LE NOSTRE BELLE TRADIZIONI
LA FESTA DI S. ANTONIO ABATE IN ATRI
Sempre molto sentita in Atri, la festa di S. Antonio Abate, perché cittadina legata all’agricoltura. Nella Cattedrale tante sono le raffigurazioni del fondatore del monachismo, e il Delitio lo ha immortalato nel santorale per immagini del coro. Colpiscono gli occhiali a molla sul volto, con l’immancabile barba bianca e l’abito cistercense, perché il pittore marsicano con i committenti ecclesiastici non erano preoccupati molto dell’esattezza dei vestiti. Una statua si trovava in casa Prosperi, lungo Corso Elio Adriano, anche se ora il luogo ha diversa fisionomia.
La rappresentazione musicata del S. Antonio, diffusa in tutto l’Abruzzo, da Giulianova a Roccamorice, da Roccamontepiano a Scafa, da Villavallelonga a Francavilla, in Atri ha avuto uno sviluppo particolare. Già nella seconda metà del XIX secolo era una delle principali tradizioni popolari dell’anno, perché menzionata dal Canonico Luigi Illuminati ne “Un paese d’Abruzzo nella seconda metà dell’Ottocento”, ma non parla degli interpreti. Lo ricordava il Dott. Loreto Tini, ed era una rappresentazione in vernacolo. Non sappiamo a chi era affidato il ruolo di S. Antonio Abate, ereditato da Umberto e Paolo Sacripante, santantoniari di spicco, per l’interpretazione, la voce e l’aspetto fisico adatto. I personaggi del S. Antonio di Atri sono ridotti al minimo, S. Antonio e il diavolo tentatore, mentre in altri luoghi si aggiungono tante figure come l’angelo (identificato in S. Michele), gli eremiti che aiutano l’Abate nella lotta e il loro corrispettivo dei diavoli, la donzella e ruoli aggiunti per impegnare altri componenti.