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MEMORIA E GRATITUDINE

Scritto da Nicola Dell'Arena il . - 1443 visualizzazioni

MEMORIA E GRATITUDINE

ALLE FONTI DELLA NOSTRA FEDE: DON AURELIO

Ho letto attentamente il ricordo di Mons. Aurelio Tracanna scritto da Santino Verna, fonte inesauribile di notizie storiche. Don Aurelio, così lo chiamavamo, è stato il mio parroco, colui che mi ha dato la prima comunione, colui che mi ha battezzato (ma non ne sono certo), professore di religione e assistente nell’Azione Cattolica. Praticamente ha preso tutto dalla mia nascita alla sua morte, alla quale, purtroppo, non ho potuto partecipare ai funerali perché ero a  Roma, fresco studente di ingegneria.

Don Aurelio era schivo e riservato, umile e forte nello stesso tempo, innamorato della Chiesa e del suo lavoro. Per andare a S. Nicola, invece di attraversare il corso più corto e veloce, passava per via Ferrante e Santa Chiara ed entrava dalla porta secondaria. Era  buono e severo quando serviva. Ti riceveva sempre con il sorriso. Non l’ho mai visto spazientito o arrabbiato.

Le sue omelie erano semplici, concise ed esaurienti, alla portata dei parrocchiani, tutte improntate sulla spiegazione del Vangelo e della Bibbia con poche divagazioni personali.

Ed adesso alcuni ricordi. Anno 1952, 2 giugno prima comunione a San Nicola e poi cresima a Santa Maria con il Vescovo Amilcare Battistelli. Avevo 6 anni ed insieme a mia sorella Lina, più grande di me, per risparmiare sulle spese, visto che in quei tempi tanti soldi non c’erano. Durante la processione dal fonte battesimale all’altare una signora mi urtò, la chiesa era stracolma, e la cera della candela rovinò la cravatta facendo arrabbiare mia madre anche se per la giornata di festa non mi rimproverò. Fu una giornata fredda e la mattina una abbondante pioggia ma poi uscì un tiepido sole.

 Nel mese di si giugno svolgeva la processione del Corpus Domine alla quale partecipavano tutti i gruppi parrocchiali. Era la processione più bella, più partecipata e più emotiva. Era usanza che alla processione partecipassero tutti i nuovi cresimati. I maschi venivano vestiti come degli angeli, suor Caterina e suor Vincenza delle suore di Ricciconti ci preparavano nelle sale dell’asilo di Santa Chiara. Le donne portavano il vestito bianco della prima comunione.

La processione si fermava sulla piazza del comune dove il vescovo e il sindaco facevano un breve discorso. La processione diventava un punto di incontro tra le massime autorità civili e religiose di Atri. Quella del 56 fu carica di tensione. Emilio Mattucci era appena stato eletto sindaco e tutto il pomeriggio si parlava con timore di cosa potesse succedere tra Mattucci e Battistelli. Ed invece il Vescovo venne come il ramoscello d’ulivo e tutti tornammo a casa più felici e gioiosi. Una nuova era iniziò per Atri.

Tra il 52 e il 53 fu organizzato l’Azione Cattolica a San Nicola più popolare, tutti figli di artigiani, e a Santa Maria più di aristocratica. Da noi nel piano inferiore c’erano gli uomini, con tutti i giochi di società, e nel piano superiore le donne.  Don Aurelio affidò l'incarico di collegamento tra lui e noi e di tenere l'ordine a Carmine Mattucci (mnecc), più anziano, calmo e posato di tutti e persona di cui fidarsi. Quasi tutti i ragazzi frequentavamo l'Azione Cattolica, la quota la pagava Don Aurelio, la selezione la faceva sempre Don Aurelio anche se erano i genitori a proibire i figli di venire. Mi ricordo la severità con cui trattò i fratelli Riti, tutti e due violenti e sempre pronti alla rissa, a non mettere più piede nei locali.

Tra il 54 e il 55 ci fu una gara sulla conoscenza della religione e alla fine dell’anno ci fu l’esame finale. Venne Don Giuseppe Di Filippo e fummo interrogati, non ricordo in quanti e i soli che ricordo sono: io, Gianni Zucchetti, Franco Riti, Ferruccio Catelli. Ci fu consegnata una pergamena che lo stesso Don Aurelio ci tenette a darci  in una apposita riunione.  Don Aurelio ci disse che era il premio per essere stati classificati tra i primi, non so se a livello provinciale, regionale o nazionale. Il mio pensiero non può che essere caro, affettuoso e riconoscente per un parroco che ha dato tanto alla Chiesa e ai parrocchiani. Grazie Don Aurelio per quello che mi hai dato e per quello che hai dato alla nostra fanciullezza.

Nicola Dell’Arena

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