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- Pubblicato Giovedì, 15 Gennaio 2026
- Scritto da Santino Verna
UN VIAGGIO NELLE NOSTRE TRADIZIONI
I GRUPPI MINORI DEL SANT’ANTONIO ABATE IN ATRI
In Atri, la rappresentazione ufficiale del Sant’Antonio Abate era affidata a Umberto Sacripante che ha lasciato al figlio Paolo, questa prestigiosa eredità artistica. E’ la rappresentazione musicata di Antonio Di Jorio, con aspetti operettistici, composta per le case delle famiglie aristocratiche e portata in tutta Europa. Da quasi mezzo secolo, accompagna alla fisarmonica il M° Prof. Comm. Concezio Leonzi, direttore dell’archivio-museo “A. Di Jorio” e del relativo coro folkloristico.
Nel corso dei decenni, alcuni gruppi di ragazzi hanno imitato la compagnia ufficiale, misurandosi con l’opera del Maestro di Atessa, mentre altri hanno eseguito il S. Antonio più semplice, in pari tempo, più conosciuto, in quanto orecchiabile e popolare, di autore anonimo, con trascrizione di Ettore Montanaro e diffusione di Ennio Vetuschi.
La compagnia più vicina all’ufficiale, negli anni ’80, vedeva Domenico Di Giovanni, nei panni del S. Antonio e Concezio Del Principio, nelle vesti del diavolo. Concezio, pluripremiato scrittore e poeta, autore teatrale, molto impegnato nel sociale, ha portato avanti per tantissimo tempo la parte del demonio, con Umberto e Paolo Sacripante. Il binomio Di Giovanni- Del Principio, fu immortalato da Ettore Cicconi, in una foto, sul sagrato della Chiesa di S. Agostino, diversi anni prima della trasformazione del sacro edificio, in sala polifunzionale per la cultura. La foto aveva lo scopo di documentare le tradizioni calendariali atriane ed è tornata all’attenzione in occasione del convegno sui fuochi rituali, con doveroso collegamento ai “faugni”. Questa compagnia, con accompagnamento di Gian Carlo Angelozzi e Graziano Cellinese, fu ripresa da “Uno mattina”, il 5 dicembre 1989, con intervista di Monica Leofreddi, anche se, per i tempi limitati della RAI, fu eseguito un telegrafico pezzo del S. Antonio, in Piazza Duomo.
In quegli anni, spontanee compagnie di ragazzi si cimentavano nella rappresentazione del S. Antonio. Per Capo d’Atri, Gian Carlo Giorgini, nelle vesti del S. Antonio, affiancato da Alessio Melchiorre- Ricci, oggi affermato cantante, nella parte del diavolo. Per le aree rurali, con solerte guida del M° Alfredo Costantini, il S. Antonio veniva interpretato da Marco Della Sciucca, il diavolo da Daniele Ferri. Fu utilizzato un cappello del Milan per il costume del demonio, quasi a sottolineare la passione calcistica degli interpreti. Alla fisarmonica si alternavano Mario Ferretti, attuale presidente del coro “G. D’Onofrio” della Concattedrale e uno dei pilastri del gruppo ministranti della Basilica di S. Maria, e Tony Nespoli, attuale organista di S. Nicola, anche lui pilastro dei ministranti della medesima Parrocchia.
Poco prima del covid19, un altro gruppo non ufficiale è tornato alla ribalta, con organizzazione della schola-cantorum “A. Pacini”, sempre con testo e musica del Maestro Di Jorio. Protagonisti questa volta Adriano Astolfi e Gian Carlo Angelozzi. Ma un cambiamento culturale -direbbe Emiliano Giancristofaro- era registrato: la rappresentazione non più itinerante nelle case, almeno quelle dove il gruppo era invitato, ma in location teatrale.
Un anno, il 17 gennaio, fu la volta di un gruppo non atriano, per il Corso, a rallegrare la gente con le tentazioni subite da S. Antonio. Il poeta Antonino Anello arricciò il naso, e sette mesi dopo, la riflessione, in un componimento dialettale. Quella compagine di riproposta, sembrava uscita da qualche TV commerciale, dove abbondano stornelli, canti e rappresentazioni sul Santo più amato del mese di gennaio.
SANTINO VERNA




