II^ Parte – LA SUA ISPIRAZIONE DI FONDO
SAVERIO MATTUCCI: UNA CONCEZIONE ETICA DELLA POLITICA
II^ Parte – LA SUA ISPIRAZIONE DI FONDO: LA POLITICA INTESA COME SERVIZIO ALLA COMUNITA’
Rigore morale, onestà, umiltà, quella cristiana, passione, disinteresse, forte senso del dovere, della responsabilità, rispetto per la persona e per le istituzioni erano doti che gli sono state guida sicura nel suo operare, essendo doti, tra le altre, connaturate alla sua persona ed alla sua famiglia.
Esse, invero, trovavano alimento anche in una chiara concezione etica della politica che lo animava, della politica intesa come promozione del bene comune, come impegno al servizio della collettività, lontana da logiche affaristiche, corporative, di parte; la politica che ha come fine prioritario del suo agire il servizio per gli altri. Una concezione della politica che si ricava, oltre che dai suoi comportamenti, da alcune relazioni che ho avuto modo di leggere e che ritengo opportuno richiamare in alcuni passaggi significativi, e che non ha perduto nulla della sua validità ed attualità . Istruttiva, in questa prospettiva, è in particolare la relazione che egli fece, nel maggio del 1969, in occasione delle dimissioni da Segretario della Sezione di Atri della Democrazia Cristiana, incarico tenuto per dieci anni, tra non poche angustie, amarezze, incomprensioni, come afferma senza mezzi termini.
Nel dichiarare irrevocabile la sua decisione di lasciare l’incarico, egli, tra l’altro, richiama alcune direttive su cui si era mosso, utili anche per il futuro. Non accetterò il rinnovo dell’incarico – egli scrive – “ perché, oltre tutto, è bene, anzi è necessario che altri assumano le responsabilità, precisi impegni per l’avvenire, onde evitare la fossilizzazione e restare sterili ed immobili a guardare l’evolversi di situazioni che possono addirittura capovolgere uomini e cose. Non è più tempo di restare inerti a guardare ed ascoltare, è il momento dell’azione per avere visioni unitarie…. Oggi più che mai è necessario avere uomini disposti a dare tutta la loro passione e dedizione al partito, senza opportunismi, senza egoismi, ma compiendo il servizio a cui si è chiamati con lealtà e dedizione”. Ed aggiunge: “ Dobbiamo servire il partito e la cosa pubblica alla quale siamo preposti, affrontando i problemi che ci vengono posti con umiltà di intenti e con onestà, al solo scopo di bene operare per l’affermazione della nostra ideologia, che si abbevera alle fonti perenni ed inesauribili del Vangelo, per il trionfo di una vera autentica giustizia fra tutti i cittadini, per l’amore e direi per la carità che deve informare ogni nostro atto sul piano politico ed amministrativo”.
Egli sprona a trovare alleanze con uomini di altri partiti democratici “ che siano spinti da visioni che vanno al di sopra di beghe ed interessi egoistici”, che facciano prevalere gli interessi generali sugli interessi di parte. E porta l’esempio dell’Ente ospedaliero da lui presieduto, dove si era realizzata una proficua collaborazione tra esponenti di diversi partiti animati da “ omogeneità di intenti e di volere”. Nell’auspicare una maggiore partecipazione dei cittadini alle vicende della cosa pubblica, egli si rivolge ai dirigenti della D.C. perché facciano delle scelte precise in vista delle competizioni elettorali, trovando anche uomini della società civile, anche fuori dalle oligarchie di partiti. “ Non è più possibile presentarsi con la ricerca di uomini con la tessera in regola, ma occorre avere, anzi trovare uomini i quali, pur non essendo tesserati, abbiano la capacità, la volontà, la dirittura e il profondo attaccamento alla propria terra, oltre che, si intende, quell’afflato umano e quell’impronta che li rendano degni di partecipare al governo della cosa pubblica…….. Se vogliamo che la nostra Atri faccia i passi necessari per uscire in avvenire da immobilismi negletti, che potrebbero segnare la sua decadenza dopo gli anni della rinascita e direi del risorgimento in tutti i campi, se non vogliamo fare della nostra cittadina una qualsiasi entità geografica amorfa e priva di ogni palpitante realtà, è necessario che la D.C. si assuma precise responsabilità di fronte all’opinione pubblica e far sì che i cittadini migliori, i benpensanti a qualsiasi categoria sociale appartengano, si stringano attorno a noi per poter amministrare la cosa pubblica atriana a tutti i livelli nell’interesse superiore della Città, per il progresso e per l’avvenire dei nostri figli”. E non manca di fare un esame di coscienza e di fornire linee di azione di ampio respiro per il futuro, espressioni del suo modo di sentire e vivere in spirito di servizio la esperienza politica ed amministrativa in un momento particolare della nostra storia, dopo le vicende del 1968. “ Ciascuno di noi: segua le tradizioni, creda nei valori della nostra gente, renda servizio fecondo al partito ed alla Città, riconfermi l’impegno per continuare a lavorare, sia degno all’altezza dei tempi e delle situazioni che si presentano, rompa certe cristallizzazioni, si adegui alle nuove realtà, incida con iniziative ed attività nel volgere degli anni che verranno, ma faccia sentire più di tutto gli intenti cristiani ai quali ci riferiamo e che ci distinguono da tutti gli altri”. Un modo serio e responsabile per risolvere i problemi posti dalla trasformazione della nostra società. “ Con senso di profonda apertura verso il mondo dei giovani che devono essere gli interpreti e i protagonisti della vita di domani; verso il mondo del lavoro in termini non solo di garanzia di piena occupazione e garanzia nella retribuzione, ma anche di partecipazione nelle scelte fondamentali che garantiscono questi obiettivi; verso il mondo della cultura, sollecitandolo a dare apporti costruttivi per la rinascita economica e civile della nostra comunità sociale”.
Ho voluto soffermarmi su un aspetto che ritengo fondamentale per conoscere e comprendere appieno la personalità di Saverio, l’attività da lui svolta, l’’impegno civico dimostrato, la fede professata, i valori di libertà, di giustizia, di solidarietà, di eguaglianza cui si ispirò e che sono poi i valori consacrati nella Costituzione repubblicana, più attuali che mai. Mi sembra si possa dire che Saverio Mattucci abbia dato concreta e coerente testimonianza di vivere ciò che professava: fedele alla Repubblica ed alla Costituzione, esercitando le pubbliche funzioni con disciplina ed onore, fedele alla concezione che l’aveva animato. Una concezione della politica che ha come fine prioritario non il potere, ma , come detto, il servizio. Una concezione della politica che, sulle orme del Concilio Vaticano II), Paolo VI qualifica come “una maniera esigente – ma non la sola –di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri” e che Papa Francesco ricorda essere” una delle forme più alte della carità”. Una concezione di viva ed immutata attualità oggi, in questo periodo di grave crisi che la politica attraversa, per molteplici ragioni che, sia detto per inciso, prima di essere di ordine economico, sociale, culturale, strutturale, è crisi morale. Sta ad ogni persona, credente e non credente, ad ogni gruppo, ad ogni movimento, riscoprirla, renderla effettiva e realizzare, per quanto è possibile e consentito, quello che è il suo fine primario: il bene comune.
Come aveva fatto appunto Saverio Mattucci.
Nicola Occhiocupo
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