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- Pubblicato Sabato, 17 Gennaio 2026
- Scritto da Santino Verna
HA SEGNATO LA STORIA DELLA NOSTRA
CITTA’ DON GIOVANNI D’ONOFRIO A 25 ANNI
DALLA DIPARTITA
Un prete “non da sacrestia” , con la profonda
intelligenza e un cuore grande
La mattina del 25 gennaio 2001, festa della Conversione di San Paolo, le campane della Basilica Concattedrale di Atri, annunciavano la nascita al Cielo di Don Giovanni D’Onofrio, storico Parroco di S. Maria. Un dolore che sconvolse tutti gli atriani e quanti avevano avuto la gioia di conoscerlo, in tanti altri luoghi.
Don Giovanni era nato a Forcella, nel comune di Teramo, nel 1931 da Vincenzo e Albina Torbidone. Il papà suonava nella banda del paese e il piccolo Giovanni, da subito coltivò la passione per l’arte ceciliana. Chierichetto in Parrocchia, entrò nel Seminario di Teramo, proseguendo poi nel “Pianum” di Chieti. Ordinato sacerdote nel 1955 dall’allora Vescovo di Teramo e Atri, il Servo di Dio Mons. Amilcare Battistelli, divenne Parroco di Cesacastina, uno dei piccoli paesi della montagna aprutina. Si conquistò l’affetto dei parrocchiani, soprattutto dei giovani, con i quali lavorò molto da padre, maestro e amico.
Nel 1958 andò a Roma per gli studi teologici e giuridici. Fu vice-assistente della GIAC, affiancando Mons. Filippo Franceschi, poi Arcivescovo di Ferrara e Padova, prematuramente scomparso per via di un male ribelle. Nel 1967, pochi mesi dopo l’ingresso di Padre Abele, accettò il ritorno nella diocesi di origine, con la nomina di Parroco di S. Maria nella Cattedrale di Atri. Giunse all’inizio dell’anno pastorale, nel clima del Concilio. Era molto legato a San Paolo VI, del quale conservava la fotografia, nell’ufficio parrocchiale, accanto alla Cappella del SS. Sacramento.
Don Giovanni si conquistò subito l’affetto di giovani e meno giovani, in una cittadina morbosamente legata alle tradizioni. Seppe innestare lo spirito conciliare nella città acquaviviana. Docente di religione e di diritto ed economia, fino al pensionamento, fu pure insegnante di diritto canonico al Pontificio Seminario Regionale. Fu solerte guida del gruppo ministranti, molto nutrito e preparato, e il momento clou, elogiato da prelati e laici, la consacrazione episcopale di Mons. Leopoldo Teofili, nel 1974, nella Cappella della “Domus Mariae”.
Molto legato alla Chiesa di S. Francesco, dopo la partenza dei Frati Minori Conventuali, decisa al Capitolo del 1972, la volle succursale della Cattedrale e vi curava tanti momenti liturgici, culturali e sociali, come la festa del Santo Poverello e la tredicina di S. Antonio. Visse momenti intensi per la diocesi, come il Congresso Eucaristico, e la storica visita di S. Giovanni Paolo II, la mattina del 30 giugno 1985.
Consigliere dell’ospedale “S. Liberatore”, fu molto attivo nel sociale. Certamente non un prete “da sacrestia”, ma sempre legato alle tradizioni, da lui rinverdite e rianimate, come l’apertura della Porta Santa, nell’imminenza del Grande Giubileo del 2000. Curava il coro dei giovani, ogni domenica puntualmente presente sotto la volta quadripartita di Andrea Delitio, e voleva voci ben curate, perché “invece della Cappella Sistina, può diventare Cappella Si-Stona”.
Nel 1999 volle la ricostituzione del coro cittadino, per l’animazione delle Messe più solenni dell’anno, rimpolpando la storica cantoria di S. Francesco, con i cantori passati all’altra riva e quelli di più esperienza, coinvolgendo diversi giovani della Parrocchia. Il debutto fu la solennità dell’Immacolata, con il canto, tanto atteso dagli atriani, del “Tota Pulchra” di P. Alessandro Borroni, eseguito un tempo, tutte le sere della novena, nella gremitissima S. Francesco. Promosse il restauro della Chiesa di S. Reparata, e lanciò l’iniziativa la notte di Natale 1999, quando S. Giovanni Paolo II, in S. Pietro, apriva il Grande Giubileo del 2000.
Un anno e mezzo prima di incontrare “sorella morte” veniva eletto Presidente del Capitolo. Minato nel fisico, per la salute non perfetta, è rimasto “al chiodo”, come amava ripetere, fino all’ultimo respiro. L’ultima apparizione pubblica, il 20 gennaio 2021, festa di S. Sebastiano, quando la Cattedrale atriana fu scelta per la festa dei VV.UU. e in quell’occasione prestò servizio il neonato coro cittadino, ora con il suo nome. Si leggevano sul volto stanco, i segni della sofferenza, anche se sembrava ripreso.
La vocazione a ricomporre dissidi e dissapori, con la sottile ironia, la profonda intelligenza e il cuore grande, un po' come l’uomo di latta del mago di Oz, gli conquistò la benevolenza e l’affetto dei parrocchiani e degli atriani.
Ora riposa nel camposanto di Forcella, accanto ai genitori che lo avevano seguito nel non breve periodo in Atri. La schola-cantorum, presieduta da Mario Ferretti e diretta dal M° Gian Piero Catelli prosegue alla grande l’opera di Don Giovanni, non solo nei numerosi concerti attenzionati dal pubblico e dalla critica specialistica, ma nell’animazione liturgica in Cattedrale, nel Santuario Diocesano di S. Rita e in altre Chiese, aiutando i fedeli a pregare, come diceva Don Giovanni, per lodare il Signore con tutto il cuore.
SANTINO VERNA




