La calda onda dei ricordi

I PERSONAGGI DEI “FAUGNI” DELLA MIA FANCIULLEZZA.

Ho partecipato, ininterrottamente, alla sfilata dei “faugni”, dal 1983 al 1995, e ogni edizione ha lasciato un segno particolare. Ho vissuto questa festa, accanto a mio papa, molto affezionato ai “faugni”, pur non essendo stato un portatore. Mio padre ha partecipato fin quasi all’ultimo respiro. Fu l’edizione 2009 la sua ultima volta, con mielofibrosi già in corso. L’anno seguente, con la splenomegalia e altre complicazioni, non riuscì a svegliarsi alle 4 del mattino, nella festa dell’Immacolata. Avrebbe concluso la giornata terrena cinque mesi dopo.

Ripercorrere le edizioni dei “faugni” vuol dire per il sottoscritto mettere a fuoco alcuni personaggi legati alla kermesse dicembrina, cominciando da uno dei presidenti del comitato, Antonino Modestini. Organizzò una delle edizioni più importanti, quella del 1984, quando era ricordato il bimillenario mariano. Infatti due anni e mezzo dopo, fu aperto l’anno mariano, da S. Giovanni Paolo II nella Basilica di S. Maria Maggiore. Tonino, con discrezione dietro le quinte, dirigeva la festa e per l’edizione 1984 era pronta la dalmatica della statua dell’Immacolata, abitualmente custodita nell’omonima cappella di S. Reparata. La dalmatica fu preparata dalle Suore di S. Giuseppe, in quegli anni operanti nell’istituto di Pescara, ad un tiro di schioppo dalla Cattedrale di S. Cetteo.

Altro personaggio, Giuseppe Antonelli, insigne scultore. Legato a tutte le tradizioni atriane, usciva puntualmente alle prime luci dell’alba, intabbarrato nel mantello che ne accentuava la paterna e tenera fisionomia. Peppino con fierezza diceva di essere il più anziano a partecipare. Ai “faugni” ha dedicato una scultura in argilla, poi fusa in bronzo. Partecipò alle ultime edizioni della sua vita, con la Messa “di notte” (come diceva Don Luigi Illuminati) in S. Francesco, perché nel 2004, la Cattedrale fu chiusa per gli ultimi restauri. Per gli atriani fu grande gioia tornare nella Chiesa del Patriarca dell’Ordine Serafico, per la novena e la festa dell’Immacolata, e nel 2004 si celebravano i 150 anni della promulgazione del dogma.

Roberto Modestini era altro immancabile partecipante. Munito di giaccone, “sparviero” (berretto con copertura delle orecchie) e guanti, usciva dalla casa di Vico Troli, dove nelle ore piccole erano scoppiati tanti mortaretti dai ragazzi di Porta Macelli o del rione S. Antonio, diretti in Piazza Duomo. Era un po' la guida antropologica della kermesse, perché ricordava tanti aneddoti della tradizione. Condivideva con mio padre, tutti gli anni la sfilata dei “faugni” e anche l’altro appuntamento mariano, in orario antelucano, del pellegrinaggio alla Madonna delle Grazie, in c.da Cona.

Al suono della banda, partiva la sfilata, imboccando (una volta) Corso Elio Adriano, ma Roberto e mio padre, non sempre seguivano il percorso al completo, perché prendevano qualche vicoletto del centro, per gustare la visione dei fuochi. Due osservatori privilegiati, erano il “ferro” del sagrato della Trinità e il piazzale di S. Giovanni. Nel 1986, per motivi organizzativi, la Messa in Cattedrale, fu celebrata alle 7. In quell’ora “buca” io, con mio padre e Roberto, salimmo in Piazza duchi d’Acquaviva, per una breve passeggiata, in attesa della celebrazione eucaristica, non gremita come ai tempi di mio nonno che partecipò per la prima volta, nel 1933.

La mattina dei “faugni” si concludeva in casa di Mario Muscianese-Claudiani e Concettina Centorame, in Largo Forcella, uno spiazzo tornato all’attenzione nel 1998, quando divenne location di “Serata sotto le stelle”. Concettina festeggiava l’onomastico e offriva la colazione a parenti e amici, ovviamente a base di dolci, come vuole la tradizione abruzzese. L’incontro era motivo di piacevole commento dell’edizione dei “faugni” e nel 1987, si parlò della festa di due giorni prima, nella Chiesa di S. Nicola.

Alla festa era spesso presente Piergiorgio Cipollini, storico locale, scrittore e regista teatrale. Su un’agile guida di Atri, aveva velocemente scritto della kermesse dicembrina. Nel 1991 fu intervistato da mio padre, per il TG3. Il servizio, di pochi minuti, andò in onda nel primo pomeriggio e la sera, e riguardò non solo la sfilata per le vie di Atri, ma la celebrazione in Cattedrale, con la telecamera puntata sugli affreschi di Andrea Delitio e gli autori convenzionalmente detti minori.

Piergiorgio, venuto a mancare nel 2020, nella festa di S. Lucia, quindi in una data legata ai “faugni”, parlò dei fuochi solstiziali sul sagrato della Cattedrale, con la lunetta, di leggibilità non immediata, raffigurante l’Assunzione di Maria in Cielo. Gli atriani erano contenti della venuta delle telecamere del TG3 da Pescara. I tecnici affrontarono la levataccia antelucana, ma erano contenti di salire nella città degli Acquaviva. I “faugni” incuriosivano i pescaresi, anche perché all’epoca avevano un aspetto misterioso, a differenza delle farchie, molto più presenti nella nastroteca di Via De Amicis, anche per motivi di contiguità territoriale.

Ettore Cicconi, direttore del Museo Etnografico, ha detto dei faugni come dell’analisi dell’anno. La festa atriana è anticipo del veglione di fine anno. La mattina dell’8 dicembre è anche il luogo per ricordare quanti son passati all’altra riva. Tutte le feste atriane ricordano quanti hanno lasciato questo mondo, ma l’Immacolata ancora di più, sposando gioia e malinconia, sul sagrato di una delle chiese più belle del mondo.

SANTINO VERNA