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- Pubblicato Mercoledì, 07 Gennaio 2026
- Scritto da Santino Verna
Ha amato la nostra città
RICORDO DEL MAESTRO RAFFAELE RICCIUTI
Il 22 dicembre scorso, ha concluso la giornata terrena, il Maestro Raffaele Ricciuti, amico di Atri. Nato a Fara S. Martino, il 5 marzo 1928, da Alberto e Rosa Natale, fu battezzato con il nome del nonno paterno, uno dei primi mugnai del paese della pasta. Dopo un anno e mezzo, nacque il fratello Mario, venuto a mancare due anni fa.
Studente alle Magistrali a Lanciano e Pescara, il Maestro Raffaele espletò un concorso RAI, negli anni ’50 e conobbe lo scrittore e critico d’arte Pasquale Scarpitti. Insegnante alla scuola elementare di Fara per una vita, promosse, per andar incontro alle famiglie lavoratrici del paese, il tempo pieno e l’introduzione dei tre maestri, per infondere più vitalità alle classi. Il Maestro Raffaele si riservava il campo umanistico, mentre il fratello Mario preferiva quello scientifico.
Appassionato di calcio, Raffaele fondava nel 1968 la squadra di Fara, con l’inseparabile fratello Mario, il Dott. Paolo Alleva, patron della piccola industria di liquori e il Dott. Marino Rutolo, medico di famiglia. Diede i colori sociali biancoverdi, perché anche in quella maglia veniva ricordata la vocazione e la salvaguardia del paese. Tifoso della Juve, a differenza del Maestro Mario, interista, era osservatore del Pescara, carsicamente tifoso, soprattutto quello di Galeone e Reia. Seguiva molte partite casalinghe dei biancazzurri, senza dimenticare il Fara, al campo di Capolemacchie.
Promotore della marcia ecologica della Valserviera, il Maestro Raffaele, per la difesa della montagna, scese in politica alla fine degli anni ’70, appoggiando l’amico medico Dott. Pier Luigi Natale, Sindaco di Fara per 14 anni. Il paese ottenne status di comune denuclearizzato e furono poste le basi della riserva naturale della Maiella, prima di arrivare al parco. Il Maestro Raffaele ha scalato tante volte la montagna e la raccontava a tutti con febbrile passione.
Altro interesse del Maestro, la letteratura italiana e straniera. A Roma incontrò una volta Giuseppe Ungaretti, insieme all’amico Dott. Rutolo, e l’emozione fu enorme. Appassionato del Petrarca e Alda Merini, negli ultimi tempi coltivò lo studio di Gabriele D’Annunzio, soprattutto per il legame con l’amata montagna. Amava declamare le poesie di Cesare De Titta, il sacerdote umanista in sidecar, ospite tante volte di casa Alleva.
Il Maestro Raffaele aveva sposato nel 1956 la Prof.ssa Teresa Maria Verna, docente di lettere e hanno avuto due figli medici, Alberto e Ettore, residenti e operanti rispettivamente a Lanciano e Pescara. Ha avuto quattro nipoti e tre pronipoti. Con la moglie Teresa ha vissuto gli ultimi anni a Pescara, coltivando il profondo interesse della lettura. Aveva sofferto molto della dipartita della moglie, e un anno e mezzo prima della morte, aveva avuto un ictus. Ad Atri lo ricordano tutti con sconfinato affetto, quando veniva, soprattutto in estate, oppure, in qualche edizione, alla festa di S. Rita. Le conversazioni erano un viaggio aereo, dove decollo e atterraggio riguardavano sempre Fara che una volta definì, la capitale del mondo. Non era sfacciato campanilismo o peggio, sterile provincialismo, ma amore delle radici che da un puntino dell’umanità, per dirla con una canzoncina dei bambini, giunge agli estremi confini della terra.
SANTINO VERNA




