una metà così lontana, sarà che la mia lista dei desideri cerca sempre di non uscire dalla confort zone.
La Cina non è una terra che si improvvisa, è un viaggio da programmare con molta cura ed inizia prima della partenza. Documenti da preparare, app da scaricare, esim da acquistare, carte per il wallet. Insomma, quando l’aereo atterra in Asia devi essere pronto per starci.
Ecco, queste sono le premesse. Il resto, attendo di stupirmi. Ho volutamente evitato i travel blog, si rischia di fare indigestione di informazioni, ho ripassato la storia di un popolo antico, questo si, ma astinenza assoluta dai video che ti portano dentro le cose altrui. Voglio vedere con i miei occhi, stupirmi con il mio intelletto e dar respiro spirituale all’anima. Disponiamo del Mondo in un clic, potremmo farne il giro dal salotto di casa in 80 minuti, povero Verne! Ma nulla sostituisce l’emozione della presenza e la fatica dell’esserci, ogni partenza comporta una uscita, non solo di casa, anche da sé stessi. Il viaggio è movimento, è adattamento, è necessario. Allora si impara a stare al passo del gruppo, a pensare insieme, a fare a meno del superfluo. Il gruppo: 11 in programma e 10 alla partenza, quasi sconosciuti per me, ci lega l’amicizia con don Guido.
Ho già scritto su indialogo del viaggio e dei bagagli che portiamo dietro, delle aspettative che inseriamo nelle valigie rendendole pesanti. Ho cercato di essere più pratica possibile, eppure, non sono riuscita a rinunciare al pc, all’acqua e ad un numero esagerato di libri!
Non sono cose indispensabili, ma rendono più confortevole il viaggio.
Ora non ho chiaro le modalità e i tempi con cui usufruirete di questi racconti, per il momento essere arrivata alla fine della pagina mi sembra una gran cosa. Il mio orologio segna le 16.12, fuori è buio e il bambino piange perché non riesce a dormire.
GIORNO n.2
Il giorno n.2 è un giorno n.1 lunghissimo, che ci porta dritti a passeggio per gli hutong di Pechino. L’incontro con una megalopoli che conta 20 milioni di abitanti è straordinariamente impattante, colpisce la moltitudine in movimento accompagnata dal non rumore dei veicoli elettrici. Ovunque, tra bici e piccole motorette che invadono marciapiedi, vicoli, strade, senza nessun apparente senso logico e senza nessun tipo di vincolo del codice stradale.
La passeggiata tra gli hutong apre alle case basse, alle botteghe artigiane e alle locande. Va ricordato che nel XX secolo, per fare spazio allo sviluppo urbano, molti hutong sono stati demoliti.
La cena ci porta sul lago Shichahai, che incanta con le sue mille luci ed i pungenti profumi dei cibi.
La prima sosta per uno chuanr, uno spiedino gigante di carne di pecora, ricorda il nostro arrosticino, in una versione extralarge e dal sapore di pecora molto più forte.
La cucina cinese mi piace molto, ma qui l’intenso odore di spezie confonde i sensi e impregna tutto o quasi di un unico sapore! Abbiamo imparato a dire no spices per difendere stomaco e intestino, a volte con risultati deludenti. Ma la cultura e la conoscenza di un popolo passano anche attraverso il cibo, di cui bisogna fare esperienza, per questo mi sono fatta coraggio ed ho assaggiato anche i grilli fritti, (sapore simile ai gamberetti!). È interessante notare il gran numero di ristoranti e punti di ristoro presenti lungo le strade e il basso costo del cibo.
GIORNO 3
Non credo che riuscirò a scrivere ogni giorno, perché i ritmi qui sono serrati e si arriva a tarda sera sempre stremati. Oggi l’incontro con la Grande Muraglia. Un’opera gigantesca che racconta la grandezza di un popolo nelle sue diverse epoche. Abbiamo percorso molti chilometri di questa imponente costruzione, incantati dalla natura e da un timido annuncio di foliage. Misurarsi con i gradoni è stata una sfida fisica, la prima di una lunga serie.
GIORNO 4
Ricordo il 1989 per due grandi eventi: la caduta del muro di Berlino il 9 novembre, il massacro dei manifestanti contro il governo centrale nel mese di giugno a Pechino. L’immagine del ragazzo con la camicia bianca che si posiziona davanti ad un carrarmato in piazza Tiananmen è scolpita nella memoria. Oggi sono qui, al centro di questa enorme piazza, decorata da un gigantesco vaso di fiori di carta, segno della Festa Nazionale Cinese che si festeggia il 1° ottobre. La Cina è una repubblica socialista a partito unico, una dittatura democratica popolare guidata dal Partito Comunista Cinese che combina il controllo politico autoritario con un sistema di economia di mercato socialista. Il controllo passa attraverso l’uso massiccio di telecamere, la presenza di agenti di polizia e l’uso di Alipay per pagare tutto ciò che acquisti. Ogni mio respiro, in questo paese, è stato registrato, ogni transizione economica tracciata. Devo dirlo, si mi sentivo osservata, ma anche al sicuro, cosa che non avviene per le strade delle nostre città metropolitane.
A nord della grande piazza si estende la Città Proibita con il palazzo imperiale più grande del mondo. Un tempo luogo esclusivo della famiglia imperiale, oggi spazio per chi cerca di recuperare la propria identità, si incontrano, infatti, ragazzi e ragazze in abiti d’epoca.
La giornata a Pechino si conclude con la visita al Tempio del Cielo, luogo di culto confuciano del Cielo. Ci attende il viaggio in treno verso il Tibet, ma questo è un altro racconto!
Gabriella Savini



