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- Pubblicato Martedì, 26 Maggio 2026
NULLA POENA, NULLA EDUCATIO
Torno, con un po' di ritardo, a sussurrarvi riflessioni sugli usi e costumi degli esseri umani! Ieri è stata presentata al mondo la prima enciclica di Papa Leone XIV, vi invito a leggerla e a scrivere in redazione le vostre domande o richieste di approfondimenti:
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Ma non vi parlerò di Magnifica Humanitas, devo ancora interiorizzarla, mentre non riesco a smettere di pensare a quanto accaduto ai docenti di una scuola di Parma. In breve: un gruppo di ragazzi hanno accerchiato, aggredito e minacciato dei docenti.
Allora il sussurro della settimana vuole essere una riflessione sul reato, sull’educare e sulla responsabilità di tutti gli attori del grande teatro che è la scuola.
Nullum crimen sine poena, nulla poena sine crimine, locuzione latina che ricorda che, non può esserci un reato senza punizione, né una punizione senza reato.
Visto che le parole hanno un peso, ricordiamone il significato. Il reato è l’atto umano che viola l’ordinamento giuridico e prevede una sanzione penale, rappresenta la rottura del patto di convivenza civile tra il singolo e la comunità.
Responsabilità: rispondere; è la capacità e il dovere di rispondere delle proprie azioni, delle proprie parole e delle proprie omissioni, facendosene carico e accettandone le conseguenze giuridiche, morali o sociali.
Educare: tirare fuori, sviluppare, allevare, nutrire; significa guidare una persona nello sviluppo delle sue facoltà intellettuali, morali e sociali, aiutandola a esprimere appieno il proprio potenziale.
L’educazione è quindi quel processo che sviluppa l’umanità e il pensiero critico insegnando il rispetto delle regole comuni, quando questo percorso fallisce, la violenza colma il vuoto formativo e trasforma la condotta in reato. Al processo educativo non partecipa solo la scuola, ricordiamo che i primi educatori sono e restano le famiglie, la scuola e tutti gli altri enti arrivano dopo. Mi sembra però che oggi ci sia la tendenza ad attribuire alla scuola tutta la responsabilità educativa. Si chiede ai docenti di essere empatici, inclusivi, accomodanti e comprensivi, ma tutto con autorevolezza! Autorevolezza che sembra mancare alla scuola! Davanti a questi fatti di cronaca la tendenza prevalente è quella di giustificare i ragazzi per le fragilità dovute all’assenza delle famiglie, comprendere l’assenza delle famiglie che mostrano fragilità educativa e analfabetismo emotivo, mentre ai docenti si attribuisce la responsabilità di non essere sufficientemente empatici, inclusivi e comprensivi.
Il punto è che nella danza della latitante responsabilità il reato sparisce e le conseguenze si dileguano. Spezzare il legame tra azioni e conseguenze promuove l’impunità, svaluta le istituzioni e apre alla possibilità di poter agire senza avere limiti. Non si tratta di dare una risposta punitiva alle azioni, perché un ragazzo non è l’errore che commette, la sfida è connettere la giustizia penale con la funzione rieducativa della sanzione. Punire il reato è un atto di giustizia necessario per tutelare le vittime e la loro autorevolezza, mentre, per i ragazzi che hanno commesso il reato, deve corrispondere ad una profonda assunzione di responsabilità. Solo attraverso un percorso che imponga di guardare il danno causato, di comprendere la gravità delle proprie azioni e di ricostruire il rispetto verso l'istituzione scolastica, la sanzione può trasformarsi in un nuovo inizio educativo, mentre nulla poena equivale a nulla educatio.
Gabriella Savini




