IL 13 GIUGNO LA FESTA DEL SANTO

L’INNO A SANT’ANTONIO DI MINCIONE E PIOVANO

Il binomio Mincione-Piovano del mondo umanistico abruzzese ha composto anche un inno a S. Antonio di Padova, risuonato nell’omonima chiesa pescarese, la sera del 31 maggio, il primo giorno della Tredicina, le cui origini risalgono al 1617 quando il Santo dei miracoli apparve ad una donna di Bologna, preoccupata per il figlio. La devota ottenne la grazia dal Signore per intercessione di S. Antonio, e se inizialmente le era stato detto di pregare per nove giorni, il numero fu portato a tredici, in ricordo del giorno in cui il dottore evangelico nacque al Cielo.

L’inno è stato eseguito dal coro “Melodie d’Abruzzo” diretto dalla maestra Maria Teresa Giammarino che dopo l’Eucarestia ha diretto un piccolo concerto di canti abruzzesi legati al mare. La docente pescarese che ha studiato a Bologna, Mantova e Foggia, con varie specializzazioni in ambito ceciliano, è allieva del Prof. Antonio Piovano.

Sono diversi gli inni a S. Antonio di Padova che risuonano nelle chiese dove è sentita la devozione. Il più famoso è il responsorio latino “Si quaeris miracula”, dove il Santo non è nominato esplicitamente, ma si fa riferimento al potere di taumaturgo. Composto da Giuliano da Spira, tra i vari musicisti che si sono cimentati nel dare le note al responsorio, ricordiamo Oreste Ravanello, organista della Basilica di S. Marco a Venezia che ebbe la gioia di suonare per l’allora Patriarca Card. Giuseppe Melchiorre Sarto, poi Papa con il nome di Pio X, ora Santo. Il “Si quaeris” di Ravanello è ovviamente eseguito nella Basilica del Santo a Padova, in occasione della festa del 13 giugno e di quella della Traslazione, il 15 febbraio, o la domenica più vicina.

In occasione del VII° centenario della morte di S. Antonio, il “Si quaeris” fu reso più popolare attraverso il canto “O dei miracoli” dei Padri Lorenzo Colaiacomo e Domenico Stella. Canto processionale, è eseguito nella Basilica del Santo in varie occasioni e questa volta il ritornello presenta il nome di Sant’Antonio.

Atri recepì molto bene quest’ultimo canto, perché la composizione coincise con il ritorno dei Minori Conventuali nella città. Nel 1944, per intercessione di S. Antonio, finì l’ultimo conflitto mondiale, e la festa con la processione divenne una delle più importanti dell’anno. L’inno ebbe la versione per banda e adattata per le feste di qualsiasi Santo. Il maestro Glauco Marcone, nel corso della processione, invitava i bandisti ad eseguire l’inno di S. Vincenzo (se era la festa del taumaturgo iberico), e subito cominciavano le note di “O dei miracoli/ inclito Santo/ dell’alma Padova/ tutela e vanto” etc. Il popolo forse si era accorto che era l’inno di S. Antonio e non del festeggiato, ma era contento ugualmente, perché S. Antonio è il Santo che tutto il mondo ama ed è bello riascoltare quelle melodiose note.

La processione di S. Antonio in Atri, nel corso degli anni, fu ridotta, interessando solamente le vie intorno alla chiesa di S. Francesco, dati i non molti fedeli, per via dei lavori nei campi. Poi, con la soppressione del convento (1975), decretata dal capitolo provinciale, la festa ricreativa ebbe fine, ma quella religiosa rimase sempre con vigore. E il canto “O dei miracoli” rimase alla fine dell’Eucarestia, eseguito dalla schola cantorum “S. Francesco” che tornò ad animare la liturgia dei Secondi Vespri, nel 1988, per commemorare Gaetanina Modestini, morta tredici giorni prima dell’inizio della Tredicina, addetta alla raccolta del pane di S. Antonio, benedetto proprio il giorno della festa e distribuito nel corso della giornata.

Nel 1993, per via della coincidenza con il Corpus Domini, la maggior parte della festa fu trasferita in Cattedrale, dove furono portati i contenitori del pane benedetto. Stessa cosa è avvenuta nel 2004, ma la festa di S. Antonio fu spostata al lunedì seguente.

Sarebbe bello portare l’inno di S. Antonio di Mincione-Piovano anche in Atri, dove il Prof. Giuseppino Mincione, ha insegnato diversi anni nella scuola statale, dettando l’epigrafe per il can. Prof. Luigi Illuminati, visibile nel camposanto monumentale di Atri. Anche quando si trasferì con la famiglia a Pescara, l’umanista tornava spesso e volentieri nella città degli Acquaviva, per incontrare gli amici e in occasione di eventi culturali. L’ultima volta, accompagnato dalla figlia Cinzia, il 5 maggio 2012, alla vigilia del novantesimo compleanno. Il 17 giugno, anniversario della morte, sarà commemorato a Villa Bozza, il paese natale, descritto e cantato in prosa e poesia.

Il Prof. Antonio Piovano l’hanno conosciuto indirettamente i ragazzi della s.m.s. “Felice Barnabei”, quando era ancora autonoma, grazie al Prof. Mario Ferretti, docente di educazione musicale, tra le tante canzoncine di Natale, ne inseriva una di Piovano, da cantare nello spettacolino nell’atrio davanti alle famiglie nel giorno della “lectio brevis”, prima delle più lunghe vacanze dell’anno (tranne l’estate). Era l’unico canto abruzzese in un assortimento europeo quasi a ribadire quell’abruzzesità di cui dobbiamo essere fieri.

SANTINO VERNA