LA RECENSIONE DEL POETA E DIRETTORE DI
KOSMIKÓS FRANCESCO NIGRI

SUL LIBRO DI ALESSANDRA DELLA QUERCIA
“ACCAREZZANDO L’IGNOTO”

Ringrazio dal profondo del cuore l’eccellente poeta Francesco Nigri, Fondatore e Direttore del Blog artistico-letterario Kosmikós, per la magnifica, incisiva e coinvolgente recensione che ha dedicato al mio libro di poesie “Accarezzando l’ignoto”, classificatosi secondo nell’ambito del prestigioso Premio Internazionale d’Eccellenza “Città del Galateo - Antonio De Ferraris”, XI Edizione 2024 Milano.

Un’analisi accurata, certosina e vivamente sentita che ha scandagliato i più reconditi pertugi della mia essenza, cogliendo le più impercettibili sfumature e sottigliezze celate dietro ai miei versi. Con un fine acume e con uno sguardo attento e clinico ha intercettato i temi cruciali presenti nella silloge e lo ha fatto corredandoli di spiegazioni davvero interessanti ed esaurienti, che hanno impreziosito ancora di più il senso che intendevo veicolare.

La sua non è una semplice disamina delle mie poesie, bensì è un viaggio introspettivo, da cui emerge anche la sua ammirevole abilità nel percepire i tratti psicologici di chi scrive.

Con immensa gratitudine, condivido la sua meravigliosa recensione che vi consiglio caldamente di leggere perché fornisce molteplici spunti di riflessione e invita ad accarezzare e accogliere l’ignoto per uscirne più temprati, consapevoli e rinnovati.

Buona lettura!

https://www.kosmikos.info/alessandra-della-quercia-e-la-poesia-come-viaggio-nell-ignoto/

ALESSANDRA DELLA QUERCIA E LA POESIA COME VIAGGIO NELL’IGNOTO

La poesia è sempre una sfida. Una sfida al linguaggio che tende a semplificare, alle convenzioni che ingabbiano, al silenzio che opprime. Alessandra Della Quercia, nella sua silloge Accarezzando l’Ignoto (Hatria Edizioni), compie proprio questo atto di coraggio: si avventura oltre i confini rassicuranti delle convenzioni per scandagliare il dolore, la speranza, l’identità e infine la rinascita. La raccolta è un percorso che non si limita alla semplice introspezione, ma cerca di offrire al lettore una sorta di “manuale poetico” per resistere, comprendere e ritrovarsi.

Il titolo, Accarezzando l’Ignoto, è già un manifesto: l’ignoto non viene affrontato con paura o timore, ma con un gesto delicato, intimo, che richiama la carezza. La poesia diventa così non lo strumento per domare il mistero, ma per accoglierlo e avvicinarlo, trasformandolo in parte della propria vita.

Struttura della silloge: dal tormento alla rinascita

Il libro si articola in tre grandi sezioni – Il Tormento, La Consapevolezza, La Rinascita – che rappresentano altrettanti stadi di un cammino esistenziale. È una struttura che ricorda, per certi versi, il viaggio dantesco: si parte dall’oscurità di un dolore irrisolto, si attraversa un momento di riflessione e consapevolezza, e si approda infine a una prospettiva di luce e rigenerazione.

  • Il Tormento: qui i testi si muovono tra dolore, perdita, incomunicabilità e rabbia. È la sezione più cupa, dove emergono immagini di muri franati, pleniluni incantati, speranze odiate e amate al tempo stesso.
  • La Consapevolezza: la voce poetica si solleva dal dolore e comincia a riflettere sulla vita, sugli altri, sui rapporti, sull’identità. Il tono diventa più assertivo, quasi aforistico.
  • La Rinascita: l’ultima parte è una dichiarazione di forza e resistenza. L’io lirico si riconosce “granitico”, “mai doma”, capace di “ardire di Pegaso” e di trasformare la propria condizione in possibilità.

Questa progressione non è solo narrativa, ma profondamente poetica: il lettore viene condotto in un itinerario di trasformazione, che va dal dolore personale alla consapevolezza universale, fino alla speranza di rinascere.

Il tormento: ferite e speranze tradite

Nella prima sezione emergono i testi più dolorosi e intensi. Lunga vita alla speranza è una delle poesie chiave: qui la speranza viene definita “inganno”, “illusione”, forza che costringe a credere pur sapendo che spesso la realtà delude. Eppure, la voce poetica riconosce che senza speranza non si potrebbe vivere. È una poesia che racchiude il paradosso dell’umano: odiare e amare la speranza nello stesso tempo.

In Plenilunio incantato il paesaggio lunare diventa lo scenario di un dolore nascosto, di un appiglio che manca, di mura franate. La luna, simbolo di incanto e mistero, si carica qui di un’ambivalenza: bellezza e tormento insieme.

Il dolore, in queste prime poesie, non è mai sterile. È un dolore che genera immagini, metafore, riflessioni. È, in fondo, un dolore creativo.

La consapevolezza: vento, dubbi e verità

La seconda sezione rappresenta un momento di passaggio. Il tormento non è ancora superato, ma viene rielaborato con nuove chiavi interpretative.

In Io sono il vento troviamo uno dei testi più emblematici della raccolta: il vento come metafora di libertà indomabile. Nessuno può imporre, obbligare, gestire: “Gestirmi non puoi. / Io sono il vento / e il vento non si può dominare o placare / mai.” È un atto di resistenza poetica e umana, un grido di libertà che si colloca tra le più forti dichiarazioni dell’intera silloge.

Un altro testo significativo è Il privilegio del dubbio, dove l’autrice invita a diffidare degli opportunisti, dei falsi amici, delle parole troppo edulcorate. Il dubbio diventa qui strumento di difesa, ma anche di lucidità: è nel dubbio che si riconosce l’autenticità.

In La verità dell’essere emerge invece una critica sociale: l’omologazione, il conformismo, il lasciarsi dominare da un “gregge ignorante e gretto” porta all’annullamento dell’individuo. L’unica salvezza è la ricerca della “verità dell’essere”.

La consapevolezza, in questa sezione, non è serena: è combattuta, spesso rabbiosa, ma rappresenta un passo fondamentale verso la rinascita.

La rinascita: resilienza e resistenza

La terza parte è quella più luminosa, pur mantenendo il tono appassionato e ribelle dell’autrice.

In Granitica troviamo un vero e proprio inno alla resistenza: “Potrei scoppiare / ma resisto. / Il dolore mi devasta / ma continuo e tengo botta. / Di arrendermi non esiste.” Qui la parola poetica diventa scudo e spada: non solo espressione, ma arma di sopravvivenza.

L’ardire di Pegaso è invece una celebrazione dell’immaginazione e della diversità: chi non si accontenta della “pelle normale” ha bisogno di ali per elevarsi. È la dichiarazione di chi rifiuta le convenzioni e sceglie di volare più in alto, anche a costo di essere giudicato o escluso.

Un’altra poesia di grande impatto è Malerba, dove l’io poetico si definisce sin dall’inizio “erba cattiva”, difficile da estirpare, ruvida, scomoda. Ma proprio in questa scomodità risiede la sua forza vitale: “Malerba… cresce e si spezza / e poi ricresce ancora.” Una metafora di resilienza e di tenacia, che trasforma la negatività in valore.

Temi dominanti e simboli ricorrenti

La silloge è ricca di simboli che ritornano con costanza:

  • La natura: luna, sole, vento, arcobaleno, neve, fiori. La natura non è solo scenario, ma voce interiore, specchio dell’anima.
  • Gli elementi: aria, acqua, fuoco. Sono elementi che incarnano stati d’animo (il vento-libertà, l’acqua-profondità, il fuoco-passione).
  • Il contrasto: luce e oscurità, speranza e disillusione, libertà e convenzione. La poesia vive di polarità che si scontrano e si completano.
  • Il corpo e l’anima: molte poesie esprimono un rapporto complesso tra corpo ferito e anima resistente.

Il lessico è semplice ma incisivo: Alessandra Della Quercia non cerca artifici retorici complessi, ma punta a colpire direttamente con immagini immediate e potenti.

Stile e voce poetica

Lo stile è caratterizzato da:

  • Versi brevi, liberi, che ricordano quasi appunti lirici, riflessioni immediate.
  • Finali ad effetto, che lasciano una traccia nella memoria.
  • Alternanza tra lirismo e dichiarazione: alcune poesie sono intime e metaforiche, altre sono vere e proprie dichiarazioni programmatiche.
  • Tono ribelle e affermativo, che richiama in certi momenti la poesia civile o esistenzialista.

Questa voce poetica si colloca in un punto particolare: non è poesia ermetica, non è pura lirica tradizionale, ma nemmeno semplice poesia motivazionale. È un ibrido: una poesia che vuole emozionare ma anche guidare, sostenere, incoraggiare.

Il valore di Accarezzando l’Ignoto

Il libro ha un valore duplice:

  1. Letterario: si colloca nella tradizione di una poesia esistenziale e intimista che ha radici nel Novecento, ma con un linguaggio contemporaneo e accessibile.
  2. Umano e sociale: è un’opera che si rivolge al lettore come a un compagno di viaggio. L’autrice non si limita a raccontare sé stessa, ma offre spunti di riflessione universali.

In un’epoca in cui la poesia rischia di ridursi a esercizio estetico o a semplice aforisma da social, Accarezzando l’Ignoto restituisce dignità al verso come strumento di resistenza e di rinascita.

La carezza come gesto rivoluzionario

Alla fine della lettura, ciò che resta è proprio la forza del titolo: accarezzare l’ignoto. Non affrontarlo con paura, non respingerlo, ma avvicinarlo con delicatezza, trasformandolo in parte della propria vita. È un gesto rivoluzionario, perché implica fiducia, accettazione, amore per ciò che non si conosce.

Alessandra Della Quercia ci consegna un libro che non vuole essere soltanto un’opera da leggere, ma un compagno di vita. Una raccolta che invita a non arrendersi, a cercare sempre la verità dell’essere, a resistere anche quando il dolore sembra insopportabile.

È un libro che piacerà a chi ama la poesia diretta, sincera, capace di parlare senza filtri; ma anche a chi cerca, nella parola poetica, un sostegno per i momenti difficili, un incoraggiamento a non smettere mai di credere nella possibilità di rinascere.

E, in fondo, è questo il dono più grande della poesia: trasformare il dolore in luce, l’ignoto in possibilità, la carezza in resistenza.

(Francesco Nigri)

Per chi fosse interessato al libro può trovarlo nel seguente link:

http://www.hatria.info/index.php/libri/19-accarezzando-l-ignoto

Alessandra Della Quercia, (scrittrice, poetessa, web journalist, artista)