La storica trasmissione della RAI

IL MEZZO SECOLO DI NOVANTESIMO MINUTO 

La prematura scomparsa di due stelle del calcio mondiale, Diego Armando Maradona e Paolo Rossi, sono occasione anche per ricordare “Novantesimo minuto”, programma sportivo della RAI, a 50 anni dalla prima puntata con la data del 27 settembre 1970.

Il programma della TV di Stato fu ideato da Maurizio Barendson e Paolo Valenti, anche se la trasmissione sarà legata a quest’ultimo. Il conduttore toscano, tifoso della Fiorentina, è stato il volto di “Novantesimo” fino alla morte, anch’essa prematura, nel 1990. Non esisteva la pay-tv e le partite erano tutte giocate nel pomeriggio della domenica, sia la serie A che quella cadetta.

Diversi i volti dei telecronisti nel corso di questo mezzo secolo. Dal 1978, con la nascita della Terza Rete televisiva e dei telegiornali regionali, la squadra di calcio ospitante era associata quasi sempre al giornalista sportivo della sede locale. Ed era occasione per scoprire, velocemente, aspetti della vita regionale.

Il Torino e la Juventus erano seguiti da Cesare Castellotti e Beppe Barletti, quest’ultimo passato all’altra riva. Nel primo traspariva il tifo per i granata, nel secondo quello per i bianconeri. Le milanesi erano rappresentate da Gianni Vasino, anche se le origini erano liguri e Marco Lucchini. Da Genova, Giorgio Bubba e Alfredo Liguori.

L’astro del Verona, con lo scudetto della stagione 1984/85 era seguito da Ferruccio Gard, ora ottantenne, con la passione della pittura. Di origine provenzale, nato in Piemonte, è veneto a tutti gli effetti e molti lo credono anche purosangue, perché la visibilità mediatica gli è derivata principalmente dalla squadra scaligera. Per il Veneto ricordiamo anche Giuseppe Giulietti, poi entrato in politica e Stefano Bizzotto.

L’Emilia-Romagna, sempre con più squadre di calcio in serie A, e ora con l’astro del Sassuolo, attualmente nelle posizioni vicine allo scudetto, aveva Roberto Scardova e Pierpaolo Cattozzi. La Fiorentina, invece, Marcello Giannini e Rolando Nutini.

Uno dei più famosi telecronisti era Tonino Carino da Ascoli. Originario di Offida, seguì le imprese della squadra di Costantino Rozzi. Sbagliava i nomi dei giocatori stranieri, ma era grande esperto di calcio. Le Marche hanno un altro alloro del giornalismo sportivo, Nicoletta Grifoni, la prima donna che ha commentato in diretta, una partita di calcio. Siamo nel 1988. Sia il compianto Tonino Carino che la dottoressa Grifoni, hanno ricoperto il ruolo di Redattore Capo alla sede di Ancona.

Alter ego medioadriatico di Tonino Carino, Mario Santarelli, anche se un granello di sabbia meno famoso del collega ascolano, perché il Pescara ha avuto meno successi nella massima serie. Santarelli, elegantissimo nell’abbigliamento e nel comportamento, era il signore dello sport e conosceva il calcio a menadito. Riprendeva con dolcezza i colleghi che non mettevano la cravatta quando erano inquadrati dalla telecamera. Lui la cravatta, ben abbinata alla giacca, la portava sempre, e per completare il personaggio, fingeva di fumare il toscano.

Roma e Lazio erano seguite da Jacopo Volpi e Fabrizio Maffei, al quale toccò il commento di Roma-Lecce, il 20 aprile 1986, quando i giallorossi si giocarono lo scudetto, assegnato la domenica seguente alla Juve, ospite proprio del Lecce retrocesso.

Il Napoli aveva l’immancabile Luigi Necco, conosciuto anche per “Parlato semplice” su Rai 3. Fu protagonista della stagione d’oro dei partenopei, con i due scudetti (1987 e 1990) e i gol di Maradona, prima della tortuosa parabola discendente.

Il Bari era seguito da Franco Strippoli, telecronista anche del Lecce. La Puglia aveva non di rado due squadre in serie A e si rinnovava la rivalità fra i tre territori amministrativamente un tempo separati di Capitanata, Terra di Bari e Salento.

La Sicilia aveva Puccio Corona, poi passato alla rete nazionale, e la Sardegna Luigi Coppola e Antonio Capitta. Alcune regioni come Calabria, Basilicata e Molise, non hanno avuto un telecronista entrato stabilmente nella squadra di “Novantesimo”, perché non era presente la squadra in serie A. Quando la massima serie era assente, per via di un turno di riposo, subentrava la cadetta, e finalmente gli abruzzesi potevano vedere le gesta del Pescara commentate da Mario Santarelli, gli umbri il Perugia con voce fuori campo di Paolo Meattelli e i marchigiani, si sentivano sugli spalti del “Cino e Lillo Del Duca”, se l’Ascoli era stato retrocesso (c’era sempre Tonino Carino).

Gli anni ’90 segnarono non pochi cambiamenti per il calcio, con le immancabili ripercussioni televisive. Intanto era cominciato “Quelli che il calcio…” dove non venivano trasmesse le partite, ma in sovrimpressione si potevano leggere, in tempo reale, i risultati. E si potevano sentire, in sottofondo, l’esultanza dei tifosi e l’inno della squadra interessata.

Attraverso “Novantesimo minuto” sono arrivati nelle case degli italiani, non solo tanti giocatori, campioni e riserve, ma tanti telecronisti che, oltre al pallone, hanno raccontato la vita di una regione incastonata nella penisola come una perla preziosa o come una tessera ordinaria.

SANTINO VERNA