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- Pubblicato Venerdì, 08 Maggio 2026
Un affettuoso ricordo
L’AVVOCATO GIOVANNI PACCHIOLI A 70 ANNI
DALLA DIPARTITA
La sera del 16 maggio 1956, veniva a mancare in Atri, l’Avvocato Giovanni Pacchioli, molto conosciuto nella città dei calanchi. Nato nel 1872, la famiglia, di lontane origini marchigiane, era di Mutignano, dove il papà Ilario, battezzato con il nome del Santo patrono del paese, gestiva una piccola pensione.
Giovanni studiò al liceo di Teramo, e tra i compagni delle classi superiori ebbe Luigi Antonelli. Quest’amicizia consolidò l’amore per il teatro, e in particolare, per il melodramma. Laureato in giurisprudenza all’Università di Macerata, non divenne mai ufficialmente Avvocato. Poteva fregiarsi del titolo di “Dottore”, ma potendo esercitare cause pretorili, era Avvocato “ipso facto”. Dotato di ottimo lessico e chiarezza espositiva, ad Atri, quando c’era una causa dove l’Avvocato Pacchioli doveva difendere qualcuno, i ragazzi marinavano la scuola, specialmente se il tempo era inclemente e il “filone” sarebbe stato sgradevole con freddo pungente alla villa comunale o in qualche vicoletto della cittadina. Si mettevano ad ascoltare “Don” Giovanni Pacchioli, perché era piacevole acculturarsi con lui.
Ad Atri viveva nella casa del cognato, Luigi Giardini, marito della sorella Mariassunta, anch’egli originario di Mutignano. Era fratello di Don Antonio, Economo del Seminario di Atri, cappellano delle Figlie della Carità presso il vecchio ospedale civile. Lo stabile avito, originariamente, si affacciava su Via Trinità, e con il cavalcavia quasi al centro di Vico Giardinetto (così denominato dalla famiglia Giardini), c’era il collegamento con Palazzo Sanguedolce, altra famiglia legata a Mutignano.
Fu in prima linea in tanti momenti di vita popolare atriana, come quando la Cattedrale divenne monumento nazionale (1899) e qualche anno dopo, con la visita di Giuseppe Sacconi, per la costituzione del primo nucleo del Museo Capitolare. L’Avvocato Pacchioli conosceva benissimo l’archeologo Felice Barnabei, cugino di Don Antonio Giardini, e quindi atriano per parte di madre. Lo chiamava affettuosamente “zio Felice”.
L’Avvocato Pacchioli amava lunghe passeggiate, spesso con l’amico Arnaldo Zanni. Amavano camminare pure nelle ore piccole, per ascoltare il cinguettio degli uccelli, alla villa comunale. Arnaldo al termine della passeggiata, riaccompagnava, ovviamente a piedi, l’Avvocato a casa, ma quando l’amico era sulla soglia dell’abitazione, riconduceva Arnaldo alla sua abitazione. Questo piacevole tennistavolo, poteva durare pure un’ora, non perché “Don” Giovanni Pacchioli aveva bisogno di una scorta, ma per concludere piacevolmente la conversazione.
Conosceva a menadito le opere liriche e le canticchiava. Si divertiva a scrivere stornelli in italiano, per occasioni calendariali, come l’Epifania, quando porgeva piccoli doni ai nipoti, nella sua casa, sempre in Via Trinità, caratterizzata dal coronamento rettilineo, sull’esempio di tante chiese abruzzesi, come la Cattedrale di Atri.
Ormai malato, si era ritirato dalla professione e dalla vita cittadina. Le esequie furono celebrate nella Chiesa di S. Nicola, dall’Arcidiacono Mons. Aurelio Tracanna che constatò pure la dipartita. Fu tumulato nel camposanto monumentale di Atri, nello spazio della famiglia Sacripante, imparentata con i Pacchioli.
Anno di nascita e anno di dipartita di Giovanni Pacchioli, sono gli stessi, di un ecclesiastico molto importante anche per la vita musicale atriana: Don Lorenzo Perosi, anche lui con gli estremi 1872-1956. Il sacerdote tortonese è conosciuto ad Atri, perché molti brani vengono eseguiti dalla schola-cantorum “G. D’Onofrio” e dalle altre compagini corali, quando presiede il Vescovo o in altre importanti occasioni, soprattutto in Cattedrale. Uno dei mottetti, “Ecce Sacerdos magnus”, musicato dal Perosi, è menzionato nella prima poesia della raccolta “Lu ‘ttavette” di Antonino Anello, cantore per tutta la vita in varie formazioni ceciliane.
SANTINO VERNA




