Pubblicato Sabato, 29 Novembre 2014
Scritto da Santino Verna

L'EPISCOPIO E I PASTORI DELLA DIOCESI

IL PALAZZO VESCOVILE DI ATRI

Il medievista Paolo Cammarosano ribadiva che lo status di città coincide con quello di sede vescovile. Atri divenne comune con facoltà di eleggere il podestà (purchè guelfo) e promulgare statuti nel 1251 e contemporaneamente divenne, per volere di Innocenzo IV, diocesi, anche se ebbe sempre il Vescovo in condominio con Penne, e per un periodo anche con Città S.Angelo. La ripartizione della presenza del Pastore della Chiesa locale era quadrimestrale, e quando Città S.Angelo perse la residenza del Vescovo, semestrale, metà dell’anno a Penne, metà dell’anno ad Atri.

Un periodo difficile, a causa del dissidio tra Città S.Angelo e Penne (simbolicamente presente ancora oggi, a livello calcistico, con l’accensione della bandiera del Penne da parte dei tifosi della Renato Curi-Angolana), fu quello della prima metà del XIV sec. con l’episcopato di Nicola Tommasi, addirittura confuso con il Beato Nicola. La perdita del quadrimestre del Vescovo fu compensata, nel 1353, dal titolo di Collegiata, con il Capitolo esistente fino al 1867. I civitaresi (demotico con cui vengono chiamati gli abitanti di Città S.Angelo da diversi atriani) non si rassegnarono mai al declassamento e continuano ancora a chiamare la Collegiata con il nome di Cattedrale. Recentemente in presbiterio è stata eretta la cattedra dove siede l’Arcivescovo di Pescara-Penne quando celebra. Neanche gli atriani si sono rassegnati al titolo di Concattedrale e pertanto chiamano il Duomo semplicemente S. Maria o la Cattedrale, neppure Basilica, dignità conferita dal Beato Paolo VI nel 1964.

Il palazzo vescovile, dirimpetto al fianco Sud della Cattedrale, fu eretto nella seconda metà del XVI sec. dal Vescovo Paolo Odescalchi, proveniente da una facoltosa famiglia di Como. Si trasferì a Roma, dove concluse i suoi giorni. Per questo il suo stemma sormonta il portone d’ingresso. A destra della fabbrica è l’ex-seminario, costruito per osservare il decreto del Concilio di Trento. Atri fu una delle prime diocesi ad istituire il seminario, anche se non è la prima in assoluto. Il primato è rivendicato da Larino, di cui è Vescovo l’atriano Mons. Gianfranco De Luca, città che ha avuto la stessa sorte della città degli Acquaviva, perché nel 1986 è stata fusa con Termoli. Ma la situazione era un po’ diversa perché le sedi erano unite “in persona Episcopi”, in altre parole, potevano essere smembrate alla vacanza del titolare, mentre Atri, prima con Penne e poi con Teramo aveva l’unione “aeque principaliter”, perfetta uguaglianza, per cui l’una seguiva le sorti dell’altra.

L’Episcopio era unito al complesso monumentale del Duomo dall’Arco di Monsignore che rafforzava la statica tra i due edifici e offriva una barriera ai venti freddi. Serviva al Vescovo per arrivare in Cattedrale dall’interno quando c’erano intemperie o possibilità di attentati. Il Vescovo era prelevato con tanto di corteo ogni volta che dal suo palazzo andava in Duomo e aveva la scorta dei chierichetti. Gli ultimi furono Peppino Antonelli, maestro scultore e memoria storica di Atri, Simone Claudiani e Andrea Giani. L’ultimo Vescovo a varcare l’Arco fu Mons. Carlo Pensa, peraltro l’ultimo Pastore di Penne e Atri (Mons. Gilla Vincenzo Gremigni fu Amministratore e primo Vescovo di Atri unita a Teramo). L’Arco fu abbattuto nel 1935 per rendere più pratica la viabilità. Finì anche il divertimento da “Amarcord” o “Amici miei” dei ragazzi che pungevano i passanti con gli aghi, perché la strada si faceva stretta.

Sul portone d’ingresso è lo stemma del Vescovo diocesano. Tutti ricordiamo i motti dei Pastori diocesani che abbiamo conosciuto o con il quale abbiamo vissuto importanti momenti della vita cristiana, perché la funzione più comune per la gente di un Vescovo è la Cresima. Il motto riassume in qualche modo il programma del Vescovo o richiama in qualche modo il cognome. “In lumine stellae” erano le parole di Mons. Gremigni; “Ardens et lucens” del Servo di Dio Stanislao Amilcare Battistelli; “Respice stellam” di Padre Abele; Mons. Nuzzi aveva “In firmitate Petri”, mentre un motto lungo lo aveva Mons. D’Addario “Amoris officium, pascere dominicum gregem”. L’attuale Vescovo di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia ha “Adiutor gaudii vestri”.

Nei locali terranei dell’Episcopio vi sono esercizi commerciali. Ricordiamo la bottega dell’orafo Giovanni Antonelli, flautista della banda musicale di Atri. Era il miglior allievo di Antonio Di Jorio. Ma anche la tipografia o “stamperia” di Quinto Zanni. Dal 2007 sulla nicchia della facciata del palazzo vescovile è presente il busto dell’imperatore Publio Elio Adriano, originario di Atri, opera della sinergia tra Peppino Antonelli e Ugo Assogna. Concepito come biglietto da visita del turista che dalla villa comunale entra nel centro storico di Atri, l’inaugurazione rappresentò l’ultima apparizione pubblica dello scultore atriano che passò all’altra riva il 30 gennaio 2008.

Il Vescovo dal 1912 non risiede più per un lungo periodo dell’anno nel paese dei calanchi. E questo ha rafforzato il grande affetto degli atriani verso il Sommo Sacerdote della diocesi. Quando arriva il Vescovo è sempre festa e il giorno delle Cresime non coinvolge soltanto i cresimandi con le loro famiglie, gli amici e i parenti, ma tutta la comunità di Atri che si stringe attorno al proprio pastore e rinnova il sano orgoglio civico dello status di città.

SANTINO VERNA