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LA FESTA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA IN ATRI

Scritto da Santino Verna il . - 2763 visualizzazioni

LA FESTA DI SANT’ANTONIO DI PADOVA IN ATRI

Terza festa agiografica per importanza in Atri, dopo S. Rita e S. Reparata, quella di S. Antonio di Padova, il 13 giugno. Il culto fu portato dai figli di S. Francesco, presenti nella città dei calanchi dalla prima metà del XIII secolo. L’eco del Santo Poverello si era sentito, tra il 1215 e il 1216, quando venne a Penne per pacificare alcune fazioni. La partecipazione al Concilio Lateranense IV, comportò la venuta dell’Ordine dei Minori in Abruzzo.

Grande enfasi ebbe la devozione antoniana nel XV sec., quando presso il convento intramurale di Atri fu istituita la confraternita di S. Antonio. Con la soppressione del 1809, il culto antoniano non si affievolì, continuando nella chiesa di S. Francesco, retta dal clero diocesano, con la presenza dei confratelli delle Stimmate.

Nel 1908 la festa di S. Antonio era particolarmente sentita in Atri, perché veniva organizzata la sfilata con premiazione, dei carri, con partenza dalla villa comunale e arrivo in Piazza del Popolo (od. Duchi d’Acquaviva), sfiorando la chiesa di S. Francesco. Questo lo sappiamo grazie al documento ritrovato dal Rag. Antonio Assogna, storico componente della sezione atriana dell’Archeoclub d’Italia e cultore delle tradizioni popolari del luogo. La scelta del percorso fu dettata dalle anguste vie intramurali. La via più larga era Corso Elio Adriano, poi sventrata, con infelici interventi urbanistici.

La sfilata con i carri addobbati, animata da canterini in costume locale, fu abbinata nel 1922 alla festa di S. Rita, celebrata con particolare enfasi dal 1901 quando Leone XIII concesse alla chiesa di S. Spirito, il breve dell’indulgenza, da lucrare, con le disposizioni stabilite dalla Chiesa, dalla sera del 21 maggio all’ultimo giorno dell’ottavario (29 maggio).

La festa di S. Antonio riprese vigore nel 1936, quando tornarono i figli di S. Francesco, con l’annuale processione per le vie di Atri. I frati commissionarono la nuova statua (artigianato altoatesino) con il Santo, nell’iconografia tradizionale, in abito conventuale. In Atri, diversamente da altri luoghi, al Santo non viene messa la stola durante i festeggiamenti. E’ il più importante segno esterno del sacerdozio.

Nel 1944 l’intercessione del Santo di Padova segnò la fine dell’ultimo conflitto mondiale e Atri in quel giorno esplose di gioia. Nei primi anni del dopoguerra la festa era assai partecipata, per la presenza degli sfollati, provenienti dai comuni vicini. C’era pure l’estrazione del quadro che comportava il pranzo nella casa del vincitore offerto ai deputati, momento di gioia perché la famiglia ospitante era stata visitata dal Santo che tutto il mondo ama.

Promossa dai frati, in particolare da P. Giuseppe Antonino, pugliese affiliato alla Provincia d’Abruzzo, prematuramente scomparso 25 anni fa, giugno era un mese poco adatto per i festeggiamenti antoniani, dati i lavori nei campi. Si tentò il trasferimento a luglio, ma l’iniziativa non fu ottima, perché la gente era già in vacanza o al mare.

Con la soppressione del convento di Atri, decretata dal capitolo provinciale ordinario del 1972 e avvenuta di fatto il 20 gennaio 1975, la chiesa passò alla Parrocchia di S. Maria nella Cattedrale e ne divenne la succursale. La festa di S. Antonio divenne soltanto religiosa, con la Tredicina, la chiesa profumata di gigli e la festa il 13 giugno, con la benedizione e la distribuzione del pane, sia nel formato grande che in quello piccolo. L’odore del pane completava quello dei fiori.

Nel clima della preparazione al Grande Giubileo del 2000 un timido risveglio segnò la festa di S. Antonio, con la veglia di preghiera presieduta da P. Domenico Paoletti, allora Ministro Provinciale dei Conventuali e ora Preside del Collegio “S. Bonaventura” di Roma, una delle case internazionali di formazioni dell’Ordine e i manifesti realizzati dal Rag. Antonio Assogna e dal Prof. Tommaso Antonelli con l’Estasi di S. Antonio, nell’altare del transetto destro di S. Francesco.

Nel 2004 all’altare di S. Antonio fu posta la statuetta della Madonna della Medaglia Miracolosa, devozione molto sentita ad Atri, grazie alle Figlie della Carità che ne organizzavano annualmente la celebrazione, il 27 novembre, nella Parrocchia di S. Nicola.

Il terremoto dell’Aquila (2009) ha comportato la chiusura di S. Francesco e quindi il trasferimento della festa di S. Antonio alla Basilica Concattedrale. Era avvenuto già nel 1993, quando la festa coincideva con quella del Corpus Domini. Solo la prima Messa fu celebrata in S. Francesco, poi i contenitori con il pane benedetto e profumato furono portati nel Duomo.

Nel 2013 le reliquie del Santo sono venute nella chiesa di S. Antonio in Pescara, con la piccola missione antoniana guidata da P. Luciano Marini, del Convento dell’Arcella di Padova. In quei cinque giorni pochi atriani sono giunti nella città dannunziana, a dispetto dei meno di 30 kilometri che separano Atri da Pescara. Eppure nella chiesa delle clarisse, molto frequentata, anche per via dell’adorazione eucaristica quotidiana, c’era il manifesto.

Speriamo di poter avere le reliquie di S. Antonio nella città di Atri, come recentemente abbiamo accolto l’urna con il corpo di S. Gabriele dell’Addolorata. E’ stata la terza volta in 60 anni, senza contare le tante visite dei confratelli di S. Gabriele alla Parrocchia eponima e all’intera cittadina.

L’occasione propizia potrebbe essere la riapertura di S. Francesco. O i 75 anni del miracolo che segnò la fine dell’ultima guerra mondiale in Atri. Forse pochi ricordano dal vivo l’episodio, ma molti l’hanno sentito raccontare sulle ginocchia dei nonni con tanta devozione al Santo dei miracoli.

SANTINO VERNA

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