DALLO SPACCHETTAMENTO
DOPO REFERENDUM \ OPINIONI
DALLO SPACCHETTAMENTO DEL QUESITO ALLO SPACCHETTAMENTO DELLA RIFORMA
Che botta ragazzi! Che botta ragazzi! Ha vinto l’accozzaglia di gente ignorante con il 60% e hanno perso i favolosi e meravigliosi ragazzi di Renzi e i poteri forti con il 40%.
Già dal mese di aprile i radicali per votare si alla riforma hanno chiesto di effettuare lo spacchettamento del quesito. Non l’hanno ottenuto e alla fine hanno annunciato il loro si ma senza entusiasmo.
Cosa è lo spacchettamento? Praticamente lo spacchettamento consiste nel suddividere il quesito del referendum in diversi quesiti omogenei. Non so se le leggi prevedano che si possa farlo. Nel referendum del 2005, sullo stesso argomento della riforma costituzionale, non fu fatto e votammo su un solo quesito.
Durante la campagna elettorale in molti, anche quelli che votarono contro, hanno ammesso che quella riforma era molto più equilibrata, coerente e valida di quella di oggi. Pure quella prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari con risparmi sulla spesa già dal 2006. Ma il buon Prodi si arrabbiò e la riforma non passò per un leggero scarto di voti.
E’ sempre la stessa musica, è sempre la stessa storia. Le cose fatte dal PD sono meravigliose, intoccabili e guai a dire di no. Quelle fatte dagli altri schifose e da buttare, tranne dire dopo qualche anno che il loro giudizio era sbagliato.
Sono stati fatti dei sondaggi proponendo otto quesiti al posto dell’unico quesito referendario falso, bugiardo ed ambiguo. Su 8 quesiti 6 sarebbero stati approvati con il 90% dei consensi e 2 sarebbero stati bocciati. I 2 bocciati riguardano: il Senato e la revisione delle competenze tra Stato e Regioni.
Dopo questa sonora bocciatura, come bisogna agire? C’è una frase inglese che ci aiuta “step to step” passo dopo passo. Bisogna ripartire dai quesiti che sarebbero stati approvati con il 90% e metterne in programma non più di 3. Abbiamo visto e constatato che con molte variazioni le riforme non passano, c’è sempre un punto che fa arenare la situazione, che fa impantanare il cammino. Con un anno di tempo, e se esiste la volontà dei partiti, si possono fare e alle prossime elezioni politiche confermarle con un nuovo referendum.
Bisogna effettuare lo spacchettamento della riforma.
Tra i primi punti io metto: 1) eliminazione del CNEL, anche se amministrativamente è già stato eliminato; 2) eliminazione vera delle province; 3) riduzione del numero dei deputati e senatori. Nella prossima legislatura, con Senato e Camera rinnovati e con cinque anni di tempo, pensare al Senato e alle Regioni. Mi ripeto per me il Senato deve essere eliminato e le Regioni ridotte di numero. Dico che la proposta del PD sulla ristrutturazione delle Regioni, che circola in parlamento, mi spaventa. Naturalmente le due riforme non devono essere fatte simultaneamente, altrimenti c’è il rischio che siano bocciate, prima quella delle Regioni e a bocce ferme quella del Senato.
In queste ore tutti ad enfatizzare l’affluenza alle urne. Per me, invece il 68% sul tema della riforma costituzionale è bassa.
Ultima quisquiglia: è meglio che i poteri forti e i catastrofisti di professione, da oggi in poi, stiano zitti perché la gente l’ascolta più.
Nicola Dell’Arena
Abbiamo 5185 ospiti e nessun utente online
