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- Pubblicato Sabato, 14 Marzo 2026
- Scritto da Gabriella Savini
Una nuova rubrica
Il punto della settimana
A cura di Gabriella Savini
Benvenuti a questo nuovo appuntamento che vuole essere spazio di riflessione condivisa su un fatto chiave della settimana, una lettura umana e sussurrata della realtà.
La settimana è stata segnata dall'attacco missilistico notturno contro la base militare di Erbil, nel nord dell'Iraq, dove ha sede il contingente italiano. L'episodio si inserisce in un contesto geopolitico estremamente instabile, segnato dalle persistenti tensioni del conflitto tra Israele e Iran.
La sicurezza delle missioni internazionali torna a essere una priorità assoluta nelle agende diplomatiche europee.
La politica, oggi, è chiamata a rispondere con quella "visione" che uomini come David Sassoli hanno sempre difeso, una politica che non si limiti alla gestione delle emergenze o alla protezione dei confini, ma che sia guidata da un progetto ideale e morale superiore; una risposta che esprima un’identità politica che crede fermamente nella democrazia come sistema di giustizia e libertà capace di guardare oltre il presente.
Sassoli è stato un uomo garbato che ha parlato senza urlare, che non ha alzato muri, che ha coniugato la fermezza dei valori con la dolcezza del dialogo. Un uomo del suo calibro, che ha fatto della politica uno spazio in cui prendersi cura degli altri, manca terribilmente. Era il volto elegante di una politica che ha profondo rispetto per tutti i cittadini, con lui le istituzioni sembravano più vicine, più umane, più giuste.
Determinato a voler costruire un Europa che fosse davvero “casa”, un luogo di solidarietà e speranza per i più fragili. Ricordo nitidamente il suo discorso di insediamento alla Presidenza del Parlamento Europeo: “L’Unione Europea non è un incidente della Storia. Io sono figlio di un uomo che a 20 anni ha combattuto contro altri europei, e di una mamma che, anche lei ventenne, ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie. […] non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della Storia. Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul sangue dei giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia, sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, sull’ansia di giustizia degli eroi del Ghetto di Varsavia, sulle primavere represse con i carri armati nei nostri paesi dell’Est, sul desiderio di fraternità che ritroviamo ogni qual volta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi virtù. Non siamo un incidente della Storia, ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia”.
Parole che vorrei sentire pronunciare ancora oggi da politici illuminati e illuminanti, invece siamo rintronati da urla di becera propaganda.
Dove sono finiti gli uomini, i politici visionari di un tempo?
Forse guardando verso ovest, brilla la luce estremamente Resistente di un leader sicuro di sé e capace di proiettare un’immagine di modernità e determinazione, che sogna una Europa autonoma e profondamente integrata in un unico progetto di pace, una Europa non “servile” verso le potenze esterne. Pedro Sánchez. Ecco, lui mi sembra un politico sullo stile di Sassoli, definito un "sopravvissuto" perché capace di ribaltare situazioni apparentemente disperate, abile negoziatore e promotore di tavoli di dialogo.
Oggi Sánchez sembra essere uno dei rari leader che con gentilezza e coraggio percorre la strada dell’impegno civile vissuto come un atto d’amore per la democrazia.
Il punto è che l’arte suprema di amministrare la polis per garantire il bene comune, la giustizia e la felicità dei cittadini, sembra non essere più una prerogativa della classe politica, sempre più arroccata nei propri privilegi. La visione platonica esposta nella Repubblica manca della materia prima: l’equilibrio interiore e la saggezza, perché il politico non ha solo la gestione del potere, ma il compito di educare i cittadini alle virtù per uno Stato con un’anima collettiva.
Una politica che smette di essere paideia e ricerca del bene comune, scade in tecnica di conservazione del potere, con leader amministratori dei propri interessi.
Attendo, dunque, uomini e donne capaci di recuperare, il senso profondo della polis, mettersi con coraggio al servizio di una idea di società che renda i cittadini migliori, perché la democrazia, senza virtù e saggezza, inaridisce.
GABRIELLA SAVINI




