Pubblicato Lunedì, 01 Settembre 2014
Scritto da Ireneo Janni

UN PREZIOSO CATALOGO PER RACCONTARE IL GENIO ARTISTICO DI DONATO BOSICA

UNA BOTTEGA D’ARTE E TRE GENERAZIONI: UN RICCO PATRIMONIO CULTURALE DA CONSEGNARE AL FUTURO

Percorrendo la via di S. Agostino e subito dopo l’abside della chiesa, molti tra i cittadini di Atri sanno, o hanno avvertito, della presenza di una antica attività artigianale, quella del ciabattino, una immagine quotidiana che ci riporta alla mente l’opera pittorica di Pasquale Celommi.

Pochi invece sanno, o hanno avvertito, della silenziosa e discreta presenza di un’altra attività artigianale, attigua a quella del ciabattino e non meno poetica, quella di un falegname, la cui presenza si può avvertire solo dai rumori inevitabili degli strumenti di lavoro, ovattati comunque dalla porta sempre chiusa.

Molti cittadini attenti e sensibili di Atri, non possono non ricordare la figura umana e professionale di Nicola Bosica, nato ad Atri nel1908, un uomo religiosissimo, di grande modestia e riservatezza, nel pieno rispetto del prossimo.         La sua intensa attività è stata tesa alla realizzazione, per notabili del luogo, di mobili in stile d’epoca, caratterizzati da una forte presenza di artistiche decorazioni, mediante la raffinata tecnica dell’intaglio e intarsio. Sono da ricordare tra le esperienze lavorative, l’attività svolta a Roma con Cesare Illuminati e la collaborazione in Atri con Giuseppe Verdecchia.

Il padre di Nicola, Donato Bosica, nato ad Atri nel 1865, maestro ebanista, insegnante presso la Scuola d’Arte Industriale “Umberto I”,  di Atri, è stato autore dei due più bei portoni di Atri: quello in via C. Cicada, palazzo Del Marro, e quello presso S. Nicola, di fronte al palazzo De Albentiis. Pochi possono conoscere e ricordare il ruolo importante che tale figura ha avuto nell’ambito della formazione professionale e artistica nella città di Atri.

Erede certo della sua cultura e professionalità, oltre al figlio Nicola, il nipote Donato Bosica, nato ad Atri nel 1945.

La prima formazione culturale di Donato avviene, infatti, nella Scuola Industriale di Atri, dove aveva insegnato il nonno, ma la fonte più importante della sua istruzione, sono i preziosi libri storici, architettonici, di decorazioni e tecniche costruttive, ereditati dal nonno e di cui è geloso custode.

Questi libri, che io ho avuto il piacere di consultare in via esclusiva, sono in particolare Gli ordini di Architettura civile di Barozzi da Vignola, il fondamentale testo di Andrea Palladio I cinque ordini di architettura e numerosi altri relativi alle tecniche decorative e costruttive, come gli ormai rari manuali Hoepli di Decorazione e Industrie artistiche di Alfredo Melani, della fine del XIX secolo, o il Vademecum dell’artista d’ornamenti di Augusto Garneri.

Tali testi, oltre ad essere ancora oggi una continua fonte di ispirazione, sono importanti riferimenti storici e stilistici, tracce di una tradizione di cui Donato si fa interprete e portatore, e che fa rivivere con le sue creazioni, non solo dal punto di vista formale, ma anche costruttivo, attraverso l’uso sapiente di tutte le tecniche antiche.

La formazione professionale inizia, invece, fin da giovanissimo, con il padre, dal quale apprende tutta la sua esperienza progettuale e tecnica, per poi proseguire, per motivi logistici, una lunga attività in fabbrica, ma la passione per l’intaglio e l’intarsio non l’ha mai abbandonata e nei momenti liberi si è dedicato con molto riserbo e dedizione alle sue opere.

Oggi lo vediamo, finalmente, libero professionista e proiettato nelle sue realizzazioni, che possiamo ammirare in questo catalogo.

Prima di parlare delle opere, vorrei sottolineare alcuni aspetti peculiari della personalità di Donato: la grande riservatezza che non è solo timidezza, ma un grande rispetto per gli altri, come lo era per il padre, la sua grande sensibilità e amore per l’arte che sono alla base delle sue creazioni.

Aspetti questi, della personalità di Donato, che non potevano essere da me ignorati, ma hanno costituito delle premesse per una collaborazione della quale spesso mi sono avvalso per la realizzazione di diversi progetti.

E’ importante notare la continuità stilistica, che si evince quale comune denominatore, nelle opere dei tre Bosica;  un aspetto caratterizzante tale da far capire l’importanza di quest’antica storica bottega artigiana, quale patrimonio della cultura artistica della nostra città di Atri.

Vista la ricchezza delle opere presenti nel catalogo, necessita una corretta lettura per tipologie, tecniche e tematiche, per capire il linguaggio creativo e la qualità estetica di questa attività artistico- artigianale.

Le tipologie predilette delle opere di Donato, nelle quali riversa tutta la sua passione, sono i tavolinetti intarsiati, le scacchiere, le colonnine, le cornici intagliate e quadri intarsiati, oltre a piccoli oggetti quali scrigni e cofanetti, in cui gioca protagonista una mini architettura, realizzata con uno stile molto personale, sia sul piano strutturale che decorativo, ma con evidenti segni di qualificanti caratteri stilistici di riferimento. Lo stesso dicasi per gli elementi architettonici di arredo.

La vasta produzione di Donato è caratterizzate da un’estetica molto personale: egli è capace non solo di creare mobili in stile d’epoca, quali scrivanie, sedie, tavoli, armadi, comodini, secretaire, e altro, grazie al suo grande bagaglio di conoscenze storico-tecniche, ma anche di interpretare in modo personale la tradizione.

L’intaglio e l’intarsio sono le tecniche preferite per le sue creazioni.

Il primo è usato su pregiati legni duri, come noce nostrana, mogano, etc. per la realizzazione degli elementi strutturali e decorativi, modanature, lesene, cornici e capitelli.

Il secondo è usato a completamento delle superfici libere, mediante complesse decorazioni di legni colorati, pregiatissimi e rari, come l’ebano rosa, palissandro, acero, ulivo,sequoia, radica di noce, piuma di mogano, radica di mirto e di frassino e tanti altri.

L’estetica delle decorazioni, nelle opere di Donato, sembra esprimere un senso di horror vacui  espressione della critica, che in periodi particolari della storia dell’Arte, vuole indicare un atteggiamento, in cui la decorazione diventa imperante, dominando ogni spazio vuoto di una composizione.

La composizione, infatti, nelle sue opere è sempre gestita a ritmi di rigorosi  equilibri simmetrici, formali e cromatici, dove l’intarsio diventa protagonista, come un mosaico di pregiatissimi legni, inseguendo comunque come fine ultimo, una grande armonia estetica.

Altro aspetto importante della personalità di Donato, che vorrei rilevare, avendolo visto all’opera, è la sua velocità: agile come una gazzella salta da uno strumento all’altro, predisponendo con estrema sicurezza e senza ripensamenti gli elementi strutturali delle sue composizioni.

Diversamente, nel momento in cui si accinge alla realizzazione delle decorazioni con le tecniche dell’intaglio e soprattutto dell’intarsio, lo si vede calmo, ieratico, con la pazienza e concentrazione di un monaco certosino, predisponendo anche qui, con estrema sicurezza e senza ripensamenti, gli elementi decorativi delle sue opere.

Questa presentazione è stata per me una occasione per un approfondimento del rapporto tra arte e artigianato.

L’arte è definita dalla Treccani come “espressione originale di un artista”, infatti, spesso l’arte rappresenta ciò che è bello e gradevole, non necessariamente utile. L’arte si ammira e si osserva, non si usa. L’arte è estro creativo e ispirazione, così nasce la pittura, la scultura, l’architettura e anche la musica e la poesia. Ed è certo, anche in questi campi è necessario il perfezionamento di una tecnica creativa.

L’artigianato, rientra nella sfera del fare, del creare, del produrre, è alla base di ogni attività manuale e materiale dell’uomo.

L’artista e l’artigiano, sono intimamente collegati, tale da costituire un legame molto antico. Nel Rinascimento, uno dei momenti di massimo splendore della nostra civiltà, esso era talmente stretto che le due figure erano quasi sovrapponibili, soprattutto all’interno di quel luogo magico che era “la bottega”, d’arte o artigiana.

Unico comune denominatore era la “capacità tecnica”, non a caso in greco antico la parola per indicare arte, mestiere, opera, è la medesima, ovvero τεχνη (tèchne), da cui la nostra “tecnica”;  analogamente in latino ars indica l’abilità.

Le tre generazioni che vediamo rappresentate in questo catalogo, costituiscono un esempio mirabile di quest’opera di comunicazione e trasmissione, un’opera che, se non adeguatamente valorizzata, rischia di arenarsi nel disinteresse di un presente dominato da una sovrabbondanza di sollecitazioni, da un’ansia di comunicare, spesso non supportata da messaggi consistenti da veicolare.

Rivalutare l’artigianato, e le attività manuali più in generale, rappresenta la difesa della nostra memoria storica e del nostro patrimonio culturale.

A conclusione di questa presentazione, vorrei sottolineare che, oltre alla stima e all’amicizia che mi lega a Donato, il mio impegno è doveroso soprattutto per riconoscere e affermare i talenti che, diversamente, spesso sfuggono all’attenzione della collettività, e un invito quindi, al riconoscimento di questa antica bottega d’arte, quale patrimonio di una cultura storica che ha contraddistinto  la nostra Atri come una città d’Arte.

Ireneo Janni