IL CARD. MAURO GAMBETTI ALLA FESTA DI S. RITA

Dopo due anni di pandemia che non hanno fermato, ad Atri, i festeggiamenti di S. Rita, questo è l’anno della rinascita. Sgargiante, il cartellone, con l’organizzazione del Santuario Diocesano di S. Rita, e del suo Rettore Mons. Antonio Bartolacci e della Fondazione presieduta dal Dott. Carmine Cellinese, con i dinamici e valorosi collaboratori.

La festa, quest’anno, per la prima volta nella storia, ha avuto l’apice nella Concattedrale. Il simulacro della Santa degli impossibili, dal Santuario è stata portata, processionalmente, in Duomo, con la presidenza del Card. Mauro Gambetti, francescano conventuale, Arciprete della Basilica di S. Pietro, Vicario Generale del Papa per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di S. Pietro. Nelle altri edizioni, la S. Messa prima della processione, era celebrata nella Chiesa di S. Spirito, oppure all’aperto (quando presiedevano i Cardinali) o in S. Nicola, quando l’erigendo Santuario era impraticabile, dopo Rigopiano.

Il Card. Gambetti è il terzo porporato a presiedere la processione di S. Rita. Il primo fu il Card. Vincenzo Fagiolo, nell’anno 2000, in occasione del primo centenario della canonizzazione della Santa. Il secondo, lo scorso anno, il Card. Edoardo Menichelli, Assistente Nazionale dei Medici Cattolici (entrambi, prima della porpora furono Arcivescovi di Chieti-Vasto). Già da tempo si parlava della venuta del Card. Gambetti, il cui annuncio della porpora è avvenuta, durante la pandemia, pochi giorni dopo la beatificazione di Carlo Acutis, nella Basilica di S. Francesco, di cui è stato Custode Generale per due mandati.

Il trait-d’union dei porporati giunti ad Atri per la festa di S. Rita, è la comune appartenenza all’ex-Stato Pontificio, il territorio dove ricadevano Cascia e Roccaporena, anche se vicini al Regno delle Due Sicilie (dove era inclusa Atri). La solenne visita del Cardinal Mauro Gambetti, accompagnato da P. Maurizio Di Paolo, Procuratore Generale dei Frati Minori Conventuali, legato alla festa di S. Rita, a partire da quando era Vice-Parroco a Silvi, ha una felice associazione con l’Ordine Agostiniano.

L’alto incarico di Vicario Generale per la Città del Vaticano, funzione nata all’indomani del Concordato tra Italia e Santa Sede, fu ricoperta dal 1929 al 1991 da un Padre Agostiniano, elevato all’episcopato, con l’assegnazione della diocesi “in partibus” di Porfireone, in quanto i sacristi di S. Pietro sono storicamente i frati dell’Ordine con ispiratore S. Agostino. L’ultimo il belga fu Mons. Pietro Canisio Van Lierde, ma come i confratelli predecessori, con l’incarico di amministrare gli ultimi Sacramenti al Pontefice morente, non ebbe la porpora.

Nel 1991 S. Giovanni Paolo II, unificò gli incarichi di Vicario Generale per il Vaticano, Presidente della Fabbrica di S. Pietro e Arciprete, e nominò il Card. Virgilio Noè, forse uno dei porporati dei quali riconosciamo immediatamente la fisionomia, in quanto Maestro delle Cerimonie (oggi delle Celebrazioni Liturgiche) di S. Paolo VI, del prossimo Beato Giovanni Paolo I e di Papa Woytila. Di conseguenza, gli Agostiniani non hanno avuto più questo privilegio e il Sommo Pontefice ha entrambi i Vicari con la berretta rossa.

Il Card. Mauro Gambetti è il primo porporato Minore Conventuale dell’era contemporanea. Nel XX secolo, la famiglia francescana del Primo Ordine, diretta discendente di S. Francesco, non ha avuto principi della Chiesa. Proviene dalla Romagna come un altro illustre confratello porporato, il Card. Lorenzo Ganganelli (anche se il papà era di S. Angelo in Vado), eletto Papa con il nome di Clemente XIV, immortalato da Antonio Canova, nella Basilica dei SS. XII Apostoli.

Gli atriani sono molto elettrizzati quando arriva un principe della Chiesa. Fieri della storia religiosa, cominciata con l’evangelizzazione, probabilmente dopo l’editto di Costantino, gli atriani sono orgogliosi della Cattedrale e di tutte le altre Chiese intramurali ed extra moenia. Per l’arrivo del Cardinale si tornava in paese, anche per poche ore, si beneficiava della licenza durante il servizio militare, si rinunciava ad un altro ritorno nel corso dell’anno. E quando si comincia a programmare la festa di S. Rita, la più sentita nella città dei calanchi, oltre alle prestigiose bande, alle luminarie e alle altre performances artistiche, si pensa ad un porporato per la presidenza del momento più importante dei festeggiamenti, forse più dell’apertura del Perdono, la sera del 21 maggio. Antonino Anello, nella poesia in vernacolo “Lu sugne”, immagina un Conventuale divenuto Cardinale, in una solenne cerimonia in Cattedrale. E’ il primo componimento de “Lu ttavette”, declamato e ricordato in tante occasioni.

Siamo felici della visita del Card. Mauro Gambetti. Nella festa di S. Rita, edizione 2022, ci ha portato la benedizione del Papa e ha dato la gioia di sentirci più vicini al “dolce Cristo in terra”.


SANTINO VERNA