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ATRI: LA GRANDE NEVICATA DEL 56

Scritto da Nicola Dell'Arena il . - 1902 visualizzazioni

Sul filo della memoria...

ATRI: LA GRANDE NEVICATA DEL 56

Prima della nevicata di questi giorni, ad Atri ci sono state due grandi nevicate.  La prima nel 1956 e la seconda nel 1960. Ma la più grande dei due fu quella del 1956 per due motivi: per l’altezza che raggiunse e per la durata nel tempo.

Nel 1956 ci furono due abbondanti nevicate, la prima a febbraio e la seconda a metà marzo ma meno abbondante della prima. Nel mese di gennaio si parlava di 2,5 o 3 metri ma nessuno ha mai misurato l’altezza. Si parlava di persone che erano costrette ad uscire dalle finestre ma io non li ho visti. Sull’argomento il professore Antonio Pavone, nel suo libro, ha descritto un caso però accaduto negli anni ’30.

Mio padre diceva sempre che c’erano state altre nevicate (nel 33 e nel 29, sulle date di mio padre non posso giurare anche se aveva una forte memoria) ma questa del 56 è la più forte e tremenda. Si può affermare che la nevicata del 56 è stata la più abbondante di tutto il 1900. Un triste primato.

Ed adesso veniamo alla cronaca. Quella mattina ci siamo alzati dal letto tutti più tardi, sotto le lenzuola si stava bene con il tiepore dato da lu “predd”, il prete, la borsa d’acqua calda e “lu cutrill”, non so tradurlo. Sapevamo che nella notte aveva fatto tantissima neve. Mio padre ci aveva avvertiti “na fatt chiu d nu metr”, ne ha fatto di più di un metro.

In quegli anni Atri sapeva vivere e coesistere con la neve. Non ci  fu nessun dramma come invece sta accadendo oggi. La coesistenza era fatta da regole non scritte, ma rispettate da tutti, tramandate da secoli dai genitori ai figli. 

Si cominciava dall’estate con il preparare le provviste che nelle giornate di neve erano essenziali per non uscire da casa. La mattina appena alzati si accendeva “lu cammin”, il focolare, con la legna pronta che serviva per riscaldare casa e l’acqua per lavarsi.

Verso e 8,30 iniziai a fare la strada. Era un compito di noi ragazzi, avevo 9 anni e mezzo. Fare la strada significa togliere la neve davanti al portone della propria casa ed un pezzo al centro della via. Non si aspettava l’aiuto degli altri si cominciava subito. Armato di pala e guanti iniziai, non avevo neanche finito che un’altra tormenta si riversò e nevicò fino alle 13. Finita la tormenta rifeci la strada. La notte giù altra neve e così la mattino ci svegliammo con gli oltre 2 metri di neve.

Verso le 10 si era in attesa che passassero le squadre di spalatori per pulire il paese, come si faceva sempre in queste situazioni. Invece arrivò la notizia che le squadre non passavano perché il comune non aveva i soldi per pagarle. Allora era sindaco Domenico Iommarini. Ci organizzammo e in poco tempo via Picena, fino alla biforcazione, nella sua parte centrale era pulita. Naturalmente attaccato alle case s’erano creati mucchi di neve e ghiaccio per una altezza che superava i 3 metri.

Le squadre non passarono neanche nei giorni successivi ed i mucchi rimasero per tutta Atri per oltre 10 giorni. La stessa cosa si ripeté nella nevicata di marzo.

La neve cominciò a sciogliersi con l’arrivo del tiepido sole di gennaio. Nonostante ciò la situazione era pericolosa perché il giorno si scioglieva ma appena faceva freddo si formava una sottile lastra di ghiaccio trasparente la quale faceva scivolare che era una bellezza. Ogni tanto con la pala bisognava rompere questo ghiaccio.

Girò la voce che qualche persona anziana, scivolando per il ghiaccio s’era rotto un braccio o una gamba, come accadeva nelle normali nevicate, ma nulla di più. Un fatto lo devo raccontare, non ricordo l’anno ma quasi sicuramente in questo 1956, una notte la ruspa dovette lavorare su via Trinità e via Picena, perché un uomo doveva essere ricoverato con urgenza all’ospedale. Tutta Capo d’Atri rimase sveglia, ma io tranquillo e pacioso continuai a dormire senza sentire i richiami delle mie sorelle.

Nicola Dell’Arena

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