Oltre la Resistenza

Mia nonna, Ilde all’anagrafe ed Emilia per tutti, è nata il 19 aprile del 1927. Quando penso alla Seconda guerra mondiale, ai momenti che ne hanno decretato la fine, al periodo della Resistenza, alle staffette, io peso a lei, al suo essere forte e gentile, in lei vedo tutte le donne che hanno sacrificato la propria vita per la Patria e per la Libertà dei figli della Patria.

Vorrei sussurrarvi delle staffette partigiane, delle donne coraggiose che hanno votato per la Repubblica, che hanno scritto la Costituzione, che sono state elette in Parlamento.

Le donne, il motore di ogni lotta quando è in pericolo la vita dell’umanità, il loro impegno fu un vero atto di emancipazione politica e sociale.

Molte pagarono un prezzo altissimo, alcune non hanno un nome e un volto per essere ricordate, quasi tutte hanno subito soprusi, torture e violenze prima di morire.

Tutte sono state riscattate dalla voce delle 21 donne della Costituente che parteciparono attivamente all’elaborazione del testo della Costituzione. Le Costituenti, pur appartenendo a gruppi politici differenti, trovarono il modo di garantire alle Italiane e agli Italiani eguaglianza di diritti e pari opportunità nella nuova Carta costituzionale dell’Italia democratica entrata in vigore il 1° gennaio 1948.

Pesco il sussurro che celebra la memoria di tante straordinarie figure, nel ricordo di me bambina che, insieme al nonno Luigi guardava Tg Parlamento e ascoltava attenta, concentrata, ammirata una donna da emulare: Nilde Iotti.

Nilde Iotti nasce a Reggio Emilia il 10 aprile 1920 da una famiglia socialista, educata al cattolicesimo che abbandonerà quando “la ragione prevarrà sul sentimento”. Laureata in Lettere (Università Cattolica di Milano) di professione insegnante. Antifascista, donna della Resistenza, eletta all’Assemblea costituente partecipa alla stesura della Costituzione (Articolo 29, Articolo 30 e Articolo 31), eletta al Parlamento Europeo nel 1969 ne promuove l’elezione diretta dei cittadini.

Presidente della Camera (prima donna Presidente) dal 1979 al 1992, politicamente impegnata nel PCI fino alla sua metamorfosi in DS.

Una donna che ha sfidato la morale e il partito, vivendo con coraggio, un legame spezzato solo dalla morte: l’amore per il compagno Palmiro Togliatti.

Una grande italiana in prima linea nelle battaglie civili per l’emancipazione femminile; dalla legge sul divorzio alla riforma del Diritto di Famiglia; dalla legge n. 194 all’abolizione del delitto d’onore; dal sostegno all’accesso delle donne a tutte le professioni pubbliche (abolizione clausola di nubilato 1963) alla tutela della lavoratrice madre; per quindici lunghi anni ha lavorato alla riforma delle norme contro la violenza sessuale: legge n.66 del 15 febbraio 1996.

I diritti civili permettono alla donna di emanciparsi, non sono più oggetti ma soggetti di diritto autonomo, libere di autodeterminarsi, sono il frutto dell’impegno delle donne che sono andate oltre la Resistenza.

Il punto è che mentre la me bambina era attratta da un carisma di cui ignorava la profondità, la me adulta, conscia dell’eredità ricevuta, sente di avere un debito con Nilde e con tutte le donne che hanno lottato e sofferto per i diritti civili che, ricordiamolo, non sono conquiste immobili, ma processi vivi, che possono essere messi in discussione, per questo richiedono cura costante, vigilanza e consapevolezza del loro valore.

Il solco tracciato da queste figure straordinarie è la strada che oggi mi permette di essere una donna libera, di decidere socialmente del mio futuro, la stessa strada che mi impegna a guardare avanti verso nuove conquiste, con la consapevolezza che il rigore, il metodo, lo studio, siano i presupposti sempre validi per cambiare il mondo. Custodire questa eredità non è solo gratitudine storica, ma gratitudine in azione, che mi rende sentinelle di giustizia, di democrazia e di libertà.

Gabriella Savini