UN GIOVANE ABRUZZESE PROCLAMATO SANTO

SAN NUNZIO: IL SANTO DEGLI OPERAI E DEGLI INFERMI

Papa Francesco, tra i sette Santi canonizzati durante il Sinodo dei giovani, ha inserito S. Nunzio Sulprizio, inserito ufficialmente nell’albo, in Piazza S. Pietro, domenica 14 ottobre 2018. Felice coincidenza, insieme al Pontefice della beatificazione di Nunzio, S. Paolo VI.

Nunzio era nato a Pescosansonesco, nel 1817, da Domenico e Rosa Luciani. Nacque il 13 aprile, IIa domenica di Pasqua, o “in albis”  e fu battezzato lo stesso giorno, secondo la consuetudine del tempo, dove il primo sacramento ricevuto entro le 24 ore dalla nascita, comportava la liberazione di un’anima dal Purgatorio. A tre anni, ricevette la Cresima, a Popoli, dove fu portato dai genitori, avendo saputo della visita pastorale del Vescovo di Sulmona. Un iter dell’iniziazione cristiana molto vicino a S. Bernadetta Soubirous, nata otto anni dopo la morte di Nunzio.

Rimasto orfano dei genitori in tenerissima età, fu accudito dalla nonna Anna Rosaria Del Rosso e a nove anni rimase nuovamente solo. Affidato ad uno zio burbero e violento, per l’apprendimento del mestiere di fabbro, cagionevole di salute, ebbe una terribile malattia ossea e fu ricoverato all’ospedale dell’Aquila.

Leggermente ristabilito, Nunzio tornò nell’officina dello zio, ma costretto a lavori superiori alle sue forze, ebbe una recidiva e questa volta, per interessamento di un altro zio, fratello del padre, fu mandato a Napoli, presso il Colonnello Felice Wochinger. Ricoverato all’Ospedale degli Incurabili, portava sollievo agli infermi, con l’esempio di purezza, pazienza e misericordia e ricordando l’amore a Gesu’ Eucarestia e a Maria Santissima.

Voleva diventare religioso, studiò i primi rudimenti di latino, e il Colonnello, per lui piu’ di un papà, gli presentò S. Gaetano Errico, fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesu’ e Maria. La congregazione ancora veniva approvata e il fondatore avrebbe voluto il giovane operaio di Pescosansonesco come prima vocazione della novella famiglia religiosa. Nunzio fu anche amico degli Alcantarini (ramo francescano, piu’ tardi coinvolto nell’unificazione con i Minori “simpliciter dicti”) e dei Carmelitani, due carismi ben presenti a Napoli e nel cuore dei napoletani.

Sorella morte colse Nunzio il 5 maggio 1836, e il corpo fu provvisoriamente collocato nella chiesa palatina di S. Barbara, nel Maschio Angioino, dove era stato ricoverato, per stare piu’ vicino al Colonnello. Il ritratto fu eseguito dal Maldarelli, legato alla cerchia di Costanzo Angelini, pittore di corte, originario di Amatrice, allora in provincia dell’Aquila. Traslato nella chiesa di S. Michele, le spoglie ebbero sistemazione definitiva, sempre a Napoli, nella chiesa di S. Domenico Soriano. Parte delle reliquie, giustamente, sono tornate nella natia Pescosansonesco. Il comune della provincia di Pescara, pur non avendo assunto la specificazione di Nunzio Sulprizio come ad es. Riese con il nome del suo figlio piu’ illustre, S. Pio X, Papa Sarto, nel cuore della gente è diventato, il paese del Beato Nunzio.

Il processo di beatificazione ebbe il suo iter, ma l’impegno decisivo si deve all’allora Vescovo di Penne-Pescara, Mons. Antonio Iannucci, poi Arcivescovo, perché all’inizio del 1963 fu firmato il decreto per il riconoscimento del titolo di Beato. La celebrazione, presieduta da S. Paolo VI, in S. Pietro, porta la data del primo dicembre 1963. Felice coincidenza, la canonizzazione di Nunzio, è avvenuta nel decennale della morte di Mons. Iannucci, e tra i concelebranti accanto al Papa, c’era l’Arcivescovo di Pescara-Penne, Mons. Tommaso Valentinetti.

Un bassorilievo con il mezzobusto di S. Nunzio fu subito scolpito nel coro della Cattedrale di S. Cetteo, accanto agli apostoli e ai Santi della Chiesa di Pescara-Penne, in primis il semisconosciuto Vescovo di Amiterno Cetteo, quindi S. Massimo, diacono protettore di Penne e dell’Aquila, S. Biagio, Vescovo e martire, compatrono dell’antica diocesi vestina e S. Gabriele dell’Addolorata, il cui cammino di perfezione evangelica ebbe l’apice proprio nella circoscrizione pennese, perché il ritiro dell’Immacolata dove è poi sorto il Santuario di S. Gabriele, solo dal 1950 appartiene alla diocesi di Teramo. A Penne, il giovane Francesco Possenti, ormai confratel Gabriele dell’Addolorata, ricevette gli Ordini Minori.

Tra le nuove parrocchie della città di Pescara, naturalmente sorse una comunità con il titolo del Beato Nunzio, conosciuta anche per il coro, diretto dal quasi conterraneo dell’operaio pescolano, il M° Gianni Golini, di Vittorito.

Alla beatificazione fu presente anche una nutrita rappresentanza di Atri, per volere dell’allora Parroco di S. Maria, Don Bruno Trubiani, e animatore dell’AC interparrocchiale. Fu una delle ultime pagine dell’AC diocesana, perché il Concilio Vaticano II, appena aperto, suscitò la fioritura di vari carismi.

E ora possiamo cantare il ritornello, con maggior ufficialità e fiduciosi nell’intercessione del novello Santo: “O Santo artigiano/ Santo della gioventu’/ Nunzio Sulprizio/ aiutaci tu”.

SANTINO VERNA