AUGURI A COSTANZO MARCONE PER IL NOVANTESIMO COMPLEANNO

Compie 90 anni Costanzo Marcone (nella foto secondo da sinistra), atriano doc, funzionario emerito della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Nato ad Atri il 21 luglio 1936, da Raffaele e Giuseppina Pallini, gli fu imposto il nome del patrono di Perugia, in omaggio alla nonna materna, Costanza Pavone. Costanzo è nato a Vico Mariocchi, all’ombra del Monastero di S. Chiara, anche se poco dopo la famiglia si trasferì a Vico Miglio, in quella che era l’avita dimora di Eufrata Biondi, madre di Francesco Ronci, compagno fraterno di Celestino V, Cardinale di S. Lorenzo in Damaso.
Dopo gli studi ad Atri e Pescara, e l’esperienza professionale a Potenza e a Roma, Costanzo entrò nel mondo delle biblioteche nel 1964, a Bologna, prima del trasferimento a Firenze, nel 1969. Ha conosciuto in presa diretta gli esponenti della Chiesa di convinzione, in primis Padre Ernesto Balducci e Padre Gino Ciolini, anche grazie al collega Francesco Carlomagno, poeta calabrese.
Ad Atri Costanzo era stato chierichetto di S. Francesco e serviva Messa all’altare dell’Immacolata, quando P. Francesco D’Ostilio, storico Ministro Provinciale e insigne giurista, formava un drappello di ministranti. Voce bianca della schola-cantorum “S. Francesco”, ricorda la prima Messa animata con la sua voce, all’ingresso del grande Vescovo Gilla Vincenzo Gremigni, l’8 dicembre 1949, accolto dall’allora Sindaco Comm. Avv. Santino Verna. Fu giorno di festa, con la partecipazione di Costanzo, anche per la partenza di Bertino D’Arcangelo, per il Venezuela, nazione segnata recentemente dal devastante terremoto, e da sempre poco attenzionata dai media, a dispetto degli innumerevoli problemi di povertà e conflitti.
Costanzo fu componente della GIAC e di AC, e quando il “Movimento dei Movimenti”, nell’onda del Concilio, perse lo smalto degli anni gloriosi, ne continuò lo spirito, con i compagni della prima ora. Conservò e coltivò l’amicizia con Giovanni Verna e diversi altri, con innumerevoli momenti di socializzazione e la rimpatriata annuale, inizialmente con Messa in Cattedrale e agape fraterna da “Gregorio”. Negli anni ’90 fu ampliata con pellegrinaggio a S. Gabriele o Loreto, e nel 2001 cominciarono i week-end spirituali a Camaldoli, Montecassino, Collevalenza, S. Francesco del Deserto, Spello e Montegiove. Nel 2007 era in programma l’appuntamento a Fabriano, ma non fu possibile e la tradizione fu interrotta, con la partenza per il Cielo di alcuni componenti.
Rimpatriata più informale, la visita a Firenze, con gli amici di vecchia data, dove Costanzo è profondo conoscitore, non solo per il quasi mezzo secolo vissuto all’ombra della cupola del Brunelleschi, ma per lo sconfinato amore per la storia dell’arte e tutte le cose belle, coltivati con l’amata moglie Paola Toschi, anche lei bibliotecaria, venuta prematuramente a mancare il 15 dicembre 2017.
La visita a Firenze con Costanzo non era e non è mai nello stile di turisti preoccupati più a fotografare e filmare, perché ti conduce in luoghi inediti, dove abbiamo la conferma di quanto diceva Pietro Scarpellini “la storia dell’arte è una materia ibrida”. Per questo non è mai solo la visita alle sei Basiliche monumentali della città, ma anche a Chiese convenzionalmente “minori”, come S. Michele Visdomini, la Parrocchia di Don Raffaele Bensi, guida spirituale di Don Milani o S. Maria in Campo, sfacciatamente trascurata dagli itinerari turistici colti, ma importante sotto il profilo chiesastico, in quanto con l’impraticabilità della Cattedrale della vicina Fiesole, ne divenne procattedrale e ne conservò in qualche modo la prerogativa, anche quando ridivenne funzionante la Basilica.
Innamoratissimo di Atri, Costanzo sottolinea sempre i nessi tra la città dei calanchi e Firenze. Non per nulla viene definita, con un pizzico di orgoglio, la piccola Firenze d’Abruzzo. Forse con il rimpianto di non averla sviluppata come vera cittadina d’arte. Il primo nesso è la primitiva Cattedrale con eponima S. Reparata, e un otto ottobre, Costanzo si ritrovò ad ascoltare il panegirico sulla vergine e martire di Cesarea, molto venerata in Corsica, nella liturgia presieduta da Mons. Timothy Verdon, pioniere dell’evangelizzazione attraverso l’arte. E poi le Chiese di Firenze con lo stesso nome di alcune di Atri: Santa Trinita, Santo Spirito, San Nicolò Oltrarno e i due San Jacopo, la centralissima in Oltrarno e l’altra più recente, associata alla piccola Chiesa della frazione di Atri, in festa il 25 luglio, per l’Apostolo di Compostella.
Costanzo è sempre tornato in Atri e torna ancora, non solo nelle principali feste dell’anno, richiamato dall’affetto dei genitori, cugini e parenti, a partire da Don Paolo Pallini, Canonico della Cattedrale. Era assiduo partecipante del salotto culturale di Pino Perfetti, dove erano presenti anche l’amico Giovanni Palma, da una vita residente a Bologna e Nino Bindi.
Tra i tanti personaggi conosciuti da Costanzo, ricordiamo Antonio Paolucci, Ministro per i Beni Culturali, negli anni ’90. Lo storico dell’arte urbinate sottolineava l’importanza dell’arte perché rende migliori professionisti e cittadini. Costanzo testimonia questo messaggio, attraverso il binomio Atri- Firenze, ricordato tutte le volte che tornava dal Maestro Giovanni Antonelli, omonimo del matematico autore del ripristino dello gnomone del Toscanelli in S. Maria del Fiore, con l’aulica filastrocca dove Firenze, ancora una volta, è salutata “culla dell’arte”.
SANTINO VERNA
