Una “FIAVOLA” che accarezza la fantasia del cuore
CONTENTELLO E LA FARFALLA 

Là dove il vento porta le foglie cadute, viveva, un tempo, un uomo che si chiamava Contentello. La sua casa era situata sulla estremità di una collina e un recinto di legno la circondava tutta.

Sua moglie era morta da parecchi anni e lui, non avendo avuto figli, si era sempre dedicato alla cura delle sue cose.

Gli abitanti del paese vicino lo descrivevano come un uomo strano e non capivano il suo modo di vivere lontano da tutti senza sentire il bisogno di stare un po' con gli altri.

Le sue giornate erano scandite dalle faccende di casa e il tempo libero che gli restava era dedicato al suo orticello e agli animali che aveva con lui.

Contentello era un tipo molto preciso. A casa sua non mancava nulla e non c’era nessuna cosa fuori posto. Anche le piantine che aveva nei vasetti sui davanzali delle finestre erano curate in maniera perfetta.

La sera andava sempre a dormire con una estrema contentezza e, in fondo in fondo, alla sua vita non chiedeva nulla di più di quanto non avesse già.

Un giorno particolarmente faticoso lo spinse ad andare a letto molto più presto del solito.

Fu così che, all’indomani, mentre un raggio di sole lo svegliava delicatamente, dalla finestra socchiusa della sua camera entrò una farfalla che si posò sulla punta del suo naso.

Era veramente fantastica e i suoi colori somigliavano a quelli del mantello di una fata. Il rosso e il giallo si fondevano con il celeste e il blu e una serie di pois bianchi erano disseminati sui bordi e al centro delle ali.

Ad un certo punto Contentello iniziò ad arricciare il naso e quando si svegliò vide un insieme di colori che danzavano davanti ai suoi occhi.

── Buongiorno! ── esclamò la farfalla.

Contentello la guardava inebetito, ma continuava a tacere.

── Sveglia dormiglione! È ora di seguire i raggi del sole! ──

── Ma, ma, io veramente! ── borbottò Contentello.

── Niente scuse! ── rispose la farfalla.

── Ma, ma, io non posso! Devo lavarmi, devo fare colazione, devo stendere il bucato di ieri sera, devo preparare il lievito madre, devo…devo…devo… ──

── Troppi “devo”! Ti dò solo un minuto per vestirti! Ci siamo capiti? Io non mi fermo, vado di fretta, sono qui solo di passaggio! ──

All’udire quelle parole così convincenti, Contentello balzò subito in piedi e, mentre la farfalla lo aspettava sul raggio di sole che illuminava la stanza, si cambiò in un battibaleno.

── Ma adesso come… dove… cosa dobbiamo…? ──

── Troppe domande! Apri la porta, seguimi e stai tranquillo! ── e così dicendo la farfalla volò fuori mentre Contentello saltellando goffamente la seguiva frastornato.

Di tanto in tanto si fermavano vicino a qualche fiorellino e la farfalla succhiava il nettare sorridendo per le goccioline di sudore che scendevano sul viso di Contentello.

A dire il vero lui non aveva mai saltellato tanto in vita sua e non si spiegava perché lo stesse facendo adesso, perdipiù correndo dietro ad una farfalla appena conosciuta.

Il sole intanto si era levato in alto e la calura aumentava sempre di più.

── Ti vedo un po' in difficoltà. ──

── Ma dove stiamo andando? Per fare cosa? ── ribatté Contentello.

── Tu fai troppe domande mio caro! Te l’ho detto prima! Io non mi fermo, vado di fretta, sono qui solo di passaggio! ──

Ancora più frastornato e fradicio di sudore continuò a saltellare mentre il suono di un ruscello che scorreva lì vicino gli sembrò una musica celestiale.

Si fermò a dissetarsi e fra sé e sé pensò:

── Quest’acqua è la più buona e rinfrescante che io abbia mai bevuto! ──

Nel frattempo la farfalla si divertiva a rincorrere fra i fiori qualche farfallina dai colori simili ai suoi.

── Forza Contentello! Seguimi! ──

── Ma si sta così bene qui! Per quale ragione dobbiamo spostarci di nuovo? ──

── Sei proprio incorreggibile! Non puoi avere una risposta per ogni domanda che ti passa per la testa! Goditi l’attimo e assapora l’imprevisto! Solo così sarai felice! ──

E così dicendo giunsero vicino ad un albero all’ombra del quale un boscaiolo si stava rifocillando.

── Salve! Se non mi sbaglio sei l’uomo che abita sulla collina! ── disse il boscaiolo.

── Si! Sono io! ── rispose Contentello, abbassando timidamente la testa.

── Vieni siediti! Ti offro un po' del mio pranzetto! ── e l’uomo tirò fuori dallo zaino due fette di pane che stringevano fra loro una succulenta frittata con la cipolla fresca.

Dopo aver diviso in due quella prelibatezza inaspettata iniziarono a mangiare insieme e a bere un gustoso vinello rosso che il boscaiolo tirò fuori dallo zaino come per incanto.

Nel frattempo anche la farfalla succhiava un nettare profumatissimo da alcuni fiori di bosco.

Contentello si sentiva ancora un po' a disagio nel dover mangiare senza il suo piatto preferito e senza le sue posate inox ma quando il boscaiolo si mise a cantare anche lui non si trattenne.

Nel bosco si levarono le loro voci che si intrecciavano con le note di un organetto che il boscaiolo portava con sé.

Ad un certo punto, mentre la musica incalzava sempre di più, Contentello ebbe quasi una folgorazione e si mise a saltellare intorno al boscaiolo.

Anche la farfalla, sorridendo alla vista di quello spettacolo divertente, non riuscì a trattenersi e si lanciò nel vortice di quella danza inaspettata.

Giunta, oramai, la sera, la farfalla e Contentello salutarono il boscaiolo e insieme si avviarono verso la collina per tornare a casa.

La luce rossastra del tramonto illuminava il loro cammino e sembrava ringraziare il sole per la bellissima giornata.

── Manca poco! ── disse la farfalla.

── Io ho visto un bel crepaccio su quella roccia e passerò lì la mia ultima notte, dopo aver chiuso le mie ali. ──

── Ma…vuoi dire che… ──

── Io vado di fretta, non mi fermo, sono qui solo di passaggio! Ma prima di salutarci devi promettermi di vivere con la stessa intensità di oggi ogni imprevisto, ogni novità e ogni attimo della tua vita! –

Contentello capì allora la differenza fra contentezza e felicità e dopo aver buttato un bacio alla farfalla riprese il cammino per tornare a casa.

Ancora oggi, passando da quelle parti ai primi chiarori dell’alba, e guardando verso la collina, si può osservare un uomo che esce di casa saltellando fra i fiori e ballando con le farfalle giù per la vallata.

GUIDO DEL PRINCIPIO