PELLEGRINAGGIO AD ASSISI
IL MIO INCONTRO CON FRANCESCO

Il Vangelo di Giovanni si apre con la domanda di Gesù a due discepoli: “Chi cercate?” (Gv 1,38).

L’inizio di un viaggio racchiude una ricerca, si esce dall’ordinario per aprirsi allo straordinario.

Il pellegrino è un viaggiatore capace di superare i propri confini ed iniziare un cammino che porta alla scoperta della propria storia. Un viaggio che presenta le sue fatiche ma che “non sono così dure se sostenute dalla realizzazione delle proprie speranze” (Cfr. Egeria).

Le speranze del mio pellegrinare non sono state disattese, l’appuntamento con il Santo di Assisi non è stato solo un appuntamento con la storia, ma un incontro rasserenante, shalom e salam, in italiano pace, ma in ebraico e in arabo esprimono qualcosa di profondo che ha a che fare con la propria integrità, completezza e armonia interiore.

“Il Signore ti dia pace”, con queste parole, le stesse che San Francesco usava nel salutare i fratelli e le sorelle che incontrava, la comunità francescana ha accolto i pellegrini che con loro si sono uniti a venerare le spoglie mortali del Santo.

L'ostensione straordinaria delle spoglie mortali di San Francesco, iniziata il 21 febbraio 2026 presso la Basilica di Assisi, rappresenta un evento senza precedenti nella storia. Per la prima volta, i resti del Poverello sono stati trasferiti dalla cripta sotterranea all'altare papale della Basilica Inferiore per permettere una venerazione diretta.

Questa iniziativa si inserisce nelle celebrazioni per l'VIII Centenario del Transito del Santo (1226-2026) e ha già richiamato circa centomila pellegrini nella sola prima settimana.

L'evento non è solo un richiamo al passato, ma un invito a vivere la santità come "esperienza incarnata". Vedere i resti di Francesco, solitamente celati dal 1818 (anno del loro ritrovamento sotto l'altare), offre ai pellegrini un momento di preghiera ravvicinata e silenziosa in un'atmosfera di profonda commozione.

Non è un esercizio di macabro turismo religioso, ma un fluire, esattamente come la vita, verso una direzione, perché il senso del pellegrinaggio non è solo nella meta, ma nella trasformazione che avviene durante il cammino.

Il pellegrino è un viaggiatore lento, che ha bisogno di abitare il tragitto, non corre, non deve arrivare prima, deve attraversare il tempo in silenzio, riordinare le priorità della propria vita e abbandonarsi alla grazia della speranza e della pace.

Si torna a casa con la consapevolezza e l’impronta nel cuore di una grazia ricevuta, una luce trovata lungo la strada, capace di illuminare il quotidiano da cui ripartire, per rinnovare il nostro stare nel mondo come testimoni d’amore.

GABRIELLA SAVINI