Pubblicato Sabato, 28 Dicembre 2013
Scritto da Santino Verna


CHIESE E DEVOZIONI POPOLARI AD ATRI.


LA CATTEDRALE DI S. MARIA, IL CUORE RELIGIOSO DELLA CITTA’

 

La prima notizia che si ha della Basilica Cattedrale di Atri è dell’anno 958. La chiesa fu ricostruita nel XIII sec. e si conosce la consacrazione il 1° ottobre 1223. Quel giorno ogni anno viene celebrato come dedicazione della Concattedrale, anche se non è una data a cui gli atriani sono affezionati. La dedicazione rimane un ricordo liturgico, senza festa esterna, senza ricordi supplementari.

La facciata, a coronamento orizzontale, sostituì nel XVI sec. quella cuspidata. Questa e il fianco Sud hanno quattro portali, costruiti tra la fine del XIII e l’inizio del secolo successivo, da Rainaldo e Raimondo di Poggio. Sagrato della Cattedrale è Piazza Duomo, dove è presente la soluzione della “coesistenza”, come a Siena: una piazza per il potere religioso, un’altra per quello civile. A Perugia abbiamo invece la “coincidenza” con il Palazzo dei Priori vicino alla Cattedrale. A Pisa, invece, l’”insularità”: la Cattedrale è separata dal centro storico. Come sfida al monumento religioso, nel 1881 fu costruito difronte al Duomo il teatro comunale, il tempio del corpo dirimpetto a quello dello spirito.

A sinistra del corpo della chiesa si erge la torre campanaria (54 m), dalla cui sommità, con un binocolo della marina, si scorgono le alpi dinariche e le coste albanesi. La torre fu completata all’inizio del XVI sec. da Antonio da Lodi. Denomina un piccolo rione, “dietro la torre”. Le campane sono tornate all’attenzione in questi ultimi anni, ma sempre sono state nel cuore degli atriani, perché metonimia della religiosità e dell’affetto per le radici, da cui la dicitura “campanilismo”. I sacri bronzi hanno ispirato il poeta dialettale Antonino Anello che ha scritto la canzonetta “Atre nostre”, musicata dal m° Glauco Marcone.

L’interno, a 3 navate divise da 14 pilastri che sostengono archi a sesto acuto, è stato ripristinato il 20 dicembre 2008 dopo quasi 5 anni di impraticabilità per restauri. Il ripristino ha avuto un sapore mariano: sabato precedente la IVa domenica di Avvento, con il Vangelo che fa riferimento all’infanzia di Gesù. Negli antichi calendari liturgici questa domenica era l’Aspettazione del Parto, fissata al 18 dicembre, nel tentativo di restituire alla domenica il carattere cristocentrico. Nel rito ambrosiano, osservato in quasi tutta la diocesi di Milano e in altri luoghi di Lombardia, Piemonte e Svizzera con un piccolo inserto a Pescocostanzo, per via degli artigiani e degli artisti lombardi che vi lavorarono, la domenica che precede il Natale ha il titolo della Maternità di Maria (la liturgia romana la ricorda il 1° gennaio).

Nel presbiterio, rialzato, il ciclo pittorico di Andrea Delitio, eseguito nella seconda metà del XV sec. quando gli Acquaviva avevano riconquistato il potere, dopo Matteo di Capua. Il pittore marsicano si era formato tra le Marche e l’Umbria e aveva conosciuto la bottega degli Sparapane. Delitio ha rappresentato nei pannelli le storie della Madonna e nei lunettoni di S. Gioachino. Sulla volta quadripartita, i quattro evangelisti in dialogo con i quattro dottori della Chiesa d’Occidente, con l’aggiunta di S. Tommaso d’Aquino, non solo per la sua magnifica dottrina, ma per la sua infanzia trascorsa a Loreto Aprutino che con il paese dei calanchi condivideva la rivalità con Penne, per il predominio nel primo Abruzzo Ulteriore. Furono distrutti, purtroppo, due immagini dell’Assunta, cui la Concattedrale è dedicata: il pannello della Dormizione per l’installazione della cattedra lignea, di non grande valore artistico e il medaglione che sormontava l’altar maggiore, perché settecentesco.

Per il rinvenimento di un’absidiola nella navata sinistra fu demolito pure l’altare dell’Assunta con il simulacro vestito, portato nel transetto sinistro di S. Reparata ed esposto in Cattedrale nel mese di maggio come immagine convenzionale della Madonna e nella novena della principale festa mariana dell’estate. Da qualche anno, anche per la coincidenza con il triduo di S. Chiara, territorialmente nel piviere di S. Maria, dalla novena si è passati al triduo.

Di Paolo De Garvis (XVI sec.), oltre all’altare di S. Anna sulla controfacciata, è il fonte battesimale con il ciborio nella navata sinistra. Durante i penultimi grandi restauri (1954-64), l’Arcidiacono Mons. Aurelio Tracanna vi fece installare da Giuseppe Antonelli, coadiuvato dal cugino e collaboratore Andrea Marcone, la vaschetta romanica con i quattro leoncini simmetrici, forse un’acquasantiera che risente dello stile dei maestri della chiesa di S. Maria Maggiore a Lanciano.

Oltre alle feste mariane, in S. Maria si festeggia il 3 febbraio, S. Biagio, patrono minore di Atri, raffigurato dal Delitio in paramenti episcopali e con il pettine, strumento del martirio che lo consacrò patrono dei cardatori, assai diffusi in Abruzzo. Un dipinto su un pilastro suggerisce l’intercambiabilità con S. Nicola, perché presenta il Santo che per la cima dei capelli acciuffa un ragazzo che presenta un calice liturgico. Sarebbe un’interpretazione sacrale del fanciullo coppiere o il bambino della spina di pesce diventato adulto che offre uno strumento liturgico in segno di riconoscenza? E’ un problema come il Santo cefaloforo del Delitio che può essere sia David con Golia o Giuditta con Oloferne, dato il volto imberbe.

Il 3 febbraio, come in ogni altra chiesa officiata di Atri, durante la S. Messa avviene la benedizione della gola. La festa ha ispirato ancora una volta Antonino Anello, con la musica di Glauco Marcone e l’interpretazione di Quinto Paolini. Si chiama “Lu taralle de Sante Biasce” e ricorda la preparazione di questo dolce che il fidanzato offriva alla fidanzata, quasi un anticipo di S. Valentino, giunto con il consumismo e la globalizzazione delle tradizioni.

Nel 1964 il Venerabile Paolo VI ha dichiarato la Cattedrale di Atri, Basilica Minore. L’elevazione a questo titolo fu sottolineato dalla visita del Card. Fernando Cento, Penitenziere Maggiore, nello stesso anno e due anni dopo dalla presenza del Card. Ildebrando Antoniutti, Prefetto della Congregazione dei Religiosi, in occasione del Congresso Eucaristico Diocesano. Nel 1973 fu la volta del Card. Ugo Poletti, Vicario del Papa e allievo di Mons. Gilla Vincenzo Gremigni.

Ma la visita più importante fu quella del Beato Giovanni Paolo II, il 30 giugno 1985, l’unico Pontefice regnante entrato nella Cattedrale di Atri. Ci sarebbe stata all’inizio del XX sec. la visita dell’allora Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, Mons. Achille Damiano Ratti, futuro Pio XI, ma l’episodio è ancora da ricostruire nei dettagli.

Nella Cattedrale presta servizio la schola- cantorum “Giovanni D’Onofrio”, nata nel 1999 per volere dell’indimenticabile Arciprete a cui fu intitolato il coro il 26 gennaio 2001, subito dopo la morte. La schola prosegue la tradizione delle cappelle musicali e del coro “S. Francesco” sulla scia di Giuliano da Spira, Martini, Stella, Borroni, Veniero e tanti altri scolpiti nella storia dei Minori Conventuali.

SANTINO VERNA