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- Pubblicato Martedì, 17 Febbraio 2026
- Scritto da Santino Verna
RICORDO DI TOBIA RANALLI.
UN ATRIANO D’ALTRI TEMPI
Ha concluso la giornata terrena, Tobia Ranalli, molto conosciuto in Atri, perché con la moglie Giuseppina Di Vittorio e il figlio Giuseppe, gestiva un bar, in pieno centro. Nato nel 1934, la moglie negli anni ’80 aveva rilevato il caffè “Italia”, avviato dopo l’ultimo conflitto mondiale da Jerzy Sporys, originario della Polonia e Santina Quaranta, di Montepagano. Il caffè era conosciuto come bar “del polacco”, anche se la denominazione ufficiale era “Italia”, in omaggio alla nazione che aveva accolto Giorgio (conosciuto con il nome italianizzato), artista figurativo.
Il caffè di Giuseppina, inizialmente era ubicato nello stesso locale di Giorgio, rinomato non solo per i maritozzi alla panna, le tante altre paste, le bevande e i gelati artigianali, apprezzati dai pescaresi, felici di salire in Atri, nelle torride estati, per la passeggiata alla villa oppure per assistere ad uno dei tanti eventi musicali e culturali, in passato molto meno di oggi, nelle due piazze e più tardi, nei larghi quasi nascosti della parte intramurale.
Tobia lo potevi incontrare al bar o lungo le vie di Atri, sempre garbato e discreto. Pochi anni dopo l’inizio della gestione Ranalli-Di Vittorio, l’esercizio fu trasferito nella parte opposta di Corso Elio Adriano, perché nello storico bar “del polacco” fu avviata un’altra attività.
Diversi anni fa, Tobia aveva perso la moglie Giuseppina, ricordata quando girava per Atri con la sua bianca utilitaria, e la seconda casa era diventato il circolo ricreativo sociale, al pianterreno di Palazzo Ricciconti, dove incontrava amici di vecchia data, avventori del bar del Corso. Tra questi Alfonso Marcone, presente al suo caffè, anche perché per tanti anni ha lavorato alla sede centrale dell’ITC “A. Zoli”.
Per motivi di salute, Tobia, poco prima di passare all’altra riva, non si recava più al circolo all’ingresso del rione Capo d’Atri, tornato all’attenzione, per la scalinata di collegamento con il nuovo parcheggio, a Sud del centro storico.
Sorella morte ha bussato alla sua porta, nella domenica con il Vangelo del discorso della montagna, dove gli insegnamenti di Gesù, dicono a chiare lettere che pieno compimento della legge è l’amore. Siamo vicini alla famiglia Ranalli con la preghiera e l’affetto, ricordando Tobia e lo storico caffè di Giuseppina, come uno dei luoghi di socializzazione e condivisione, non solo degli atriani, ma di tanti abitanti del mandamento, saliti nella città ducale, non solo il lunedì per il mercato, ma per tanti altri momenti feriali nel corso dell’anno.
SANTINO VERNA




