La calda memoria

L’ANIMO MARIANO DI ANTONINO ANELLO 

Ricordiamo Antonino Anello, a tre anni dalla dipartita. Ha concluso la giornata terrena nella festa della Madonna di Lourdes, 11 febbraio, data immortalata sui manuali di storia, perché giorno dei patti lateranensi (1929), quando il Maestro Antonino aveva poco più di cinque anni.

L’animo mariano di Anello è presente nell’opera poetica in vernacolo, un po' come l’omologo teatino, Raffaele Fraticelli, venuto a mancare tre mesi fa. La prima poesia dell’antologia “Lu ttavette” è ambientata in una chiesa mariana, la Cattedrale di Atri. La poesia è denominata “Lu sugne”. Nella Basilica di S. Maria ha vissuto indimenticabili momenti, soprattutto con la schola-cantorum. Era la Chiesa che guardava dalla casa, sulla discesa per la Canale.

La devozione mariana, mai sbandierata o mielosa, è stata approfondita nella Chiesa di S. Francesco, dove Anello ha cantato sin da giovanissimo. S. Francesco era il cuore spirituale di Atri, e i momenti mariani erano puntualmente osservati e celebrati, come la novena dell’Immacolata, con l’esecuzione del “Tota Pulchra” di P. Alessandro Borroni. Il Maestro tornò a cantarlo a S. Francesco, dal 2004 al 2008, quando la Cattedrale venne chiusa per i restauri. Una chiusura provvidenziale perché nel 2004 si celebravano i 150 anni della promulgazione del dogma dell’Immacolata.

La Chiesa di S. Francesco aveva il gruppo della Milizia dell’Immacolata, e alcuni bambini si associavano come paggetti. La beatificazione di Massimiliano Kolbe coincise con il periodo in cui si valutava la possibilità di sopprimere il Convento di Atri, argomento presente più volte nell’opera poetica di Antonino Anello.

Altra Chiesa della devozione mariana, S. Giovanni, ad un tiro di schioppo dalla casa dove ha abitato con la consorte Nadina Cosanni, venuta a mancare a ottobre scorso e con il figlio Francesco, attore e regista (il 24 marzo prossimo primo anniversario della dipartita). Era la Chiesa che costituisce un nesso inscindibile con la famiglia della moglie, soprattutto per il cognato Luigi, al quale è stata intitolata la sala, a sinistra del presbiterio.

Antonino Anello ha avuto modo di compiere diversi pellegrinaggi in Santuari mariani. Non ne aveva uno in particolare, come per molti è stato Lourdes, per altri Loreto (prima della diffusione dei treni bianchi), o per altri ancora Fatima, forse con lo scoraggiamento, un tempo, di 24 ore di treno, con il fastidio delle rotaie spagnole non coincidenti con quelle lusitane.

Anello era un uomo religioso, una coscienza critica, un po' come David Maria Turoldo. Il suo banco di scienze religiose era stata la schola-cantorum di S. Francesco, ora “Don Giovanni D’Onofrio” (al quale dedicò una breve poesia in vernacolo, declamata in Cattedrale), dove ha cantato, si può dire, fino all’ultimo respiro. Un artista poliedrico, capace di entrare nel cuore della gente, attraverso l’arte, e “non aprendo sportelli di consulenza” (Paola Mastrocola).

Un uomo di fede, di devozione mariana, e lo ricordiamo con tantissimo affetto nel terzo anniversario della nascita al Cielo.

SANTINO VERNA