VIAGGIO NELLA VITA CONSACRATA (10)

GLI EREMITI, I CERCATORI DI DIO

L'esperienza antica della "solitudine", non dell'isolamento,
che rivive,con forme nuove, nei nostri giorni

Simmetrico all’Ordo Virginum, frutto della sensibilità del Concilio Vaticano II, è la famiglia degli eremiti. Forma non nuova nella Chiesa, perché sono presenti prima della venuta di Gesù sulla terra. E non solo nelle religioni cristiane, perché è un desiderio dell’uomo la solitudine, per meglio comprendere se stesso e mettersi a servizio degli altri. Perché l’eremita vive la “solitudine” come dice la parola stessa, e non l’”isolamento”. Diversi sono stati i modelli dell’eremita.

Nel Primo Testamento Elia, il profeta perseguitato perché difensore del monoteismo. Il Signore non gli mandò un cavallo per la fuga dal deserto, ma gli diede la grazia e la forza di raggiungere l’Oreb, con l’essenziale, il pane e l’acqua. Sembra che Dio lo nutrì con il cibo dei prigionieri, eppure gli donò l’alimento essenziale.

Nel Secondo Testamento Giovanni Battista, precursore del Signore. Predicò il Battesimo di conversione, il Battesimo di acqua nel Giordano, preparazione a quello del Signore, il Battesimo di fuoco. Gesù è venuto a portare il fuoco dello Spirito Santo. Il Battista, cerniera tra il Primo e il Secondo Testamento, l’ultimo dei profeti, appare rude, vestito con le pelli di cammello, barbato, con lunga capigliatura, nutrito di locuste e miele selvatico, il cibo donato dal deserto.

L’eremitismo diventa una forma definita nella Chiesa, a partire dal IV sec., quando finirono le cruente persecuzioni contro i cristiani. Costantino, con l’editto di Milano (313), trasformò la religione cristiana da fede perseguitata a “religio licita”. Con Teodosio (380), il cristianesimo divenne religione di Stato, e il paganesimo divenne fanalino di coda. Questo portò grandi privilegi alla Chiesa, con S. Silvestro, primo Papa riconosciuto dallo Stato e si formarono le basi del potere temporale del Vescovo di Roma.

Finito il martirio rosso, con i cristiani morti di stenti, per la condanna “ad metalla”, oppure uccisi, dilaniati dalle fiere nei circhi, decapitati o arrostiti, i cristiani andarono alla ricerca del martirio bianco. Per fuggire la società corrotta, naturale fu l’esperienza del deserto.

Padre degli eremiti e fondatore del monachismo, Antonio Abate, peraltro amico di Costantino, nato in Egitto, e quindi nell’Africa proconsolare romana. Dopo la morte dei genitori e l’affidamento della sorella ad una comunità di vergini, si ritirò in luogo solitario, uscendone per confortare i cristiani perseguitati, poco prima dell’editto di Milano.

La vita di Antonio fu raccontata da S. Atanasio, Vescovo di Alessandria e la devozione raggiunse l’Occidente, nel Medioevo, quando le spoglie da Costantinopoli, presero la via della Francia. L’eremitismo, oltre al martirio bianco, restituiva l’innocenza dei progenitori, prima del peccato di Adamo, quando l’uomo viveva in simbiosi con le fiere. Anche per questa ragione, S. Antonio Abate, è diventato protettore degli animali e contro gli agguati dei medesimi.

Altro modello degli eremiti, questa volta latino, Girolamo di Stridone, dal nome della località nei pressi di Aquileia, crocevia tra Oriente e Occidente. Esiste un’altra Stridone, più lontana da Aquileia, in Illiria e quest’ultima rivendica di essere la patria del Santo traduttore. Sacerdote e filologo, da Roma si recò in Terra Santa, per la traduzione della Scrittura. E’ uno dei quattro dottori della Chiesa latina, con S. Agostino, S. Ambrogio e S. Gregorio Magno. Essendo stato collaboratore di S. Damaso, è anacronisticamente, quando non è rappresentato da eremita con la pietra sul petto, simbolo di penitenza, vestito da Cardinale, perché anticamente era il clero “incardinato” nella Chiesa di Roma per eleggere il Vescovo.

Modello femminile dell’eremitismo, è in primis, Maria Maddalena, apostola apostolorum, perché diede l’annunzio della Risurrezione del Signore. La leggenda la volle evangelizzatrice della Provenza, dove sarebbe arrivata misteriosamente. In quel luogo lontano dalla patria avrebbe condotto vita eremitica. Fu tenuta in grande considerazione nella Francia meridionale, tanto da comparire con S. Martino, nella Basilica Inferiore di Assisi. Breve fu il passaggio in Umbria, per via del blasone della madre di S. Francesco, sufficiente per la “francesizzazione” di Pica, consorte di Pietro di Bernardone.

Dopo di lei, Maria Egiziaca, la cui iconografia l’avvicina moltissimo a Maria di Magdala, soprattutto con la lunga ondulata capigliatura, segno di vanità e trascuratezza in pari tempo. Di origine egiziana, dopo una vita dissoluta, riparò il peccato, con la vita eremitica.

Attualmente l’eremita è un battezzato che, dopo il discernimento guidato da un sacerdote, sotto la vigilanza del Vescovo diocesano, emette la professione. Può stilare autonomamente la regola di vita, non gravando sulla diocesi, ovvero non beneficiando di sussidi o di immobili. E’ collaboratore del Vescovo, perché l’esperienza spirituale e sapienziale, lo rende prezioso per il clero e i fedeli. E’ chiamato a compiere un tempo di ritiro, idealmente di 40 giorni. Indica un periodo completo, come quello di Gesù nel deserto, prima di cominciare il ministero pubblico.

L’eremita non vive necessariamente in un luogo solitario, alle porte della città, ma può dimorare all’interno, in un palazzo, dove combatte quotidianamente contro i demoni dell’era contemporanea. E’ una testimonianza di vita, molto apprezzata, profetica per il mondo d’oggi, travolto dalla rivoluzione informatica e dal relativismo.

Non essendo sacerdote o insegnante di teologia, non è tenuto a gradi accademici, anche se occorre una formazione dottrinale, per essere meglio inserito nella vita della Chiesa.

SANTINO VERNA