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- Pubblicato Sabato, 28 Marzo 2026
- Scritto da Gabriella Savini
UOMINI COL GREMBIULE
Una settimana intensa, un esito referendario che ha minato la stabilità del governo, una politica internazionale che dialoga a suon di missili, fatti di cronaca che sottolineano le fragilità emotive e le crepe educative degli adolescenti.
Sorrido, pensando che questa è stata per me la settimana degli Antonio: il primo è il Santo di Padova, il secondo è il Venerabile profeta di pace e il terzo dal profumo di Vangelo che stordisce!
Allora vorrei sussurrarvi di un uomo col megafono che annuncia: “La vita è stupefacente!”.
Ho incontrato Don Antonio Coluccia nell’ambito del progetto educativo “Il Cammino dei Valori” promosso dalla Scuola Calcio Fc Notaresco in collaborazione con l’IC Notaresco, un progetto socio-educativo che promuove la legalità, l’educazione civica e il rispetto di sani principi morali.
E’ nato il 2 giugno a Specchia. Due dati che diventano indicatori del suo progetto di apostolato: la promozione della legalità, l’impegno ad una azione sociale nella comunità civile; Specchia, un paesino in provincia di Lecce, che la SP 242 collega in 8 minuti scarsi, ad Alessano, fonte d’ispirazione della sua spiritualità.
Alessano è il paese natale di Don Tonino Bello, una delle voci più significative della Chiesa degli ultimi venti anni del Novecento. Vescovo degli ultimi, dalla spiritualità profondamente radicata nella carità verso gli esclusi, ha promosso la “Chiesa del grembiule”, una Chiesa capace di chinarsi, sull’esempio di Gesù, per farsi servizio, per arrivare ad abbracciare ogni persona senza distinzione. Ha promosso la pace, in modo concreto, praticando la nonviolenza e promuovendo azioni di dialogo.
Don Tonino Bello fu nominato presidente nazionale di Pax Christi nel 1985, facendosi profeta di giustizia sulle vie della pace fino all’ultimo suo respiro. Il tumore che lo ha consumato prematuramente, il 20 aprile 1993, non impedì al vescovo di Molfetta di richiamare sempre le coscienze dei grandi della terra e degli uomini di buona volontà nel costruire la pace, che, ripeteva, “ha i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali e i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste”(cfr). Nel 1992 guidò la marcia dei 500 a Sarajevo, in piena guerra, per promuovere la nonviolenza.
Praticava pace, dialogo e accoglienza don Tonino e don Antonio Coluccia è impregnato della sua spiritualità, percorre lo stesso sentiero di nonviolenza e solidarietà, divenendo ponte tra spiritualità e azione sociale, portando speranza dove regna la disperazione.
Il motto di don Coluccia è “Non esiste Vangelo senza rischio e non esiste rischio senza Vangelo”, sulla scia del motto di don Tonino “Chi non vive per servire, non serve per vivere”.
I suoi verbi sono osare, rischiare e compromettersi, per non lasciare indietro nessuno. E lui osa, rischia e si compromette, tanto da avere una libertà limitata e regolata dagli agenti della sua scorta.
Questo non gli impedisce di essere accoglienza, è un cinquantenne energico, imponente e la sua talare ti avvolge come un manto, ha un sorriso aperto, come la Chiesa che pratica e promuove, non sulla sua parola, ma su quella del Vangelo.
Il punto è che da tempo non incontravo un testimone di fede che si fa azione, che porta luce nei luoghi oscuri e offre prospettive di rinascita e ne sono rimasta stordita. Da tempo la quotidianità è pervasa dalla voce silenziosa che solleva dalle responsabilità, mentre don Antonio con voce ferma promuove la bellezza della vita. Non ho incontrato un “santino ambulante”, ma un uomo con il grembiule, che usa megafono, fischietto e rosario, per ricordare che è possibile vivere una vita conforme al Vangelo ed essere felici.
GABRIELLA SAVINI




