COSCIENZA IMMOLATA

È difficile scrivere questa settimana senza risultare in ritardo rispetto alla rapidità con cui circolano le notizie. È un ritmo che non mi appartiene. Sono ferma a pensare ai due ragazzi di Roma, lei 23 anni e lui appena 13, che hanno trovato nella morte l’unica soluzione ad un insuccesso. Vite spezzate che generano in me sempre un dolore profondo. Allora vorrei sussurrarvi di consapevolezza di sé, chiamandola con il nome proprio: coscienza morale, finita immolata sull’altare del conformismo decretando di fatto la morte dell’anima.

Partiamo dal cum scire, dal significato della parola che racchiude in sé la consapevolezza di sapere di sé stessi, “il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo” (CCC 1776).

La coscienza morale è un “tribunale interiore” che distingue il bene dal male e valuta le azioni con un giudizio della ragione che accompagna la persona prima, durante e dopo il compimento di un atto.

Quando è illuminata dalla fede e educata alle virtù avremo una visione più religiosa, mentre quando è fondata sull’autonomia della ragione umana e sulla responsabilità sociale, avremo una valenza più laica. Tuttavia, il confine di queste due differenti prospettive della responsabilità personale risulta molto sottile, soprattutto per chi “rende ragione della speranza” (cfr 1Pt 3,8-17), motiva, quindi, la fede con la ragione e perché laico significa semplicemente non confessionale.

La coscienza laica riconosce come valori i principi universali: la libertà individuale, la giustizia, la solidarietà e l'uguaglianza, valori che vengono riconosciuti come giusti attraverso la discussione razionale e la condivisione sociale. Entrambe le prospettive orientano l’agire umano verso il bene, riconoscono l’importanza della dignità umana, della libertà e della responsabilità. Divergono nell’origine, una è trascendente e cerca una conformità al divino, mentre l’altra è immanente e si conforma all’autonomia della ragione.

"Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza” (Inferno XXVI, vv. 119-120) dirà Ulisse ai suoi uomini per spronarli all’uso della ragione senza abbandonarsi all’istinto come gli animali. L’educazione della coscienza è un compito di tutta la vita, una formazione costante e prudente che permette all’uomo di crescere moralmente, che gli garantisce la libertà e la pace del cuore. Una coscienza ben formata formula giudizi retti e veritieri secondo la ragione.

Una coscienza non educata, non formata, non aiuta l’uomo a definirsi, non gli permette di capire chi è, lascia l’uomo nell’immaturità permanente, generando malessere e allontanandolo dalla ricerca del bene e della felicità, per sé stesso e per gli altri.

Cos’è la coscienza? Ora ti spiego”, dirà il Grillo parlante a Pinocchio, “è quella piccola voce interiore che la gente ascolta raramente, per questo il mondo va così male”.

Il punto è che abbiamo smesso di educare, formare e seguire la coscienza, la vocina interiore è stata soffocata dal sound conformista, finendo a pensare per sentito dire, a vivere di parole da conversazione, a sognare i sogni di altri sognatori (Cfr. Gaber). Ma se smettiamo di incontrare noi stessi, cosa rimane? L’oracolo di Delfi gnōthi sautón è sempre valido, quando è illuminato dalla verità diventa un percorso per trovare l’autocoscienza, la conferma della propria esistenza, anche attraverso il dubbio, avere coscienza di esistere, conoscere e amare. Senza questo confronto obbligato con sé stessi viene meno la propria identità, si vaga nel vuoto dell’esistenza, confusi e insoddisfatti, schiacciati dalle paure e dalle fragilità, scie sbiadite di sé stessi, maschere in cerca di personaggi, personaggi senza amore, senza desiderio di felicità, senza propensione al bene.

La via d’uscita a questa deriva antropologica passa attraverso la riscoperta coraggiosa e onesta della propria coscienza, attraverso il coraggio di scendere nel proprio vuoto, riempirlo di dubbi autentici per diventare persone capaci di desiderare il bene, di incarnare la propria unicità e vivere la vita in pienezza. Bisogna uscire dalla caverna!

Gabriella Savini