IL PATRONO D'ITALIA E LA NOSTRA CITTA'

LA FESTA DI S. FRANCESCO IN ATRI

La sera del 3 ottobre 1226 moriva Francesco d’Assisi. Con la canonizzazione, avvenuta neanche due anni dopo la morte, la festa fu fissata al 4 ottobre, perché nel computo medioevale, il giorno cominciava la sera precedente. Tutte le chiese dell’Ordine Serafico festeggiano il Patriarca la sera del 3 ottobre con la celebrazione del Transito.

Atri sentì presto l’eco del Santo Poverello, e nel 1240 già esisteva una comunità di frati. Ogni anno, veniva quindi festeggiato S. Francesco dai suoi figli, anche se la celebrazione difficilmente diventa sgargiante come quella di S. Antonio. Francesco non è taumaturgo, in altre parole è meno invocato per ottenere dal Signore i favori del Cielo. Ad Assisi non si fa neppure la processione per la città con il simulacro del Santo. Ai Secondi Vespri, la breve teoria esce dalla Basilica Inferiore, fa la salita e raggiunge il sagrato della Superiore, dove avviene la benedizione. La festa ha riacquistato una certa solennità, dopo il 1939, quando Pio XII dichiarò S. Francesco, patrono d’Italia.

Atri ha partecipato spiritualmente alla festa del patrono d’Italia con la presenza di qualche atriano alla spicciolata quando ci sono le altre regioni, ma quando è stata la volta dell’Abruzzo, la rappresentanza della città degli Acquaviva è stata sempre forte.

Nel penultimo pellegrinaggio dell’Abruzzo in Assisi (1983), Atri non ebbe gran rilievo. Fu presente soprattutto Chieti, con la S. Messa all’aperto, presieduta dall’allora Arcivescovo Mons. Vincenzo Fagiolo. In qualche modo il prelato si congedava dall’Abruzzo che tanto amava, per il rientro a Roma voluto da S. Giovanni Paolo II che lo aveva nominato Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Nel 2004 Atri fu protagonista. Nei giorni precedenti la festa di S. Francesco, arrivarono le reliquie del Santo Poverello nel Monastero delle clarisse, con una toccante celebrazione, alla presenza delle tre famiglie del Primo Ordine. Motivi di tempo non consentirono la sosta nella chiesa del Patriarca dell’Ordine dei Minori, perché le reliquie dovevano giungere nella chiesa di S. Antonio in Pescara.

Il 3 ottobre, domenica, la corale atriana animò la S. Messa solenne in Basilica Superiore, presieduta dall’indimenticabile Arcivescovo Mons. Vincenzo D’Addario. Quattordici mesi dopo avrebbe concluso, prematuramente e improvvisamente, la giornata terrena. La S. Messa doveva andare in diretta su RAI 1, come il giorno dopo, per esigenze legate alla squadra di ripresa esterna, ma la scelta cadde su una delle ultime Messe celebrate da S. Giovanni Paolo II.

In Atri la festa di S. Francesco è preceduta dal triduo, con inizio il primo ottobre, giorno dell’antica riapertura delle scuole. Si festeggiava S. Remigio di Reims, la cui statua è presente nel Santuario di Lourdes dirimpetto a S. Martino. Ma, contemporaneamente, ci sono le celebrazioni della Madonna del Rosario in S. Giovanni. La prima domenica di ottobre può cadere tra il 1° e il 7, quindi nella miglior dell’ipotesi può coincidere con la memoria liturgica, ma anche in questo caso, il primo giorno del triduo coincide con S. Francesco.

La S. Messa di S. Francesco è caratterizzata dal “Cantico delle Creature”, il primo componimento della letteratura italiana, opera del Santo Poverello. La musica è di P. Domenico Stella, O.F.M.Conv., maestro di cappella della Basilica di S. Francesco di Assisi. La schola cantorum di Atri lo incontrò in una delle tante peregrinazioni in Assisi.

I francescani conventuali, tornati in Atri nel 1936, per volere del Vescovo Carlo Pensa, commissionarono in Alto-Adige la statua del Patriarca dell’Ordine, in abito conventuale. La statua fu collocata nel transetto del Vangelo, accanto al sontuoso altare di S. Francesco, dove veniva celebrata l’Eucarestia ogni mercoledì, giorno devozionale del Santo Poverello.

Il 4 ottobre, alla presenza dei canonici, avveniva l’offerta dell’olio al Patrono d’Italia, da parte del Sindaco di Atri. Veniva cantato dalla schola il “Salve, Sancte Pater”, rielaborato anche dal m° Franco Costantini, direttore del coro “G. Lerario” della Parrocchia di S. Maria Assunta di Silvi. Il canto è stato eseguito dal medesimo nella chiesa di S. Chiara, la sera del 9 agosto scorso, nella S. Messa del secondo giorno del triduo, presieduta da P. Maurizio Di Paolo, Procuratore Generale dell’Ordine Conventuale.

Soppresso il convento, dopo il capitolo provinciale del 1972, i frati andaron via il 20 gennaio 1975. La chiesa divenne succursale di S. Maria nella Cattedrale a partire dalla Domenica delle Palme dello stesso anno. Infatti la benedizione delle palme avvenne in Duomo e partì la processione verso S. Francesco, dove proseguì la celebrazione eucaristica. Dal 2004 al 2008 la teoria verso S. Francesco nel giorno delle Palme si è ripetuta, ma muovendo dalla chiesa di S. Chiara, perché il tempio del Patriarca dell’Ordine Serafico era procattedrale.

Con la chiusura di S. Francesco, nel 2009, per via del sisma, la festa è stata trasferita in Cattedrale. Le claustrali festeggiano il Patriarca dell’Ordine nella loro chiesa, dove l’immagine campeggia su una delle tre vetrate del lato sinistro. Nel ciclo di Andrea Delitio non c’è nessuna immagine di S. Francesco, il coro ha solo un suo figlio, S. Bernardino da Siena, perché compilatore del processo di canonizzazione fu il Vescovo di Atri e Penne, Giovanni Ranellucci da Palena o da Penne. La somiglianza tra il capoluogo vestino e il paese alle falde della Maiella comporta qualche problema del luogo di nascita. Comunque fu più “da Penne”, perché ne fu Vescovo. Nella prima campata della navata destra, invece, in una sacra conversazione, è un affresco tardomedioevale di un altro figlio di S. Francesco, S. Ludovico da Tolosa.

S. Francesco in Cattedrale è raffigurato nella sacra conversazione dell’altare Arlini (XVII sec.), all’ingresso della navata sinistra. E’ vestito in abito cappuccino, secondo la sensibilità del tempo. Gli è vicino nella tela S. Carlo Borromeo, terziario francescano, perché gli Arlini erano originari di Pallanza, nel ducato di Milano. I cappuccini, quando veniva realizzato l’altare barocco, si prodigavano per gli appestati nei lazzaretti e per le strade. Per questo erano molto popolari.

Le altre feste sanfrancescane son presenti nel Messale Serafico e vengono osservate nella chiesa delle clarisse, ad es., l’Impressione delle Stimmate, il 17 settembre, con il grado liturgico della festa.

SANTINO VERNA