La Fase 2 dell’Ospedale San Liberatore

INTEROGATIVI, IDEE E PROPOSTE

Leggiamo, dagli organi di stampa, le dichiarazioni del Consigliere Regionale Toni Di Gianvittorio sull’Ospedale Covid S. Liberatore di Atri.

Nel comunicato, il Consigliere Regionale, riporta che “ era fortemente convinto che la scelta di Atri quale Ospedale Covid sarebbe stata la scelta più adatta per far fronte alla grave situazione che ha colpito il nostro territorio”  e che lo stesso “ visti i numeri ormai residuali, pongono ora la questione sulla “Fase2”  dei presidi Covid. Non è una questione solo locale ma è Nazionale ed Atri, ancora una volta, potrebbe essere un esempio e un laboratorio anche in questo senso anche come esempio nazionale di riconversione”.

Aggiunge, inoltre, che il S. Liberatore ha una caratteristica peculiare, cioè due grandi aree distinte: quella definita “Vecchia” e quella definita “Nuova”.

Al Consigliere Di Gianvittorio, nel riconoscergli l’apprezzamento che egli rivolge al nostro nosocomio e al lavoro che Medici, infermieri e operatori tutti stanno svolgendo dall’inizio di questa epidemia, vogliamo però porre alcune domande in relazione all’eventualità del trasferimento del reparto Covid nella parte “Vecchia” del nosocomio e di conseguenza separarla, come è giusto che sia per evitare contagi, distintamente da quella “Nuova”.

Nella parte “Vecchia” oggi sono presenti: al piano terra, il blocco di Radiologia, il Centro Trasfusionale e la Farmacia; al primo piano, i reparti di Pediatria, Elettroencefalografia e il Centro Prelievi; al secondo piano, i reparti di Cardiologia e Psichiatria; al terzo piano, i reparti di Medicina Generale e Lungodegenza; al quarto piano, il reparto di Diabetologia.

Dove verrebbero trasferiti?

Vista che questa situazione perdurerà, sicuramente, per un lungo periodo, perché non pensare a una struttura al di fuori del nosocomio, interamente ed esclusivamente dedicata al Covid ? Come già accaduto per Pescara, Teramo, Giulianova e L’Aquila ?

Perché non prendere in considerazione la struttura sita a Villa Ferretti, ovvero la sede del Centro Ex GEI Spiga di proprietà della Regione Abruzzo, o l’ex Istituto Ricciconti che dista 100 metri circa dal S. Liberatore, con ricollocazione di coloro che attualmente fruiscono di tali strutture.

Pensiamo che potrebbero essere delle soluzioni importanti che invitiamo a prendere in considerazione.

Concludiamo, ponendo nuovamente al Sindaco di Atri alcune domande postegli nelle settimane scorse e che, ad oggi, non hanno ancora avuto risposta: 

<<  Sapeva che il nostro Presidio era individuato come Covid Hospital? Si è fatto spiegare le motivazioni di questa determinazione così penalizzante rispetto ai presidi “preservati”, visto che non le conosce nessuno? Ha fatto osservazioni / obiezioni (tra l’altro è anche Autorità Sanitaria Locale) come ha fatto qualcun altro per altri Presidi espressamente preservati, senza tacere che il Sindaco di Teramo si è fatto ben sanificare il “suo” ospedale? Ha avuto garanzie (non chiacchiere e bla bla per favore) e quali, posto che si prepara la cosiddetta fase due di cui si ignora la durata e nella quale, pare, che quel che è stato creato Covid resterà Covid (insomma i sanatori di un tempo), con buona pace della insipida retorica che circola ?.  >>

Il Consigliere Comunale di Abruzzo Civico Rag. Paolo Basilico
Il Consigliere Comunale di Atri Civica, Avv. Giammarco Marcone