ATRI E CASOLI NEL NOME DI SANTA REPARATA

UNA SANTA E IL SUO POPOLO

La festa di S. Reparata, protettrice di Atri, la domenica IIa di Pasqua (“in albis”) e il lunedì seguente, è occasione per tornare a parlare di un flebile progetto, avviato all’inizio del 2000: il gemellaggio con Casoli (di Chieti). Entrambe le cittadine hanno per protettrice S. Reparata, vergine e martire, di Cesarea di Palestina. Non sono molti i comuni italiani che hanno per patrona o compatrona S. Reparata, ma in primis dobbiamo ricordare Firenze, dove la Santa è venerata dall’età tardoantica. Ma il giorno patronale segnato rosso sul calendario è il 24 giugno, solennità di S. Giovanni Battista, titolare del Battistero, luogo della “fiorentinità”, come orgogliosamente ricordava Mario Bossone.

Quando ad Atri si dice Casoli, la mente corre subito alla frazione alla sinistra del Vomano. Con essa i rapporti non sono sempre stati placidi, perché i casolani hanno sempre rivendicato una certa autonomia, essendo la frazione piu’ grande e proiettata verso Roseto. Se invece diciamo Casoli a Pescara, la mente va al borgo della provincia di Chieti, non soltanto per ragioni di contiguità territoriale, ma per via del castello ducale, alter ego del convento michettiano di Francavilla al mare.

Il figlio piu’ illustre di Pescara, Gabriele D’Annunzio, per le escursioni sulla Maiella o anche per immergersi nell’Abruzzo piu’ antico e selvaggio, come definiva l’Adriatico, si fermava al castello di Casoli, dove aveva la compagnia del suo corrispettivo per la pittura, Francesco Paolo Michetti, imparentato con il barone Ricci, e quindi piu’ motivato nelle salite alla città chietina di S. Reparata.

“Se vu passà nu juorne spenzierate/ va a Casele quand’è Santa Rparate”, sentenzia un proverbio, ricordato da Mario D’Alessandro. La kermesse appartiene alle cento feste chietine, dove compaiono quelle piu’ indagate da antropologi ed etnografi, in testa alla classifica i talami di Orsogna, ma anche le piu’ semplici come S. Antonio di Padova a Fara S. Martino, S. Lorenzo a Pennadomo e S. Reparata a Casoli. Semplici, ovvero senza rituali particolari, ma sempre con la cassa armonica in piazza, le migliori bande pugliese, le luminarie, la processione con il simulacro in gesso o la “conocchia”.

Ad Atri il culto di S. Reparata, probabilmente, ebbe inizio nella prima metà del XIV sec. quando mercanti fiorentini, venivano in Abruzzo, a rifornirsi di lana e zafferano. Nel 1353 il Vescovo Marco Ardinghelli, domenicano conventuale di S. Maria Novella, istituì la festa della Santa, e furono poste le basi dell’omonima chiesa, annessa alla Cattedrale, la cui pianta, a croce greca, evoca il Battistero. Per sembrare meno forestiero, il culto fu avvalorato dalla leggenda dell’assedio saraceno, in un vago Mediovo, respinto per intercessione di S. Reparata.

A Casoli, il culto di S. Reparata è legato alla data del 1447. In precedenza la chiesa era dedicata a S. Liberata e, complice la riparazione del sacro edificio, fu cambiato il nome. Pertanto alcune donne erano state battezzate con il nome di Liberata, e tumulate con quello di Reparata. Il culto di S. Liberata, si diffuse particolarmente a Francavilla al mare, dove gli fu dedicata la chiesa nei pressi della spiaggia, con le reliquie nella cappella sulla controfacciata.

Nel borgo in provincia di Chieti, abbastanza popolato, sede di ospedale zonale, S. Reparata è festeggiata l’8 ottobre, giorno in cui la martire è iscritta nel Martirologio e data in cui è ricordata a Firenze, nella Cattedrale di S. Maria del Fiore. La festa patronale casolana è abbinata a S. Gilberto, fondatore di una congregazione monastica, fuggita dall’Inghilterra in seguito allo scisma di Enrico VIII e parzialmente approdata sulle rive dell’Aventino. Ad Atri, la martire di Cesarea, era celebrata pure nella data ottobrina, legata alla vendemmia, sotto il nome di “Patrocinio”, ma nel tempo si è imposta quella primaverile. Nella prima decade di ottobre, ad Atri si festeggia la Madonna del Rosario, presso la chiesa di S. Giovanni (S. Domenico), la Trastevere di Atri (o se vogliamo, dato che abbiamo parlato di Firenze, l’Oltrarno), dal 2005 pienamente integrata nella Parrocchia di S. Maria nella Concattedrale.

Nel 2001 il preludio del gemellaggio lo hanno visto gli atriani, nella processione con il busto argenteo, per la presenza di Mons. Angelo Vizzarri, tra i concelebranti (presiedeva per la penultima volta, l’Arcivescovo Antonio Nuzzi), in rappresentanza della comunità di Casoli. Erano presenti le autorità casolane, ma sarebbe interessante riprendere le relazioni. Pochi giorni prima di quell’edizione (23 aprile 2001), Arcivescovo di Firenze era stato eletto da S. Giovanni Paolo II, Mons. Ennio Antonelli, proveniente da Todi, gemellata con Villa Bozza, nel nome di S. Benigno.

Un gemellaggio con Casoli di Chieti sembra un’operazione modesta. I gemellaggi si stipulano con località straniere o comunque italiane, possibilmente con una meravigliosa spiaggia. Casoli, oltre alle ottime mele, tanto apprezzate dal Boccaccio, e immortalate per questo nel Decameron, puo’ offrire l’amenità di un borgo ai piedi della Maiella. E gustando i maccheroni di Fara con l’aglio di Sulmona, l’olio della Gravara e il peperoncino di Altino, l’agnello di Montenerodomo, le polpette di formaggio e uovo, per chiudere con le sfogliatine di Piane d’Archi, si puo’ parafrasare una nota pubblicità: “Chi l’ha detto che la buona cucina abruzzese è solo teramana?”.

SANTINO VERNA